Rientro a Milano

Rientro a Milano

Ho tardato con questo articolo perché nel mio ultimo alloggio non potevo attaccare il computer alla corrente. Le prese erano così moderne che la spina non entrava nemmeno con il riduttore. E’ stata un’esperienza surreale.

Come lo sono state molte delle esperienze vissute durante questo tour on the road: ne avete avuto un assaggio con il mio articolo di due settimane fa, nel quale raccontavo l’avventura di Offida, ma vi assicuro che è stata solo una delle tante.

Sono arrivata al termine di questo mese e mezzo di viaggio davvero stanca, ma allo stesso tempo con la consapevolezza di aver fatto qualcosa che nessuna wedding planner aveva fatto prima.
Come il fatto stesso dei matrimoni rock, del resto…

A questo proposito, è stato particolarmente bello lo stand di chiusura, presso la Pacheca, un rock bar per bikers.
Si trova a Lazise e i titolari sono tre fratelli, di cui due gemelli: sono questi ultimi a gestire operativamente il locale.

E’ stato meraviglioso vedere i bikers arrivare (harleysti ma non solo), trasformare il parcheggio in una sorta di raduno di moto e poi salutarsi come fratelli.
Un po’ quello che succede in Rockin’1000, durante i concerti e durante le reunion.
E anche questa è stata una cosa meravigliosa, cioè il fatto che ieri potevo nominare Rockin’1000 senza dover spiegare cosa fosse, perchè tutti lo sapevano già!

E’ stato proprio come sentirsi a casa.
Perchè anche la strada, per un motociclista, è uno stile di vita. Come quello del rocker.

In tutto questo, non è stato tralasciato il lavoro.
Perchè infatti potrebbero nascere delle cose molto interessanti in termini di matrimoni.
Non posso ancora anticipare nulla, posso solo dirvi di continuare a seguirmi, di continuare a leggere il blog e restare sintonizzati con le mie pagine facebook e instagram, perchè entro breve tempo (questione di settimane) ci saranno delle grandi novità.

Se volete sapere di cosa si tratta in anteprima, cliccate prima QUI e poi su “Ti Piace”.

Quarta e quinta e sesta

Quarta, quinta… siamo già alla sesta settimana??

In questo tour il tempo è davvero volato.
Sono alla sesta settimana e le ultime due mi sono volate via.

La quarta settimana è iniziata con la mia partenza da Monte San Giusto verso Rimini, dove sono stata ospite dalla Carbo, la Consulente Sorridente, che mi ha anche fatto una bellissima intervista in diretta.
Quelli passati in questa città sono stati giorni un po’ piovosi, quindi non ho avuto occasione di andare in spiaggia, ma ho visitato San Marino e ho visto il centro di Rimini che è davvero bellissimo.
Non so se sia ancora la località per eccellenza delle discoteche e della movida romagnola, come quando avevo io diciotto anni, ma, se così fosse, mi sentirei di incentivare la conoscenza di questa città per le bellezze artistiche, storiche ed architettoniche, che ci sono e sono tante.

La settimana è poi terminata con Padova, una tappa bellissima.
Secondo me, è una città molto rock nell’animo, nel senso più puro del termine, come stile di vita e come modo di essere.
Ho messo uno stand in un locale… che non era un locale. Era un baracchino lungo il fiume, con tutti i tavolini di plastica vicino all’argine, con le sdraio e anche le docce. Ma è stato meraviglioso essere lì al tramonto, vedere le papere rientrare con gli anatroccoli nelle tane, in mezzo al canneto, e i colori del cielo cambiare con l’avanzare del tempo.
Tante persone si sono fermate a chiedere informazioni e poi ho ricevuto una bellissima sorpresa: sono venuti a trovarmi tre amici che non aspettavo. Paolo Demo, il mio designer preferito, un altro Paolo e Massimo: questi ultimi li ho conosciuti via webinar durante il lock down e sono venuti ad incontrarmi di persona. E’ stato meraviglioso!

La tappa di Vittorio Veneto è stato un tour de force.
Mi ha ospitato una persona eccezionale, Giancarlo Moret, che con la sua compagna Elisa sono due delle persone più straordinarie che io abbia conosciuto dall’inizio della quarantena.
Lui non solo mi ha ospitato, ma mi ha anche portato in giro, fatto conoscere gente, creato relazioni… è stata una tappa fantastica e so già che dovrò tornare in zona per alcune situazioni interessanti che si sono create.

