Amati o amàti: questione di accento

Amati o amàti: questione di accento.

“Amati o amàti: questione di accento” è il titolo del libro che ho scritto in collaborazione con un team di coautrici e che è in prevendita dal giorno di San Valentino.

Non avevo mai pensato di scrivere un libro, prima. O meglio, ci avevo pensato, ma non pensavo di essere in grado. Temevo di non riuscire a scrivere molte pagine, di non trovare un argomento e, soprattutto, avevo paura di non trovare un editore che  accettasse di pubblicarmi.

Poi è successa una cosa folle.
E’ scoppiata una pandemia.

Come è iniziato tutto

A marzo, quando ci hanno messo in quarantena la prima volta, ero abbastanza impensierita.
Avevo lanciato il mio nuovo brand da un mese, avevo fatto tabula rasa di tutto quello che avevo fatto in precedenza e c’erano (come per tutti) delle grosse incertezze sul futuro lavorativo.

Quindi decisi di accogliere la proposta di un mio conoscente e di aderire allo staff di quello che potremmo definire un “programma on line”.
Si trattava di webinar fatti all’ora di pranzo, dove ogni giorno veniva intervistato un personaggio leader nel proprio settore lavorativo, che faceva circa un’ora di formazione.
In pratica si trattava comunque di organizzare eventi: online, di diversa tipologia rispetto ai matrimoni, ma i princìpi di base erano gli stessi.

In questo contesto, inizio a creare relazioni con tantissime persone, principalmente professionisti, dei più disparati settori di business.
Faccio amicizia con Valentina Vandilli, che si occupa di consulenza ed è una delle maggiori esperte italiane di Linkedin; con Hillary Schepps, direttrice didattica della scuola di formazione linguistica Intuition; con Teresita di Lauro, architetto, business coach e titolare di un’agenzia immobiliare a Milano; con Valentina Carbonera, la consulente sorridente di Rimini che si occupa di crescita professionale per imprenditori, startupper e imprese; con Giancarlo Moret, che si occupa di macchine agricole e per il giardinaggio… E moltissimi altri.

Ma quella che davvero ha dato una svolta al mio lockdown è stata lei: Tiziana Iozzi, la pazzesca donna di Pescara che ha lanciato questa idea del libro e l’ha portata avanti fino a mandarci a pubblicazione.

Com’è nata l’idea del libro

Tiziana è una persona fantastica e mi sono subito trovata benissimo con lei.
Avevo capito sin dal primo momento che era una persona dall’animo rock, ma solo dopo qualche mese di conoscenza ha iniziato a mostrarlo.

Durante la quarantena abbiamo passato ore ed ore al telefono, a parlare degli argomenti più vari. E un giorno mi chiese un parere su questa sua idea di scrivere un libro a più mani con donne che avessero, in qualche modo, trovato il coraggio di cambiare la loro vita professionale e personale. Per creare un testo che potesse incoraggiare altre donne a fare lo stesso, a non lasciarsi andare, a non sottostare ai vincoli imposti da una società ancora troppo patriarcale.

Ovviamente ne fui entusiasta.
L’unico dubbio era legato a come trovare altre donne che volessero partecipare.

La soluzione arrivò da sola, il 12 aprile.

Il reclutamento delle coautrici

Il 12 aprile 2020 proprio Tiziana fu l’ospite d’onore per quei webinar a cui entrambe collaboravamo. Durante la trasmissione, lanciò l’idea del libro e ben undici donne (oltre a me) risposero.

Siamo donne provenienti da città diverse, da situazioni di vita diverse, con diversi bagagli culturali e professioni davvero agli antipodi.

Ma la cosa bella, che mi fa venire la pelle d’oca ogni volta che ci penso, è che tutte – pur con esperienze diverse, alcune delle quali davvero da lasciare senza parole – abbiamo fatto lo stesso processo mentale di crescita. E io in tutte le loro storie mi sono ritrovata, in un modo o nell’altro.

Di cosa parla il libro e perché è “questione di accento”

Il libro (e qui si ricollega al mio settore di competenza, anche se in modo indiretto) parla dell’Amore.

L’Amore ha miriadi forme e sfumature.
Può essere per sé stessi o per gli altri. E’ quello che proviamo per un partner, ma anche quello per i figli o per i genitori o anche per gli amici, perché anche l’amicizia è una forma di amore.

Da qui il titolo “Amati o amàti: questione di accento“. Perché a seconda di dove metti l’accento, si parla di amore dato o ricevuto, da e per sé stesso o da e per gli altri.

Un libro scritto con il cuore, che racconta dell’Amore, non solo quello romantico, ma anche quello rifiutato o non sano o manipolatorio.

Un libro che racconta a tutte le donne che tutto quello che viviamo non accade solo a noi. A prescindere che siamo architette, casalinghe, astronaute o impiegate, indipendentemente da quanti e quali studi abbiamo fatto, da dove veniamo, da quale sia il nostro reddito, se siamo madri, spose o single. In ogni caso, a tutte capitano – in fondo – le stesse cose, nel bene e nel male.

E, alla fine, non ha  importanza se è “Àmati” o “Amàti”: perché le cose meravigliose possono sempre accadere.

Come dice Alessio Masciulli, il nostro mitico editore di Masciulli Edizioni, la persona che ha creduto nella forza del nostro progetto, “Nella vita si cade, ma ci si può rialzare più forti di prima“.
Ed è esattamente questo che vogliamo raccontare nel nostro libro.

Come acquistare “Amati o amàti: questione di accento”

In questo momento “Amati o amàti: questione di accento” può essere acquistato in prevendita, online, cliccando su questo link.

Alle prime 50 persone che ordineranno il libro, sapendo che potranno riceverlo solo dopo l’8 marzo, verrà offerto un REGALO: un servizio professionale tra quelli messi a disposizione dalle varie coautrici.

Ciascuna di noi ha offerto qualcosa di inerente al suo lavoro. Nel mio caso, si tratta di una consulenza per organizzare un evento (di qualsiasi tipo, dal matrimonio alla festa di laurea, al battesimo, ecc…).
Nella pagina a cui rimanda il link sono contenute le istruzioni per accedere a questo omaggio da parte nostra.

E voi, in questo caso, dove mettete l’accento?

Amati o amàti: questione di accento
Copertina del libro

Una risposta a “Amati o amàti: questione di accento”

  1. Che dire, Cristina Corazza? Hai reso al top i dettagli di un “momento” che ci ha avvicinato, ci ha reso partecipi del progetto Amati o Amàti: questione di accento e ora, voilà! La creatura è nata. Bellissimo articolo, complimenti e grazie di a TE di farne parte

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