Matrimonio combinato… bene!

Matrimonio combinato… bene!
Storie fantastiche di nozze reali

Matrimonio combinato...bene!

Matrimonio combinato… bene! Storie fantastiche di nozze reali“: questo è il titolo del mio nuovo libro, in uscita sabato 25 settembre p.v.

Si tratta di un libro scritto in collaborazione con altre due co-autrici… ma in modo particolare.

Ecco come è andata!

Le co-autrici

Le mie “partner in crime” sono Eliana Collu di Onice Eventi, ed Erika Galina, grafica e fumettista manga.

Eliana è una wedding planner come me.
Ci siamo conosciute nel 2014 sul Cammino di Santiago, per poi incontrarci di nuovo in ambito professionale appena prima della pandemia.
Questo nuovo incontro ha fatto nascere l’idea di un libro che parlasse dei matrimoni e che potesse far capire ai futuri sposi cosa davvero può capitare durante il giorno delle nozze e di quanto sia importante avere qualcuno che li sollevi dall’ansia della gestione della giornata.

Però non volevamo qualcosa di “banale”, di già visto o di scontato.
Volevamo qualcosa che fosse divertente, autoironico e anche un po’ tragicomico. E facesse letteralmente vedere cosa succede nel backstage del giorno delle nozze.

Così abbiamo deciso di creare un libro con… il “fumetto a fronte”.
Cioè sulla facciata a sinistra si legge la storia e sulla facciata a destra ci sono i fumetti che ritraggono quella stessa storia, per far sorridere e alleggerire.

La Rock Wedding Planner
Disegno by Erika Galina (Hakuen Neko)

E per questa importantissima parte, la parte fumettata, abbiamo chiesto alla bravissima Erika di creare dei manga ad hoc. E lei è stata davvero spettacolare, ha ritratto le situazioni e i personaggi alla perfezione. E anche me ed Eliana!

Che bello vedersi nelle vesti di manga!

Come trovare l’editore giusto?

A questo punto la domanda era: a chi rivolgersi per pubblicarlo?

La risposta è arrivata in modo automatico: con Alessio Masciulli, della Masciulli Edizioni, lo stesso che ha pubblicato il mio precedente libro “Amati o Amàti: questione di accento“, uscito lo scorso marzo.

L’esperienza con Alessio era stata troppo positiva per non pensare immediatamente a lui.
E’ una persona non solo professionalmente valida ed eticamente irreprensibile, ma anche profondamente umana, per la quale gli autori non sono solo dei numeri, ma sono dei fratelli con cui condividere un pezzo di strada.

Quindi chi meglio di lui poteva essere il nostro editore?

Il comunicato stampa

E dopo avervi parlato di com’è nato questo progetto… vi faccio leggere il comunicato stampa!

Eccovelo qui sotto. Fatemi sapere se vi piace!
E, ovviamente, sentitevi liberi di diffonderlo.

Gli imprevisti accadono.

No, non è l’ennesima legge di Murphy: è la semplice verità.
E i matrimoni non sono esenti da imprevisti, anzi!

Lo sanno bene Eliana Collu e Cristina Corazza, due wedding planner che hanno deciso di raccogliere all’interno del libro “Matrimonio combinato… bene. Storie fantastiche di nozze reali”, edito da Masciulli Edizioni, alcuni incredibili eventi a cui hanno assistito nel corso dei matrimoni.

Un insieme esilarante di episodi che sembrano troppo folli per essere veri… ma lo sono!
E siccome non è sempre facile immaginare certe scene tragicomiche, ecco che queste due briose wedding planner hanno deciso di fare letteralmente “i disegnini” ai lettori, attraverso le illustrazioni della bravissima grafica e fumettista Erika Galina.
Nasce così un libro unico nel suo genere, dove ogni pagina di narrazione è accompagnata dal suo fumetto in stile manga.

Completa l’opera la prefazione di Alessandra Campagnola, blogger e social media manager specializzata nel settore del wedding, oltre che collaboratrice della nota rivista Sposi Magazine.