E questa quinta settimana si è conclusa con il passaggio alla tappa successiva, in Alto Adige. Che poi ha costituito anche la gran parte di questa sesta settimana.
Confesso, ho inserito l’Alto Adige, pur essendo consapevole della scarsa propensione degli abitanti a questo genere di cose, perchè mi serviva una “scusa” per tornarci.
Ho passato dai 6 ai 19 anni almeno quindici giorni ogni anno in queste montagne e mi mancavano tantissimo. Avevo bisogno di rivivere quelle sensazioni. E l’ho fatto ed è stato bellissimo.
Inizialmente le informazioni che avevo reperito, sia via internet sia chiedendo a persone del posto, mi dicevano che raramente i matrimoni della zona erano fatti in location particolari. Ma poi, parlando con la titolare del ristorante dove andavo a mangiare alla sera, ho scoperto alcune location da sogno. In veri e propri castelli.
Una via di mezzo tra il Conte Dracula e Cenerentola. Pazzesco!
Quindi ho avuto anche occasione di vedere posti meravigliosi, che farebbero sognare qualsiasi coppia, anche quelle più radicalmente goth.

Adesso si sta concludendo la sesta settimana e io sono a Trento.
Resterò qui fino a giovedì prossimo e poi mi sposterò a Verona, che sarà l’ultima tappa di questo tour on the road.
Ultima tappa teorica, perchè in realtà gli ultimi due stand saranno sul Garda.
E l’ultimo, in particolare, sarà pazzesco! In un locale da bikers, nel periodo del pranzo e con la musica dal vivo che inizia a metà pomeriggio.

Sarà una chiusura con il botto!
Se volete più dettagli, cliccate QUI per accedere all’evento facebook, dove carico man mano tutti i dettagli.

Che dite, ci venite?

San Benedetto, Offida, Monte San Giusto

San Benedetto, Offida e Monte San Giusto

Sono stata a Pescara fino al 30 luglio e poi mi sono spostata nelle Marche.

In teoria sarei dovuta andare a San Benedetto del Tronto, anche per salutare un vecchio compagno del Cammino di Santiago.
Pertanto, avevo prenotato un Bed&Breakfast ad Offida, che si trova a circa 20 minuti di macchina da san Benedetto.

Perchè ho detto “in teoria”?
Beh, perchè le cose non sono proprio andate così.

Adesso vi racconto la storia.

Parto da Pescara un po’ in ritardo rispetto alle altre partenze, perchè ho aspettato di pranzare con l’amica che mi aveva ospitata e perchè poi alle 14:30 ero ospite nella diretta Facebook di Risorse Sovraumane.

Ma non è un problema, tanto la distanza è di circa due ore, considerando anche il traffico. Pertanto conto di arrivare non oltre le 18:00 ad Offida, in tempo per fare una doccia e andare a cena a San Benedetto, in un ristorantino a cui avevo scritto per mettere lo stand e che non aveva risposto. Perchè si sa, dire le cose di persona o via mail, fa una bella differenza.

Già che ci sono, tramite Booking mando al B&B l’orario di arrivo (tra le 17:00 e le 18:00, per stare tranquilla).
Mi rispondono che è perfetto, mi spiegano la strada per arrivare (ma tanto ho il navigatore TomTom e pure Google Maps) e mi dicono anche che la stanza è un po’ piccina, soprattutto considerate le tre notti che devo rimanere, e quindi, se dovessi trovarla non adeguata, posso disdire senza costi.
Va bene, grazie, ma non credo ci saranno problemi (che sarà mai??). Chiedo anche conferma che ci sia il parcheggio, come precisato in booking.
Certo che c’è… in fondo alla strada, a circa 200 metri, c’è tutto il piazzale disponibile a strisce bianche.
Ok. Non è proprio quello che intendevo, ma alla fine sono solo 200 metri.

Parto.

Arrivo ad Offida alle 18:00 causa traffico, che se fossi stata a dorso di cammello probabilmente avrei fatto più in fretta. Ma va beh. Diciamo che si compensa con le bellezze che vedo entrando in questa cittadina: mura antiche, un castello tipo fortezza… bellissimo.

