Green pass e regole anti-covid

Green pass e regole anti-covid

Il 15 giugno si riparte e potremo finalmente inaugurare la stagione dei matrimoni 2021, tra green pass e regole anti-covid varie.

Ma è tutto così chiaro riguardo alle disposizioni per fare i matrimoni in sicurezza?
Beh, decisamente no.

green pass e regole anti-covidE se siete degli sposi, dovete convolare a nozze tra giugno e luglio e ancora non avete capito esattamente cosa dovrete fare… tranquilli, siete in buona compagnia. Perfino gli operatori del settore non hanno capito al 100%. Ma non per mancanza di competenza o di informazione, sia chiaro. Semplicemente perché le Autorità non hanno ancora provveduto ad emettere una normativa univoca con regole certe e stabili.

Quindi in questo articolo voglio darvi un quadro della situazione ad oggi, 4 giugno 2021. Ma dovete essere consapevoli che potrebbe cambiare tutto dall’oggi al domani. Potrebbe perfino cambiare dopo cinque minuti dalla pubblicazione di questo “vademecum”.

Regola generale per i matrimoni 2021

La prima cosa da chiarire è che per i matrimoni del 2021 valgono le stesse regole generali che c’erano per i (pochi) matrimoni fatti nel 2020.

  1. Agli ospiti dev’essere misurata la temperatura all’ingresso e non deve essere superiore a 37,5°C.
  2. Al momento dell’ingresso in location, ci si devono igienizzare le mani. Ed è buona norma farlo diverse volte nel corso della giornata.
  3. Tutti devono indossare sempre la mascherina, in modo che copra tutte le vie aeree (naso e bocca).
  4. L’elenco degli invitati presenti al matrimonio, con i rispettivi numeri di telefono, deve essere conservato per almeno 14 giorni.

Green pass

Ma cos’è questo green pass? E come si ottiene?

In realtà la cosa è molto semplice.
Il cosiddetto “Green Pass” non è altro che un lasciapassare per il matrimonio che possono avere alcune persone aventi determinati requisiti.
In particolare, sono dotate di green pass tutte le persone che:

  1. Hanno ricevuto entrambe le dosi di vaccino.
  2. Hanno ricevuto solo la prima dose di vaccino MA! solo decorsi 15 giorni dalla somministrazione.
    Quindi, per esempio, se una persona riceve la prima dose di vaccino il 30 giugno, dal 15 luglio potrà tranquillamente partecipare ad un matrimonio.
  3. Hanno avuto il covid e sono guariti da esso entro i 6 mesi precedenti le nozze.
    Fa fede la data del primo tampone negativo dopo la malattia.
  4. Hanno fatto il tampone (molecolare o rapido) entro le 48 ore precedenti il matrimonio.

Ricevimento all’esterno

Il ricevimento deve essere organizzato all’aperto tutte le volte in cui è possibile.

Se, per vari motivi, non è proprio possibile farlo in giardino, allora si può organizzare all’interno, ma le finestre e le porte devono rimanere spalancate per garantire il ricambio dell’aria.

In via residuale, se concorrono delle circostanze tali per cui anche le porte e le finestre devono restare chiuse (per esempio un forte maltempo), è comunque possibile restare all’interno. Sarà compito dell’organizzatore trovare dei momenti idonei in cui aprire porte e finestre per cambiare aria.

Buffet libero: sì o no?

No. Niente buffet libero.

Questo non significa che si debba rinunciare al buffet. Semplicemente non verrà utilizzata la classica modalità self service.

Il buffet potrà essere servito.
buffet e regole anti-covidCioè vengono allestiti i tavoli o le “isole” come di consueto, ma il cibo rimane dietro le barriere anti-droplet. Ad ogni tavolo è assegnato un cameriere con guanti e mascherina. Gli ospiti si avvicinano al tavolo, dichiarano al cameriere cosa vogliono tra le pietanze esposte e il cameriere prepara il piatto.

In alternativa può essere valutata una modalità self service, ma solo ed esclusivamente con pietanze già porzionate e chiuse in confezioni monodose.