“Matrimonio combinato… bene. Storie fantastiche di nozze reali” verrà presentato ufficialmente dalle autrici nel corso della fiera Monza Sposi del 25 e 26 settembre p.v., presso la Candy Arena di Monza e sarà acquistabile a partire dalle stesse date sull’e-commerce di Masciulli Edizioni.

Se qualcosa può andare storto, lo farà.

Se qualcosa può andare storto, lo farà.

La prima Legge di Murphy recita: “Se qualcosa può andare storto, lo farà“.
Che, detta così, suona un po’ tragica.
Ma è un concetto incredibilmente vero, soprattutto – mi spiace dirlo – ai matrimoni.

Ogni matrimonio è a sé stante: cambiano lo stile, la musica, la tipologia di ricevimento…
Persino se due matrimoni fossero in tutto e per tutto identici come location, numero di invitati, menu, musica, allestimenti… tutto, anche in quel caso i due eventi sarebbero completamente diversi perché cambia il mood degli invitati e la personalità degli sposi.

Quindi è impossibile dare delle regole generali.
Tranne una.

Perché sì, come tutte le regole che si rispettino, esiste anche in questo caso l’eccezione che la conferma.

L’unica regola sempre ed assolutamente valida, che non si smentisce mai e poi mai è che ad ogni matrimonio accade almeno un imprevisto.

Non ci credete?
E se vi dicessi che alcuni imprevisti sono successi perfino alle nozze dei Reali d’Inghilterra?

Cosa andò storto al matrimonio della Regina Elisabetta

La Regina Elisabetta, al suo matrimonio, indossava una bellissima tiara, passata alla storia.
Quasi tutti sanno che questa tiara fu commissionata dalla Regina Mary nel 1919 e in seguito fu prestata all’attuale sovrana per il suo matrimonio, come vuole la tradizione.
Quello che in pochi sanno, è che questo stesso prezioso gioiello fu protagonista dell’incidente di percorso – prontamente risolto, ovviamente – che accadde al matrimonio di Elisabetta.

gli incidenti accadono

Il giorno delle nozze, Elisabetta era seduta nella sue stanze a farsi acconciare i capelli dal parrucchiere. Esattamente come ogni sposa nel giorno del proprio matrimonio.

Proprio sul termine della preparazione, al momento di sistemare il diadema sui capelli della giovane sposa, il parrucchiere – non si sa se per un movimento brusco o per un precedente danno o altro – ruppe la tiara.

Momento di stupore e panico.
Ma poi tutti si ricordarono che si trattava pur sempre della famiglia reale inglese.

Quindi la tiara fu affidata alla polizia, che la portò a sirene spiegate all’oreficeria di fiducia della Regina e fu prontamente riparata e riconsegnata alla sovrana.

Tutto bene quel che finisce bene.
Comunque questo imprevisto fa chiaramente capire come gli incidenti accadano, anche nelle situazioni che sembrano le più perfette.

Il bouquet mancante

Ma quello della tiara non fu l’unico imprevisto a capitare al matrimonio di Elisabetta d’Inghilterra.
Ci fu un altro episodio tra il tragico e l’esilarante, riguardante il bouquet. Anche se qui devo dire che ho qualche riserva sulla veridicità della notizia. Tuttavia ve la riporto ugualmente, come raccontata da Cosmopolitan.

Nelle foto ufficiali la Regina è senza il tradizionale mazzo di fiori.
Leggenda narra che questo sia dovuto al fatto che… lo avesse perso!
E si mormora che nei giorni successivi sia stato fatto uno shooting posticcio, dove la sposa aveva in mano un nuovo bouquet.

qualcosa può andare storto

Cosa andò storto al matrimonio della Principessa Diana

 Il matrimonio di Diana Spencer con il Principe Carlo è ormai diventato un’icona per il settore wedding e tutte le ragazze hanno bene in mente l’abito indossato dalla Principessa, con quell’immenso strascico.

Ma nessuno ha mai notato la grossa macchia presente sulla gonna dell’abito, perchè Lady D, con nonchalance, durante le fotografie vi poggia sopra una mano.

