Il matrimonio del minore

Il matrimonio del minore

Io sono laureata in giurisprudenza e ho fatto la tesi triennale in diritto di famiglia, sul matrimonio del minore.

E’ un argomento poco noto. Alcuni pensano che ci si possa sposare solo dopo i 16 anni perchè si diventa minori emancipati, altri ritengono che sia il matrimonio a creare l’emancipazione, altri ancora che ci si possa sposare solo se si è già ottenuta l’emancipazione. Insomma, un bel minestrone.

Con l’articolo di oggi, voglio fare un po’ di chiarezza.

La disciplina prima del 1975

Prima del 1975, la legge prevedeva il raggiungimento della maggiore età a 21 anni e faceva coincidere con questa, l’età minima per contrarre liberamente matrimonio. Tuttavia, l’art. 84 c.c. prevedeva la possibilità anche per i minori di anni 21 di sposarsi: infatti, era possibile contrarre validamente matrimonio dopo il compimento dei 14 anni per la donna e 16 anni per l’uomo.
Il permesso dei genitori o del tutore era condizione necessaria e sufficiente per contrarre matrimonio prima del compimento della maggiore età.
Era inoltre possibile abbassare ulteriormente il limite minimo d’età a 12 anni per la donna e 14 anni per l’uomo, ma in questo caso non era più sufficiente il permesso dei genitori: era necessario che ricorressero gravi motivi e che fosse accordata una dispensa dal Capo dello Stato o dall’autorità a ciò preposta.

Il parametro di valutazione utilizzato, essenzialmente sotto l’influenza del codice di diritto canonico, per individuare l’età minima per contrarre matrimonio, era costituito fondamentalmente dall’idoneità sessuale dei soggetti, idoneità che, in linea di massima, la donna raggiunge prima dell’uomo. Se, tuttavia, si tiene presente che il matrimonio è un negozio giuridico e l’età fissata per porre in essere validamente qualunque altro tipo di negozio era 21 anni, risulta evidente che il parametro di riferimento per valutare l’idoneità dei soggetti ad assumersi l’impegno matrimoniale, era qualitativamente diverso rispetto a quello utilizzato per valutare l’idoneità dei soggetti a porre in essere tutti gli altri atti giuridicamente validi.
Questa palese incoerenza si saldò con il contesto storico dell’inizio degli anni Settanta, che vedeva una rivoluzione dei rapporti sociali ispirata al valore della parità tra uomo e donna e al tramonto della famiglia patriarcale, e con la nuova concezione della famiglia come società composta da persone consapevoli delle loro responsabilità, in grado di dare maggiore stabilità all’istituto del matrimonio, inteso come unione spirituale e materiale: tutti questi motivi portarono il legislatore alla decisione di inserire nella riforma del diritto di famiglia l’innalzamento dell’età matrimoniale.

La disciplina dopo il 1975

L’attuale normativa prevede che l’età minima per contrarre matrimonio coincida con la maggiore età per entrambi i coniugi, senza alcuna distinzione di sesso.
Tuttavia il divieto di contrarre matrimonio prima dei 18 anni non è inderogabile.
Il Tribunale per i Minorenni può autorizzare a contrarre matrimonio il minore che abbia compiuto i 16 anni.

L’autorizzazione del Tribunale sostituisce l’assenso dei genitori previsto nella disciplina previgente: l’ingerenza dell’autorità parentale viene eliminata in quanto il matrimonio è un atto personale degli sposi, che implica una loro assunzione di responsabilità e che deve prescindere dall’influenza della famiglia d’origine.
Per essere ammesso al matrimonio, il minore infradiciottenne deve dimostrare di fronte al Tribunale di avere una sufficiente maturità psico-fisica, fondate ragioni e gravi motivi per la sua richiesta; sulla scorta degli elementi raccolti, il giudice procede o meno all’autorizzazione delle nozze, decidendo con decreto emesso in Camera di Consiglio.