Distanze di sicurezza

Tranquilli, non è un matrimonio drive-in. Anche se l’hanno fatto e ne ho già parlato in un articolo.
No, qui non ci riferiamo alle distanze in macchina, bensì a quelle tra le persone.

I tavoli devono essere distanziati l’uno dall’altro di almeno 2 metri e gli ospiti seduti ad ogni tavolo devono avere una distanza minima di 1 metro tra loro.

Inoltre, tutte le disposizioni elencate fin’ora non prescindono assolutamente dal mantenere una distanza interpersonale di almeno un metro in tutte le varie fasi del matrimonio.

Lo so, lo so, lo so. Parliamo di un matrimonio, come caspita si fa a tenere la distanza di un metro? E il bacio alla sposa, vuoi non darlo? E un abbraccio a quel cugino che vedo solo a Natale e il Natale scorso abbiamo pure saltato a causa della zona rossa???

Che vi devo dire, ragazzi… è così. Io vi riporto le regole. Non le ho (purtroppo) fatte io e che ci piaccia o non ci piaccia, almeno per quest’anno dobbiamo sottostare a queste disposizioni. Almeno finchè non ci leviamo il covid di torno.

Ballare: le regole anti-covid lo consentono?

Ebbene sì, è consentito, si può ballare.
Ovviamente, anche qui, con le dovute accortezze.

Se il ricevimento è all’esterno, c’è il solo limite della distanza minima di un metro tra le persone che stanno ballando.

Se il ricevimento è all’interno, la distanza tra le persone che stanno ballando è aumentata a 2 metri. E dopo 15 minuti consecutivi di balli è necessario fermarsi per far arieggiare il locale.

balliE’ consentita la musica dal vivo, oltre al dj set.
Ma dovrà esserci una distanza minima di 3 metri tra i musicisti e il pubblico. In realtà alcune fonti dicono 2 metri e altre dicono 1 metro se ci sono le barriere anti-droplet tra band e ospiti. Quindi sul punto ci sono ancora un po’ di dubbi da chiarire.

Per ora le regole sono queste.
Come anticipavo all’inizio, potrebbe anche essere che fra 10 minuti cambino tutto e queste spiegazioni non siano più valide. Quindi aggiornatevi costantemente, prestate attenzione alle varie notizie e, se potete, affidatevi ad un professionista che gestisca la festa al meglio.

Matrimonio con rito simbolico

Matrimonio con rito simbolico

Il matrimonio con rito simbolico in realtà non è un vero matrimonio. Nel senso che non ha valore legale.

Sotto certi aspetti si potrebbe considerare solo una sceneggiata e, per questo motivo, da alcuni non è ben visto.
In realtà è fortemente emozionale, perché sono gli sposi a decidere come vogliono che avvenga, completamente al di fuori degli schemi imposti dai classici rituali dei matrimoni civili o religiosi.

rito simbolico - storiaIn Italia la cerimonia religiosa cattolica è quella da sempre più diffusa, per ragioni prettamente culturali. E benché adesso sia un po’ in decremento, rimane ancora la più frequente. Tuttavia spesso questo non è dovuto alla reale fede degli sposi, ma a ragioni diverse, come la paura del cambiamento. O il voler assecondare i desideri della mamma o – più spesso – della nonna. O la paura del giudizio degli invitati.

Se prima era inaccettabile un altro tipo di cerimonia, a partire dagli anni Ottanta, è aumentato il numero di chi non aveva paura di dichiarare ad alta voce di volere un matrimonio non cattolico. E, con il passare del tempo, il matrimonio civile è diventato normale prassi.

MA!! In entrambe questi riti ci sono dei difetti.
Quello cattolico è ricco di  riti e simboli che possono risultare pesanti, soprattutto se non condivisi. Pur essendo molto bello e scenografico da vedere, con i fiori, l’incenso, l’organo e il tappeto rosso.
Quello in comune è più snello, pratico e anche economico (niente allestimenti). Però è completamente spersonalizzato: quindici minuti, due firme e gli articoli del Codice Civile.