Ma cosa successe esattamente?

E’ presto detto.
All’epoca del matrimonio, il profumo preferito di Lady Diana era Quelques Fleurs di Houbigant.
Secondo quanto raccontato da Barbara Daly, la make-up artist della Principessa, il profumo si rovesciò sul suo iconico abito, creando un alone piuttosto grande.

Quindi non preoccupatevi, è inutile. Tanto… se qualcosa può andare storto, lo farà. Mettetevi l’anima in pace.

Quello che potreste fare, però, è gestire l’imprevisto.
Come?
Ma assumendo una wedding planner, ovviamente!

Rock Wedding Planner
Disegno by Erika Galina

 

Chi ha paura della wedding planner?

Chi ha paura della wedding planner?

Questo sarà il titolo del mio podcast. Ovviamente è provocatorio e nasce dal fatto che ogni tanto, davvero, mi domando se le persone non abbiano paura della wedding planner.

In che senso la gente ha “paura” della wedding planner

Un giorno notai che le persone avevano la tendenza a fare una sorta di saltino indietro appena sentivano “wedding planner”. Pensando di essere paranoica, accantonai il pensiero.

Poi, ad una fiera degli sposi a cui ero andata come visitatrice, mi capitò nuovamente: le persone a cui stringevo la mano, sembravano lasciarla subito, quasi scottasse, appena sentivano la mia professione.

A quel punto volevo davvero capire se ero io ad avere le visioni, oppure se era effettivamente così.

Quindi chiesi ad una mia amica di accompagnarmi ad una fiera e le domandai di fare caso alla reazione delle persone, senza specificare meglio cosa intendessi. E questa amica confermò la mia percezione.

Per questo motivo ho iniziato a domandarmi: “Ma non sarà che la gente ha paura della wedding planner?”

Il podcast

Innanzi tutto partiamo da dire cosa sia un podcast.

Molto semplicemente, è una trasmissione audio che può essere ascoltata online. Un po’ come le “rubriche” delle radio, dove c’è lo speaker che parla di un argomento. In quel caso la trasmissione è intervallata dalle canzoni, mentre nel caso del podcast non lo è. Ma il funzionamento è più o meno lo stesso.

I podcast possono essere sui più svariati argomenti. Materie tecniche, crescita personale, marketing, psicologia… e tantissimi altri.
Tra i professionisti che conosco e che seguo, ci sono Giulio Colnaghi che si occupa di marketing automation. Matteo Neroni che tratta argomenti di psicologia. Tiziana Iozzi che parla di crescita personale al femminile.

Ma io, che di professione faccio la Rock Wedding Planner, che cosa potrei mai trasmettere su un podcast?

Il mio progetto personale

Il progetto che inizio con questo podcast si basa sulla considerazione di cui vi parlavo nel mio precedente articolo: le coppie non hanno bisogno della wedding planner. Non è una necessità.

Il problema è semplicemente che la coppia non si può permettere di fare errori. Non può imparare da quegli sbagli. O meglio, può farlo, ma è quello che causa, di solito, alcune recriminazioni tipo: “A ripensarci, forse avremmo fatto meglio a fare così invece di cosà“. Oppure: “Con il senno del poi, se tornassi indietro, mai e poi mai rifarei questo e quello“.

Quando ci si rende conto delle cose, è troppo tardi.
A posteriori, si realizza di quanto sarebbe stata utile la presenza di qualcuno con esperienza, che mettesse sull’avviso e spiegasse le cose da fare.

Questo è quello che mi prefiggo con questo podcast.
Dare ai futuri sposi la consapevolezza di tutta la preparazione che il matrimonio richiede, di tutte le “insidie” e dei vari trucchetti da poter applicare.
In questo modo, gli sposi possono avere consapevolezza di cosa li attende, di come gestire la preparazione delle nozze. E possono anche decidere se davvero è il caso di avere paura della wedding planner oppure se può essere una valida alleata a cui rivolgersi.