La maturità psico-fisica

Il legislatore, nella stesura della norma, non ha inserito nessuna indicazione, nessun parametro oggettivo a cui il giudice possa riferirsi nell’accertamento della maturità psico-fisica del minore che domanda l’autorizzazione al matrimonio. Di conseguenza, non esiste una definizione astratta e sicuramente corretta di questo requisito richiesto dalla legge, il quale resta inevitabilmente legato alla soggettiva interpretazione del giudice.

In generale, si ritiene che la maturità psico-fisica debba essere intesa come complessiva idoneità del soggetto ad intendere il significato del matrimonio nella sua complessità ed integralità e ad affrontare la vita coniugale con le relative responsabilità.

Questa interpretazione è coerente con i cambiamenti sociali intervenuti e con la nuova concezione del matrimonio, non più mera istituzione e comunità produttiva, ma comunità di affetti nella quale si sviluppa la personalità di ciascuno.
Ecco che, allora, elemento fondamentale di valutazione, in ordine alla capacità matrimoniale, diventa non più la maturità fisiologica bensì quella psicologica, intesa come idoneità a comprendere il significato e la portata dell’istituto matrimoniale, soprattutto in una società caratterizzata dalla mancanza di sicuri modelli di vita, e dove si è passati dalla famiglia patriarcale (nella quale alla immaturità e all’inesperienza dei giovanissimi coniugi sopperivano il sostegno e la maturità dei più anziani) alla famiglia nucleare (in cui si richiede invece una maggiore autonomia e sicurezza non soltanto psicologica ma anche economica).

La gravità dei motivi e la fondatezza delle ragioni addotte

Oltre all’accertamento della maturità psico-fisica, il giudice deve verificare la sussistenza di fondate ragioni e gravi motivi che spingono il minore a domandare l’autorizzazione alle nozze.
Anche per questi concetti manca totalmente una definizione legislativa: è ormai pacifico che la fondatezza delle ragioni si riferisca alla verificabilità in concreto delle motivazioni addotte dal minore alla sua richiesta di autorizzazione, cioè le ragioni devono essere fondate in quanto oggettivamente verificabili dal giudice.

Per quanto riguarda i gravi motivi, sono da riferire alle motivazioni che spingono i soggetti a richiedere l’autorizzazione a contrarre matrimonio prima della maggiore età e non alle ragioni relative alla decisione di sposarsi. In termini generali, occorre considerare grave il motivo ogni volta in cui, non autorizzando il matrimonio, si priva il minore di una positiva esperienza di vita o si frappongono ostacoli alla sua realizzazione personale.

Un nodo fondamentale da sciogliere in tema di gravi motivi, riguarda lo stato di gravidanza della minore da ammettere al matrimonio.
In generale, giurisprudenza e dottrina affrontano la questione da un punto di vista del tutto teorico, ignorando assolutamente i diritti del nascituro: il concetto di maturità psico-fisica e di gravi motivi diventano le uniche realtà su cui, per legge, il giudice deve costruire la propria decisione e non esiste un nascituro come soggetto di diritti: esiste solo il fatto della gravidanza da commisurare alle condizioni di maturità dell’interessata.
Volendo fare un commento critico, si potrebbe osservare che, alla resa dei conti, la minore richiedente non è l’unico soggetto minorenne da tutelare: c’è anche il nascituro, a cui è lo stesso ordinamento giuridico ad attribuire dei diritti, in altri ambiti, e al quale, forse, in questo frangente, si dovrebbe pensare maggiormente.

Il procedimento di autorizzazione

Il provvedimento dev’essere chiesto con ricorso a cura del diretto interessato.
Questa capacità riconosciuta al minore, pur legalmente incapace, chiarisce che il legislatore ha voluto garantire la diretta gestione da parte dell’interessato alle sue vicende matrimoniali, introducendo una fattispecie peculiare di capacità d’agire anticipata, per un singolo e specifico atto.