Quando scegliere il rito simbolico

Sono proprio questi i casi in cui va scelto il matrimonio con rito simbolico. Per personalizzare la cerimonia.

rito simbolico - spiaggia
Ph. by Getúlio Moraes

A volte gli sposi sono alle seconde nozze, quindi vogliono qualcosa di particolarmente eccentrico, che non hanno potuto o voluto fare al primo matrimonio.
Oppure sono appassionati dei riti tribali o celtici o altri rituali particolari che non possono essere espletati durante il rito civile.
Oppure vogliono assolutamente sposarsi in una determinata location, ma questa non è autorizzata a celebrare matrimoni validi agli effetti di legge.

Come fare per avere un matrimonio valido?

Ma quindi si deve scegliere tra avere un rito simbolico e avere un matrimonio legalmente valido?

Assolutamente no!

Semplicemente la coppia si sposa prima in Comune o in chiesa, magari con un numero minimo di invitati (a volte solo i testimoni) e poi si realizza la cerimonia simbolica secondo i desideri degli sposi.

A questo punto, di solito, la domanda che mi fanno le coppie è: quali sono i possibili riti?

Esistono varie cerimonie possibili. Possono anche essere combinate tra loro. Oppure gli sposi possono decidere di crearne di nuove a partire da zero.
Ma la cosa bella della cerimonia simbolica è proprio il fatto che si può fare quello che si vuole.

Generalmente i riti più richiesti sono:

  1. Il rito della sabbia, dove gli sposi hanno ciascuno un vaso contenete della sabbia colorata e, durante le promesse, la versano in un terzo contenitore più capiente, mischiando così i colori. Ovviamente rimane scenografica se i vasi sono trasparenti.

  2. rito simbolico - luce
    Ph. by Diego Lozano

    Il rito della luce. Gli sposi hanno ciascuno una candela accesa e con queste accendono insieme una terza candela. A volte il fuoco passa addirittura dai testimoni. Cioè i testimoni hanno anch’essi una candela; la accendono con l’accendino e poi fanno accendere le candele ai rispettivi sposi. E poi, infine, viene acceso l’ultimo cero.

  3. Il legamento delle mani, in cui gli sposi si tengono le mani e il celebrante, mentre loro si scambiano le promesse, lega con un nastro le mani della coppia. Questo rito ha una forte componente religiosa, perché è un tipo di simbologia utilizzata in alcuni culti.

  4. Il rito celtico, basato su antichi rituali di questo popolo.

    In ogni caso tutti queste cerimonie sono personalizzabili a seconda delle esigenze e della volontà degli sposi. Anche la partecipazione degli invitati può essere più o meno significativa, a seconda di quello che la coppia desidera. In alcuni riti, per esempio, c’è un passaggio delle fedi tra gli ospiti, affinché ogni invitato metta la sua energia all’interno degli anelli nuziali, prima che vengano indossati dagli sposi.

    Quindi le possibilità sono davvero infinite.
    Ci sono anche delle agenzie apposite per le cerimonie simboliche, con dei celebranti preparati a tutte le tipologie di riti.

Il mio consiglio

Il mio consiglio, in questi casi, è di focalizzarvi su quello che più piace a voi. Che poi è il motivo fondamentale per cui è nato il rito simbolico.

Un cerimonia più essere bellissima, ma se il contesto non vi appartiene in modo profondo, poi risulta affettata, finta. Si percepisce che non vi calza bene addosso. Allora tanto varrebbe fare il rito cattolico o civile e non pensarci più.

Le cerimonie meglio riuscite sono quelle dove gli sposi si sentono a loro agio, perché c’è coerenza tra la loro personalità e il tipo di cerimonia.

Non fatevi spaventare dal numero di possibilità. E’ tutto bello e siamo d’accordo. Ma partite da voi, da chi siete e da cosa caratterizza le vostre personalità singole e di coppia.
E poi da lì fate la vostra scelta.

rito simbolico
Ph. by Juan Manuel Núñez Méndez

Matrimonio con rito concordatario

Matrimonio con rito concordatario

Il matrimonio con rito concordatario è il classico matrimonio celebrato in una chiesa cattolica. Consente di sposarsi in chiesa e, nello stesso tempo, di dare alla funzione effetti vincolanti anche per lo Stato italiano.
Con un’unica funzione quindi si è sposati sia per la Chiesa e sia per la legge.