Abbinamento podcast – canale twitch

Gli episodi del podcast saranno molto brevi, al massimo cinque minuti l’uno. Perché gli argomenti sono talmente vasti che si ci sarebbe da parlare per ore. Quindi il podcast serve per dare le indicazioni principali.

Come fare per approfondire?

Basta iscriversi gratuitamente al mio canale twitch.
Che ovviamente adesso è vuoto perchè le trasmissioni inizieranno settimana prossima, subito dopo l’uscita del podcast.

Il canale twitch è una via di mezzo tra le dirette Facebook e il canale YouTube. Io vado in diretta, le persone collegate possono farmi domande a cui rispondo direttamente e poi il video rimane sul canale e può essere rivisto anche in un secondo momento.

Il podcast andrà in onda la prima e la terza domenica di ogni mese.
Sul canale twitch sarò presente ogni mercoledì e riproporrò l’argomento del podcast appena pubblicato, approfondendolo e rispondendo alle domande.

Quindi saranno due trasmissioni twitch per ogni episodio del podcast.

E non escludo, un domani, di aprire una stanza in Club House.
Adesso non lo faccio perché non mi piace che sia esclusivo appannaggio di chi ha IPhone. Io sono sempre per l’inclusività, credo che certe conoscenze debbano essere a disposizione di tutti. Ma un domani, quando sarà disponibile anche per Android, potrebbe essere una possibilità.

Intanto inizio con podcast e twitch.
Iniziate a seguirmi su questi. Poi vedremo cosa ci riserverà il futuro.

chi ha paura della wedding planner?

Abito da sposa rock

Abito da sposa rock

Un abito da sposa può essere rock?

Oggi ho intervistato per la mia rubrica di YouTube “La parola agli esperti“, proprio su questo tema, una sarta e stilista. In realtà lei non ama farsi chiamare così, preferisci un’altra definizione… ma questo lo scoprirete sabato, guardando l’intervista.

Settimana scorsa ho parlato dell’evoluzione del vestito da sposa nella storia. E sulla mia pagina Instagram sto mostrando gli abiti delle varie donne della Royal Family inglese. Devo dire che, anche tra loro, ci sono stati vari abiti particolari o comunque molto progressisti. Possiamo definirli “abiti rock“?

Qui con voi, oggi, vorrei capire cosa si intenda esattamente con questo termine.

Abito rock in senso stretto

Se mi riferissi ad un abito da sposa rock nel senso più stretto del termine, dovrei fare riferimento esclusivamente al fattore musicale.
E quindi potremmo avere moltissimi abiti, tanti quanti sono i vari stili rock: rockabilly, hard rock, progressive rock, christian rock, ecc…

Quelli più gettonati, sinora, sono stati gli abiti in stile rockabilly. Abito da sposa rock - stile rockabilly
In alcuni casi per una particolare passione degli sposi al genere musicale degli anni Cinquanta e sessanta. In altri casi per il dilagare, negli anni Duemila, della moda vintage, che ha colonizzato qualsiasi aspetto della vita quotidiana.
Paola, una sposa originaria di Caracas e residente in Italia dagli anni dell’adolescenza, ha raccontato a PanoramaSposi il suo matrimonio, pensato e realizzato proprio in questo stile. Abito compreso. E devo dire che, a mio parere, ha perfettamente colto nel segno. Consiglio davvero la lettura di questo articolo, perché è davvero molto bello e interessante.

Passando poi al genere goth, metal e hard rock, vale la pena di parlare degli abiti da sposa neri, entrati nelle collezioni delle grandi case di moda a partire dal 2015.
Possiamo citare, ad esempio, Gritti Spose, Vera Wang, Jordi Dalmau, Nicole Spose ed Aimé.
Non si tratta di moltissimi modelli e comunque non è mai stato uno stile predominante, ma è bastato per sdoganare una volta per tutte il nero all’interno del matrimonio. E per dare alle donne un po’ più trasgressive l’autorizzazione, se così vogliamo chiamarla, ad indossare un abito che le facesse sentire davvero loro stesse.

Abito rock in senso lato

Il punto è proprio questo: sentirsi sé stesse con l’abito che si indossa.