Il navigatore mi porta in una piazzetta da cui partono due strade, di cui una è ZTL.
Vi devo dire qual era la mia??
Va beh, sarebbe stato carino farmelo sapere, ma inutile recriminare. Fa caldo anche con il condizionatore acceso, vediamo di muoverci a parcheggiare e a scaricare.

Ricordo solo velocemente che viaggio con una Samsonite di circa 25/30 kg (io amo viaggiare leggera, ma stare via un mese e mezzo ha qualche svantaggio, anche se ovviamente ho ridotto la roba al minimo indispensabile), un cartone di vini LeoNardin (NdR: che, al momento di questa tappa, conteneva un Pecorino Abruzzese, una bottiglia di limoncello e una di crema di limoni), la borsa del computer, lo zaino con le cose dello stand, e il roll-up.

Appena entro nell’unica via percorribile, diretta al parcheggio nella famosa piazza, mi rendo conto che è tutto pavé. Di quelli con i sanpietrini belli grossi, con le fughe di circa un centimetro. Che fai lo shaker già con la macchina, figuriamoci con la valigia.

Parcheggio nell’unico posto disponibile (che culo!) e inizio le operazioni di scarico. Pensando che non ha importanza il sudore che mi sta colando copioso su fronte, collo, braccia… perchè tanto fra mezzora sarò in doccia.
Lascio lo zaino con le cose dello stand e il roll-up in macchina, mi metto la borsa a tracolla, la borsa del pc in spalla e cerco di fare come al solito, di spingere con una mano la valigia e con l’altra mano trascinare il carrellino con il cartone del (ex) vino.
Ma l’operazione, a causa dei sanpietrini distanti 20 cm l’uno dagli altri, si rivela fallimentare.
Quindi passo al piano B: trascino la valigia per una ventina di metri, la lascio, torno a prendere il carrellino (da trasportare a braccia senza trascinarlo, se no quel Pecorino come finisce?? NdR: il Pecorino è un vino, non è il formaggio), lo trasporto per una quarantina di metri, lo lascio, torno a prendere la valigia… e così per i famosi 200 metri. Che mi domando dove siano i baldi giovani ansiosi di aiutare una giovin donzella, quando servono.

Arrivo finalmente alla porta del B&B. Trovo una busta con le chiavi e un buono da 10 euro per le tre colazioni (meno male che su booking diceva che era “abbondante buffet”). Apro la porta e vedo una scala strettissima, così ripida che il mio piede non ci sta tutto su un gradino e la mia stanza è all’ultimo piano.
Salgo con la valigia in braccio, raggiungo il sottotetto e apro la porta della mia stanza. Una di quelle porte vecchio stile, con i due battenti, larga in totale circa 90 cm. Peccato che sia apra un solo battente, l’altro è chiuso, fissato, sigillato. E pure imbiancato.
Provo a far passare la valigia dall’unico battente aperto…. non passa.
La mia valigia è 50 cm, la porta sarà 48 cm ad andar bene.

Lascio per un momento il problema in sospeso e, intanto che penso ad una soluzione, entro in camera per vedere come sia.
Un sottotetto con travi a vista, senza condizionatore (un caldo allucinante), con il soffitto mansardato che nella parte più alta sarà stato 170 cm, perchè arrivavo quasi a sfiorarlo con la testa. E una sola finestrellina ad altezza pavimento, che per chiuderla ci si doveva sdraiare a terra, dato che il soffitto era alto circa 30 cm nella parte più bassa. E comunque non si chiudeva bene, perchè l’imbiancatura faceva spessore.
E un bagno che il mio box doccia di casa è più grande.

Chiamo il proprietario e spiego la situazione.
Mi dice che mi aveva avvisato che era piccola.
Rispondo che il problema non è la dimensione ma tutta un’altra serie di circostanze, che elenco. Per la serie: “Houston, abbiamo un’alternativa?”.
Mi dice testualmente che ok, allora posso disdire gratuitamente. E riaggancia.