Cos’è il matrimonio concordatario

Rito concordatario
Ph. by Josh Applegate

Il rito concordatario è quello celebrato davanti al ministro di culto cattolico, al quale la legge dello Stato italiano riconosce gli stessi effetti del matrimonio civile.
Questo è possibile in virtù dei Patti Lateranensi del 1929, riformati poi nel 1984 con i cosiddetti Accordi di Villa Madama).
Ma sempre a condizione che il matrimonio celebrato davanti al parroco segua le stesse prescrizioni di Legge per i matrimoni civili e purché sia trascritto nei registri di stato civile.

Questo significa che la coppia dovrà espletare tutte le pratiche richieste per il matrimonio civile ma anche presentare i documenti richiesti dalla Chiesa cattolica per soddisfare i requisiti religiosi.

Passi preparatori al matrimonio

Prima di tutto dovete andare a parlare con il parroco: con lui fisserete la data del matrimonio e sempre lui vi darà tutte le informazioni circa la documentazione da presentare.

La parrocchia, di regola, è quella di residenza di uno dei due sposi. Ciò non toglie che ci si possa sposare anche in una parrocchia diversa: in quel caso semplicemente le pratiche saranno un po’ più lunghe.

Dovrete poi seguire il corso fidanzati. Generalmente si segue presso la parrocchia dove ci si sposerà, ma non è un obbligo. Si può seguire anche in un’altra sede e addirittura in un’altra città. L’importante è che otteniate poi il certificato che attesta che l’avete completato regolarmente.
Mi è capitato spesso di coppie originarie del sud che tornavano nella città di origine per il matrimonio, ma, per ragioni di praticità, hanno seguito il corso a Milano. E’ regolare e non comporta problemi di nessun tipo.

Siccome si tratta pur sempre di un matrimonio valido anche per lo Stato, bisogna seguire le stesse prescrizioni di legge. Quindi è necessario fare richiesta di pubblicazioni in Comune, pagare i bolli e ottenere il certificato di avvenuta pubblicazione, che ha validità di 6 mesi.

Per il matrimonio cattolico è previsto, comunque, un regime di doppia pubblicazione: vanno fatte anche le pubblicazioni ecclesiastiche, ad opera del parroco. Devono essere affisse alle porte della chiesa sia dello sposo che della sposa (se diverse) per 8 giorni consecutivi comprendenti due domeniche.

Una volta espletata tutta questa burocrazia, potete tranquillamente sposarvi.

La cerimonia di rito concordatario

La cerimonia in chiesa è più complessa di quella in Comune.
Segue il rito cattolico, quindi occorrerà incaricare delle persone per leggere le letture, suonare e cantare, portare i doni all’altare al momento dell’offertorio, ecc… Sarà necessario stampare i libretti della messa e addobbare la chiesa con i fiori.
Tutte queste cose spettano a voi sposi, non vengono fatte dal parroco o da altri addetti. E’ la coppia che si deve attivare per tutto ciò che riguarda la liturgia. A meno che, chiaramente, abbia una wedding planner.

Cerimonia rito concordatario

Per gli effetti civili, è necessaria la presenza di due testimoni per parte. E’ possibile anche averne in numero maggiore, ma l’atto di matrimonio ne richiede solo due. Quindi se ce ne sono, per esempio, tre, un testimone non firmerà la copia dell’atto che viene trasmessa in Comune, ma solo quella che resta alla Chiesa.

Durante la celebrazione il parroco deve obbligatoriamente dare lettura degli articoli del codice civile riguardanti i diritti e i doveri dei coniugi.

Dopo il matrimonio il parroco compila l’atto di matrimonio in duplice originale, che deve essere sottoscritto dal parroco stesso, dagli sposi e dai testimoni. L’atto contiene le generalità complete degli sposi, l’indicazione di luogo e data della celebrazione e le generalità del celebrante. E può essere inserita anche la scelta del regime patrimoniale (comunione o separazione dei beni).
Il parroco deve trasmettere una copia di questo atto, entro e non oltre 5 giorni, all’ufficiale di stato civile del comune in cui è avvenuto il matrimonio per la trascrizione nei registri comunali.
Se il non venisse trascritto, resterebbe un atto religioso privo di effetti per l’ordinamento italiano.