La cosa peggiore, per una sposa, è non sentirsi bene con il vestito che si deve portare per il giorno più importante della propria vita. Sentirsi a disagio o comunque non pienamente sé stesse in quei momenti, rende tutto forzato e “faticoso”.

Quindi l’abito da sposa rock, in senso lato, è semplicemente la massima espressione della propria personalità. E se questo significa avere un abito nero, va bene. Se si vuole l’abito viola, arancione, corto, con i pantaloni, con le Convers… va bene.

Essere rock significa esprimere sé stessi nel modo più pieno possibile. Nel modo migliore che esista. Andando al di là delle convenzioni sociali, di etichetta o di tradizione.

E questo, per me, vale anche per l’abito. L’abito da sposa rock.

Abito da sposa rock
Ph. by Mak Flex

Storia dell’abito da sposa

Storia dell’abito da sposa

La storia dell’abito da sposa è simile a quella delle bomboniere.
Nato in un modo, si è evoluto nel tempo, seguendo le mode e il gusto delle varie epoche storiche. Nonché, ovviamente, facendo da specchio alle esigenze politiche e alla Ragion di Stato.

Antica Grecia, Roma eterna e Medioevo

Storia dell'abito - antica grecia

Nella tradizione dell’Antica Grecia, le spose indossavano una tunica di lino, come quelle che portavano abitualmente, con un cordone annodato in vita.
Le spalle venivano coperte da un mantello (clamide) e, in onore di Afrodite, dea dell’amore, i capelli erano acconciati con una coroncina di ramoscelli di mirto.

Non così difforme da quello delle donne greche, era l’abito indossato dalle spose di Roma.
Anche qui l’abito consisteva in una tunica bianca, donata dai genitori della sposa. Il mantello aveva spesso Storia dell'abito - antica romaanche la funzione di velo ed era di color zafferano o rosso rubino, come omaggio a Vesta, dea del focolare domestico e protettrice della famiglia. L’abito era poi cinto da un cordone di lana, allacciato con il cosiddetto “nodo d’Ercole” (contro il malocchio), che poteva essere sciolto solo dallo sposo durante la prima notte di nozze.
I capelli dovevano essere raccolti in sei trecce, adornate con fiori di giglio, grano, rosmarino e mirto, simboli di buon auspicio.

Nel primo Medioevo gli abiti delle spose erano abbastanza austeri, larghi e con le maniche lunghe.
La storia dell'abito - medioevoPoi, con il passare del tempo e con la grande rinascita economica dei secoli successivi, il vestito da sposa divenne simbolo di opulenza e ricchezza. Anche in ragione del fatto che i matrimoni erano prettamente dettati da interessi economici e l’abito simboleggiava lo status della famiglia d’origine.
L’abito nuziale divenne lungo e colorato, tipicamente rosso: forse un retaggio della tradizione romanistica, in quanto si riteneva che fosse propiziatorio per le nascite. I modelli, grazie alla diffusione dei bottoni e dei maspilli, divennero più aderenti. E le stoffe usate erano preziose (velluti, broccati, damaschi), in ragione del benessere sociale della famiglia.

Rinascimento ed epoca Napoleonica

Nel Rinascimento l’abito da sposa era composto da un corpetto con bustino a stecche e una gonna larga. Le stoffe erano prevalentemente a motivi floreali e dai colori pastello.
Nel Settecento, per la prima volta, gli abiti da sposa iniziarono ad avere lo strascico. Più questo era lungo e lavorato, più era simbolo di potere, ricchezza e prestigio della famiglia.

La storia dell'abito - epoca napoleonicaGli abiti di epoca Napoleonica si caratterizzarono per il cosiddetto “stile impero“, lanciato da Giuseppina Bonaparte. Rivisitava lo stile e la linearità delle vesti tipiche dell’Impero Romano: tagliate sotto il seno, con gonna dritta e morbida. Le tinte erano forzatamente delicate, perché Napoleone aveva imposto l’embargo su stoffe e colori provenienti da tutta Europa. Di conseguenza non era possibile avere abiti colorati.