Quindi riprendo la valigia, rischio nuovamente la vita sulle scale, ri-trascino tutto fino alla macchina e a quel punto non posso nemmeno pulirmi gli occhiali da sole con la canotta perchè è completamente bagnata di sudore.
Sono le 19:00. Che faccio?
Cerco un altro posto su booking. Qualcosa che non costi una fucilata. Verso nord, perchè è inutile tornare indietro.
Trovo un hotel a Monte San Giusto, vicino a Macerata. Prezzo un po’ più alto del budget, ma non ho molte alternative, è comunque la soluzione migliore.
Telefono per accertarmi che abbiano il parcheggio e per avvisare che non arriverò prima delle 21:00.

Mi metto in macchina e programmo il TomTom.
Parto e mentre vado chiamo un amico per raccontare la cosa. Tanto ho il vivavoce dell’auto collegato al cellulare.
Parliamo e intanto vedo la campagna marchigiana passarmi accanto, finchè il navigatore dice: “Appena puoi, fai inversione e torna indietro”.

Eh???
Che stai dicendo Willis??

Intanto che parlo con il mio amico, programmo anche Google Maps, che due navigatori is megl che uan.
Torno indietro e ad un certo punto Google mi fa deviare a destra perchè andando dritto la strada sarebbe stata chiusa per lavori.
Ah ecco, vedi, sono io che ho sbagliato, che sono salita di qua e invece dovevo girare“.

Strada sterrata. Di quello sterrato con i sassolini bianchi, i solchi delle ruote e l’erbetta al centro.
Peccato che io abbia un’Alfa e l’Alfa è rinomatamente bassa. Quindi sentivo l’erba e i sassolini del centro-carreggiata toccare.
Aspetta che mi sposto un po’ di lato, mica che mi si buchi la coppa dell’olio…

Intanto ero sempre al telefono con Vincenzo ed ero sempre più dispersa in mezzo ai campi. Roba che se mi fosse arrivato un trattore dall’altra parte della strada, non so bene come avremmo risolto.

Ad un certo punto vedo la luce in fondo al tunnel.
Una strada asfaltata là in fondo, perpendicolare a quella che sto percorrendo.
E il navigatore (entrambi) mi dice di girare lì a sinistra.

In quel momento perdo la linea del telefono, cade la chiamata, zero rete.

Arrivo alla strada asfaltata, guardo a sinistra…
Mucchi di terra che bloccano la strada e il cartello di lavori in corso.

A quel punto mi sono sentita come ai matrimoni, quando ti chiama la fiorista dal ristorante per dirti che il titolare non vuole farle posizionare l’addobbo come concordato.

Un bel respiro e… tornare indietro sullo sterrato non se ne parla proprio. Posso solo girare a destra. Poi si vedrà, da qualche parte la strada porterà pure!
Un solo pensiero… se mi si buca una gomma o si rompe la coppa dell’olio, come lo chiamo il carro attrezzi, che non prende il telefono e non so nemmeno dove sono??

Comunque, gira e rigira per la campagna, alla fine mi rendo conto che mi ritrovo nello stesso punto in cui (ormai) un’ora prima avevo detto “sono io che ho sbagliato e dovevo girare di qua” perchè Google dava la strada chiusa per lavori.
Ma lì accanto c’è una specie di casa vacanze… entro a chiedere.
Becco una famiglia di tedeschi e in inglese ci intendiamo: la strada non è chiusa, è un fake. Si passa con senso unico alternato. Mannaggia a Google.

Così finalmente, intorno alle 21:30, sono arrivata a Monte San Giusto.

E per una volta posso davvero dire: “Meno male che non avevo stand da mettere”.

Ph. by Cristina Corazza – Rock Wedding Planner

Upgrade terza settimana

Upgrade terza settimana

Mentre ero a Pescara, come anticipavo nel mio precedente articolo, ho visitato Vasto e avuto occasione, in quella circostanza, di conoscere una giornalista della zona, Rosaria Spagnuolo.

Mi ha voluta conoscere per farmi delle domande sul mio progetto, sui matrimoni rock, su come io abbia iniziato questo lavoro e come mai mi sia venuta l’idea di creare dei matrimoni così fuori dalle righe.

Mi ha, quindi, intervistata.
E’ stata più che altro una chiacchierata molto molto piacevole, che Rosaria ha registrato e da cui ha poi tratto un articolo per il suo giornale online, Histonium (antico nome latino della città di Vasto).

Potete leggere l’articolo QUI.
Fatemi poi sapere cosa ne pensate.

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