Competente a ricevere e a pronunciarsi sull’istanza del minore è il Tribunale per i Minorenni che deve sentire il Pubblico Ministero e i genitori (o il tutore) del richiedente. Questo parere che viene richiesto, non ricalca affatto la fattispecie dell’assenso, ma opera esclusivamente come indice indiretto per una migliore valutazione della maturità psico-fisica del minore o della fondatezza delle ragioni addotte a fondamento dell’istanza.
Il Tribunale si pronuncia con decreto motivato, che viene comunicato al PM, agli sposi e ai genitori e può essere impugnato nel termine perentorio di 10 giorni dalla comunicazione: il provvedimento acquisterà efficacia solo dopo che sia trascorso inutilmente il termine per l’impugnazione.

L’impugnazione

Il reclamo può essere proposto per qualunque motivo, formale o sostanziale, di legittimità o di merito.
Può essere fatta valere come motivo di reclamo anche la mancanza del parere che PM e genitori sono chiamati a dare.
La valutazione della Corte d’Appello dovrà riguardare, sia pure sulla base di indici ulteriori, eventualmente non prospettati in primo grado, la maturità psico-fisica del minore al rapporto matrimoniale e la fondatezza e la gravità dei motivi addotti a giustificazione dell’istanza.
La norma non specifica a chi competa il potere di proporre reclamo, ma la decorrenza del termine dalla comunicazione del decreto lascia intendere che il potere di reclamare competa a tutti i destinatari della comunicazione, cioè al PM, ai genitori (o al tutore) e agli sposi.

Ph. by Melinda Gimpel 

Matrimonio ecologico

Matrimonio ecologico ed ecosostenibile

Ieri era la giornata mondiale delle api.
Da qualche anno sono particolarmente sensibile a questa tematica e sono particolarmente affezionata a questo insettino. Che, paradossalmente, è l’unico di cui non ho la fobia.

Non so se dipenda dal fatto che è colorato e quindi la mia attenzione è catturata da quello. Oppure se giochi la sua intelligenza, la sua organizzazione e, soprattutto, che sia fondamentale per la sopravvivenza del pianeta. Comunque sia, il punto è che, se potessi, mi metterei un alveare sul balcone. Ma temo che i vicini avrebbero qualcosa da dire. Quindi mi accontento di avere i fiori e di affacciarmi ogni tanto per vedere se ci si posano sopra.

In generale devo dire che trovo le api molto rock: non sono addomesticabili, e già questo gioca a loro favore. Però allo stesso tempo possono tranquillamente vivere in simbiosi con gli apicoltori, come racconta molto bene il sito beeactive.it.
Questo significa, in soldoni, che vanno dritte per la loro strada. Hanno la loro organizzazione sociale, le loro preferenze di fiori, rispettano chi vive accanto a loro ed interagisce con loro, ma non permettono al primo che passa (l’uomo, in questo caso) di interferire su come vivere la loro vita. Sanno di avere un ruolo importante nell’ecosistema e mantengono il loro equilibrio, interno ed esterno.
Sì, confermo. Un’anima rock.

Questa mia preferenza per le api mi ha man mano portata ad abbracciare altri progetti, tra cui quello del Basta Poco, creato dal mio amico Stefano Rosa.

E a creare una mia idea di matrimonio ecologico, ecosostenibile ed ecocompatibile.

Come?

Le accortezze possono essere davvero tantissime.
Non ho la pretesa che sia un matrimonio ad impatto zero, perchè quando si organizza un evento con tante persone e con degli spostamenti e cambi di location, questo è un obiettivo abbastanza utopistico. Ma l’impatto può essere comunque discretamente vicino allo zero.

Per esempio, facendo il numero di libretti della cerimonia strettamente necessario, senza abbondare come si fa abitualmente. E magari stampandoli su carta riciclata e rilegandoli con materiali naturali o di recupero.
E lo stesso per le partecipazioni e gli inviti.

Un’altra idea potrebbe essere quella di scegliere un’auto elettrica o a metano e far spostare tutti gli invitati insieme attraverso l’uso di un pullman, in modo da non duplicare gli agenti inquinanti.