Gestire la cerimonia concordataria

La cerimonia concordataria è la più tradizionale ma anche quella che richiede più impegno nella preparazione. Nonché più abilità nella gestione delle varie parti della cerimonia, il giorno stesso del matrimonio.

Per questo motivo le Wedding Planner fanno anche solo il cosiddetto coordinamento, cioè la regia delle giornata. Controllano, in sostanza, che tutto fili liscio.

Questo è importante soprattutto per le cerimonie in chiesa, dove si chiede agli invitati di partecipare attivamente con delle letture o con altri gesti tipici del rito. Ma gli ospiti potrebbero essere atei, agnostici o appartenere ad altri culti. O semplicemente non essere praticanti e quindi non sapere come muoversi o a chi rivolgersi. Perciò è essenziale avere una figura di riferimento, che guidi e coordini la cerimonia e permetta alla celebrazione di svolgersi con fluidità.

Se vi raccontassi tutto quello che ho visto in questi anni…

matrimonio con rito concordatario
Ph. by Josh Applegate

Matrimonio con rito civile

Matrimonio civile

Come anticipato nel mio ultimo articolo, in Italia esistono vari tipi di cerimonie di matrimonio; oggi vorrei approfondire il tema del matrimonio celebrato con il solo rito civile.
Alcuni dei punti che toccherò (per esempio la richiesta di pubblicazioni) riguardano anche il matrimonio concordatario, ma ho deciso di trattarli direttamente qui per maggiore completezza e comodità.

Le pubblicazioni di matrimonio

La richiesta di pubblicazioni va fatta presso l’Ufficio Matrimoni del Comune di residenza di almeno uno dei due fidanzati, portando il proprio documento d’identità in originale e in fotocopia.

Può essere fatta anche solo da uno dei due sposi, purché abbia una delega dell’altro, unitamente ad una copia del documento d’identità.

E, addirittura, può farla anche una terza persona!
Sempre con delega dei futuri sposi (in questo caso di entrambi) e con le copie dei rispettivi documenti d’identità.

La richiesta di pubblicazioni ha un costo di € 16,52, a cui si aggiungono € 16 per ogni Comune “coinvolto”.

Facciamo un esempio con Milano.

  • Se entrambi gli sposi risiedono a Milano e si sposano a Milano, la pratica costerà € 16,52. Facile, semplice, lineare.
  • Se gli sposi risiedono in due Comuni differenti e, quindi, uno a Milano e uno in un diverso Comune, il costo sarà di € 32,52, cioè € 16,52 a cui vanno aggiunti altri € 16.
  • Se poi la cerimonia si svolge in un altro Comune, al costo delle pubblicazioni occorre aggiungere altri 16 euro ancora.

L’importo va pagato in contanti direttamente all’Ufficiale di Stato Civile, al momento della presentazione della richiesta di pubblicazioni.
Attenzione a non portare voi le marche da bollo, perché gli uffici non le accettano: l’assolvimento dell’imposta avviene in modo virtuale e quindi non servono le marche cartacee.

Le pubblicazioni devono rimanere affisse per 8 giorni consecutivi presso i Comuni di residenza degli sposi, all’interno dell’Albo Pretorio. Oggi questo si trova anche online, quindi le pubblicazioni, di fatto, risultano anche sui siti internet dei Comuni di residenza dei fidanzati.

All’esito, il Comune rilascia il certificato di avvenuta pubblicazione, che ha una validità di 180 giorni. Questo significa che il matrimonio dev’essere celebrato entro questo termine. Che di fatto sono 6 mesi.

La cerimonia di matrimonio con rito civile

Una volta ottenuto il certificato di avvenuta pubblicazione, la coppia deve prendere un appuntamento in Comune, sempre presso l’Ufficio Matrimoni, per prenotare la data delle nozze.