La Regina Vittoria

Fu solo con la Regina Vittoria, nel 1840, che il bianco si impose definitivamente come colore delle spose.La storia dell'abito - Regina Vittoria
Per le sue nozze con il Principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, infatti, la Regina Vittoria indossò un abito completamente bianco, infrangendo la tradizione in uso a quel tempo, che prescriveva l’argento come colore reale.
Il suo vestito aveva un corpetto aderente e la gonna ampia, con strascico riccamente lavorato. Questo modello diede il via ad un nuovo stile, tutt’oggi esistente e denominato, appunto, Stile Vittoriano, in onore della sovrana.

Il bianco si divenne il colore delle spose anche perché, in questo stesso periodo, la Chiesa Cattolica riconobbe il dogma dell’Immacolata Concezione. Quindi diventò anche simbolo di purezza.

Dal Novecento ad oggi

Dal Novecento ad oggi, gli abiti hanno seguito la moda del periodo, uscendo a volte completamente dagli schemi che erano dettati in passato.

Storia dell'abito - anni ventiNegli Anni Venti, con Coco Chanel, nacque la vera e propria moda nuziale e l’uso di avere un abito dedicato esclusivamente al giorno delle nozze. Si affacciarono timidamente alcuni abiti corti, accompagnati da cuffie, velette, fasce, piume e pietre preziose.

Su input di questo decennio, gli Anni Trenta videro la nascita dell’abito da sposa come lo conosciamo oggi: lungo, bianco, con strascico, velo e bouquet.

Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, la storia dell’abito da sposa subì una battuta d’arresto. La scarsità di mezzi economici costrinse le spose ad abiti più contenuti. Spesso erano prestati o venivano riutilizzati quelli delle madri.

La storia dell'abito - anni cinquantaNegli Anni Cinquanta, grazie al boom economico del dopoguerra, tornarono di moda fasto e ricercatezza, con tessuti pregiati e creazioni sartoriali.
Erano gli anni della moda di Dior, che lanciò per le spose un look eccentrico e sofisticato, con le spalle e il décolleté in evidenza, la vita stretta e le gonne ampie e gonfie. Le icone dell’epoca furono Grace Kelly, Jacqueline Kennedy e Liz Taylor.

Gli Anni Settanta, ma soprattutto gli Ottanta sono stati gli anni degli eccessi: maniche a sbuffo, gonne molto ampie, balze, spalline vistose e ingombranti, strascichi chilometrici… Una moda così eccessiva da essere tutto fuorché raffinata.
Emblema di quest’epoca è un indimenticabile abito da sposa, quello indossatoLa storia dell'abito - Anni Ottanta  da Lady Diana per il suo matrimonio con il Principe Carlo. Probabilmente uno degli abiti da sposa più sfarzosi degli ultimi decenni e mai più eguagliato. anche se, ovviamente, in questo caso si trattava comunque di un abito molto elegante e di stile.

Questo sfarzo si riduce con gli Anni Novanta: la sposa è più raffinata e, benché gli accessori e i volumi non manchino, vengono ridotti a dimensioni più “normali” e sono concentrati soprattutto sulla parte posteriore.

Dagli Anni Duemila si assiste ad una varietà notevole. Iniziano ad impazzare le forme a sirena, ma anche queste hanno molte variazioni, da quelle più sinuose a quelle più morbide. C’è un ritorno allo stile impero abbinato alle decorazioni floreali di stile bucolico, che potrebbero far pensare alle coroncine utilizzate in epoca romana. Ritornano in auge anche gli abiti colorati: a volte solo nei dettagli e a volte per l’intero abito. Ed è stato finalmente sdoganato il nero, che ha iniziato ad essere utilizzato perfino negli abiti da sposa.

Inutile dire che quest’ultima circostanza mi rende particolarmente felice, in quanto rockettara.
Penso che se mi dovessi sposare, probabilmente il mio vestito sarebbe nero.
Eccessivo?

La storia dell'abito - in nero
Ph. by Luis Cash