O addirittura scegliere una location unica dove si possa fare sia la cerimonia sia il ricevimento e dove sia anche possibile pernottare, in modo da non avere affatto spostamenti. Se poi è anche un agriturismo dove si possono gustare cibi sani a chilometro zero… il gioco è fatto.
Posti così fidatevi che esistono. Sì, anche a Milano. E sì, anche con anima rock.
Un esempio?
L’agriturismo Cascina Selva. Uno dei titolari è anche uno speaker a Radio Rock’n’Roll. E ovviamente hanno anche lo spazio per montare il palco.

Poi possono esserci mille idee alternative.
Fare solo un piccolo buffet tipo picnic, aperitivo o merenda; usare piatti riciclabili e compostabili come quelli pensati dal mio amico Paolo Demo; al posto delle bomboniere regalare piantine, oppure fare le partecipazioni con quella speciale carta che può essere piantata e da cui crescono dei fiori.

In ogni caso, nessuno mi toglie dalla testa che vedere due sposi che lasciano la chiesa in sella ad un tandem sia una cosa davvero molto, molto, molto rock.

Voi cosa ne pensate?

Quanto costa una wedding planner

Ma quanto mi costi??

Vi ricordate la pubblicità della Telecom (o si chiamava ancora Sip?) della ragazza che telefonava al fidanzato e diceva “Ma mi ami? E quanto mi ami? Ma mi pensi? Ma quanto mi pensi?” e poi interveniva il la madre con un esasperato “Ma quanto mi costi??” perchè la chiamata era in teleselezione.

Bene, non so se siate nella fascia di età di chi può ricordarselo, ma lo spot finiva con la ragazza che spiegava che con la Sip (ho controllato, confermo che era Sip) la teleselezione costava come la tariffa urbana.

Ecco, con la wedding planner potremmo più o meno fare lo stesso discorso.

E’ ovvio che i costi ci sono. Ma vi posso garantire che un matrimonio fai-da-te (no Alpitur, per restare sempre in tema con le pubblicità Anni Ottanta) non viene a costare meno.
Per vari motivi.
Partiamo dai motivi strettamente economici:

  1. Le wedding planner hanno generalmente dei fornitori di fiducia, che offrono dei prezzi agevolati.
  2. Per quanto i fidanzati possano passare tempo a cercare i fornitori, non ne potranno mai visionare tanti quanti ne conosce una wedding planner, che quindi saprà dove meglio indirizzarsi per ottenere il miglior rapporto qualità-prezzo, in linea con quello che desiderano gli sposi.
  3. Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. Se non si fa firmare un contratto preciso ai fornitori, si rischia di non avere quanto pattuito. Le wedding planner lo fanno anche con i fornitori con cui collaborano abitualmente, per non correre rischi di nessun tipo. Che poi ci può essere quello che tenta comunque il colpo gobbo, anche se c’è un contratto, ma almeno si viene tutelati dalla legge. Se gli sposi, nel matrimonio fai-da-te, si accontentano di una stretta di mano di qualcuno che non conoscono, il rischio è decisamente elevato.

Poi ci sono da considerare i motivi “morali”, per così dire.
Tutte quegli inconvenienti che possono accadere (e accadono, diciamoci la verità, perchè non va MAI tutto liscio) e che possono rovinare la festa, pur senza cagionare un danno economico.

Un esempio su tutti?

Facciamo conto che la macchina degli sposi improvvisamente non si metta più in moto mentre la coppia è in chiesa a celebrare il matrimonio.
Se c’è una wedding planner, l’autista si rivolge a lei e nel tempo della cerimonia si trova una soluzione, in modo che quando gli sposi escono abbiamo comunque un mezzo di trasporto.
Se la wedding planner non c’è… beh, gli sposi scopriranno il guasto all’uscita dalla chiesa e dovranno occuparsi loro (o chi per loro) solo allora di risolvere il problema. Facendo slittare tutto e facendo inevitabilmente arrivare tardi al ricevimento.

Potrei citare decine di questi esempi.
La verità è che avere qualcuno che faccia in modo che la giornata fili liscia (alla percezione degli sposi, perchè ripeto, non fila MAI tutto liscio, ma l’importante è che… the show must go on) è impagabile.

Io posso anche giurarvi sui Beatles che i prezzi delle wedding planner non sono così esorbitanti come credete, ma la verità è che finchè non chiedete un preventivo e non prenotate una consulenza, non potrete mai verificarlo voi stessi.

Poi certo che se interpellate Enzo Miccio allora magari costicchia un pelo di più…

La storia del rock

Rock o Punk?

Da ormai due mesi parlo regolarmente con Tiziana Iozzi e, rapportandomi con lei, ho avuto modo di approfondire quella che è una conoscenza a distanza… ma non per le ragioni legate al Covid. Semplicemente perchè lei è di Pescara e io di Milano. Poi ok, c’è di mezzo anche la situazione particolare che stiamo vivendo, ma in questo caso è un dettaglio.
O meglio, è un dettaglio per quanto riguarda la comunicazione tramite telefono e computer, ma oggettivamente se non ci fosse stata questa “pausa di riflessione” non avrei mai avuto occasione di approfondire questa conoscenza, di cui sono felicissima.

Un paio di settimane fa, durante una conversazione, mi è venuto da dirle che lei, secondo me, è decisamente rock.
Al che si è messa a ridere, perchè a vederla non si direbbe proprio. Ma in realtà, lei per prima ci si ritrova molto in questa definizione.

Dopo un paio d’ore ricevo un suo messaggio che mi chiede la differenza tra rock e punk, perchè la sua socia la ritiene più sul punk.

A questo punto occorre un chiarimento e per farlo, bisogna partire dalle origini.

Il rock (incredibile ma vero) è un genere musicale di origine afro-americana.
Nasce come risultato di differenti stili popolari sviluppatisi negli Stati Uniti a partire dagli anni Cinquanta e ha mantenuto, nonostante la grande diversificazione delle sue correnti, alcune caratteristiche comuni: dal punto di vista musicale, è prevalente l’uso di chitarre amplificate e tastiere elettriche; dal punto di vista dei contenuti, i testi delle canzoni sono tendenzialmente ispirati a temi sociali e d’attualità, quasi del tutto assenti nelle altre forme di musica leggera dell’epoca.

Nel 1955 Bill Haley lancia la canzone Rock Around the Clock… ed è subito rock’n’roll!
Il genere esplode prima in America e poi in Europa e nel resto del Mondo, portato in auge da artisti come Jerry Lee Lewis ed Elvis Presley.

Negli Anni Sessanta, avviene invece il processo inverso, vale a dire che la musica di gruppi europei come i Beatles (solo per fare l’esempio più noto) invase il mercato americano e proprio sulle note della musica rock partirono le manifestazioni di contestazione giovanile, che trovarono il loro culmine nei grandi concerti all’aperto di cui la storia conserva memoria (Monterey Pop nel 1967, Woodstock nel 1969 e l’isola di Wight nel 1970).

Negli Anni Settanta il rock subisce grandissime trasformazioni, grazie alla contaminazione con altri generi musicali.
Dall’incontro con il jazz nasce il jazz-rock dei Soft Machine; la musica classica europea ispirò il prog dei Genesis e degli Yes; dall’avanguardia newyorkese parte il cosiddetto glamour rock di David Bowie. E via dicendo, con varie sperimentazioni legate anche a nuove tecnologie e ad un influsso sempre più pesante della musica elettronica.

Sempre in questo periodo nasce la necessità di “alzare la voce” e da qui trae origine l’hard rock di gruppi come gli AC/DC, nonché il punk rock di Ramones e Sex Pistols.

Ovviamente il rock non si è fermato agli Anni Settanta: è andato avanti, si è evoluto, nuove correnti si sono create, altre sono venute meno, altre ancora sono state per un periodo “messe in pausa” per poi essere riprese verso la fine del XX secolo.

Mi premeva, però, arrivare fino alla nascita del punk per rispondere alla domanda di Tiziana.
E, riguardo a lei, io confermo quanto detto in precedenza. Per me Tiziana è rock. Hard rock.