La cerimonia di matrimonio con rito civile può essere gratuita o può avere dei costi, che comunque sono minimi e accessibili a tutti.
I costi sono dovuti a diversi fattori che variano a seconda:

  1. che almeno uno degli sposi sia residente nel Comune dove avviene la celebrazione del matrimonio;
  2. che gli sposi siano cittadini italiani o stranieri dell’UE o extra UE;
  3. dal giorno e dall’orario in cui gli sposi vogliano celebrare il matrimonio;
  4. che gli sposi vogliano celebrare le nozze nel luogo preposto dal Comune o presso una location (pur sempre autorizzata dal Comune, ma diversa rispetto ai luoghi messi a disposizione dall’Amministrazione Comunale).

Il matrimonio può essere anche celebrato da una persona “vicina” alla coppia, purché sia cittadino italiano, maggiorenne, abbia tutti i diritti civili e politici e NON sia un parente di primo grado degli sposi.
In questo caso è sufficiente fare richiesta in Comune almeno 30 giorni prima del matrimonio e si viene delegati dal sindaco.

Sembra tutto abbastanza semplice, cosa ne dite?

matrimonio rito civile
Ph. by Nick Karvounis

Cerimonie di matrimonio

Cerimonie di matrimonio

Con l’articolo di oggi voglio introdurre l’argomento delle cerimonie di matrimonio. Poi, nelle prossime settimane andrò ad approfondirle singolarmente, dedicando a ciascuna di esse uno spazio particolare e a sé stante.

Non tutte le cerimonie di matrimonio sono valide fin da subito agli effetti di legge. In alcuni casi, il rito produce immediati effetti civili. In altri casi, invece, occorre trascrivere l’atto di matrimonio o anche fare un’apposita cerimonia valida per lo Stato italiano.

Cerimonie di matrimonio produttive di effetti civili

Le cerimonie valide agli effetti civili fin da subito sono quelle civili e quelle concordatarie.

La cerimonia civile è quella laica, che si tiene in municipio o in un luogo preposto alla celebrazione, appositamente autorizzato dal Comune.

Quindi potrà essere una sala comunale oppure un luogo di interesse storico o architettonico che il Comune adibisce a luogo per le celebrazioni di nozze. Oppure il luogo per la cerimonia potrebbe anche essere all’interno di una location che ne abbia fatto richiesta e abbia ottenuto lo status di “casa comunale”.

cerimonie di matrimonio cattolico
Ph. by Josh Applegate

La cerimonia concordataria è quella di rito cattolico.
Si celebra in chiesa o in una cappella o comunque in un luogo consacrato preposto dall’autorità ecclesiastica alla celebrazione delle nozze.

E’ immediatamente produttiva di effetti civili anche per lo Stato in forza di una legge del 1929, poi revisionata nel 1984. Ma di questo vi parlerò nei mie prossimi articoli.

Cerimonie NON produttive di effetti civili IMMEDIATI

Esistono delle cerimonie di nozze che non producono immediatamente i loro effetti per la legge italiana.

Cerimonie di matrimonio acattoliche
Ph. by Muhammad Murtaza Ghani

Le cerimonie religiose acattoliche sono relative a tutti i culti diversi da quello

cattolico: queste religioni sono ammesse in Italia, ma la celebrazione del matrimonio secondo i loro rituali non è produttiva di effetti diretti. Il matrimonio avrà validità per lo Stato solo dopo la trascrizione dell’atto di matrimonio. Quindi, dopo la celebrazione, sarà necessario un iter burocratico per la trascrizione nei registri di stato civile.

Bisogna specificare che questo tipo di cerimonia non è una terza tipologia rispetto a quella civile e concordataria. Può essere definita come una forma particolare di matrimonio civile, celebrata da un ministro di culto acattolico che assume la funzione di delegato dall’ufficiale di stato civile.

Cerimonie NON produttive di effetti civili

Esiste poi una tipologia di cerimonia divenuta di moda negli ultimi anni ed è la cosiddetta cerimonia simbolica.

Generalmente si usa quando gli sposi vogliono celebrare le nozze con rito civile in un particolare luogo (ad esempio una spiaggia) ma il Comune non ha autorizzato la location (o la location non ha mai fatto richiesta) a celebrare matrimoni legalmente validi. Oppure quando la coppia vuole seguire un rituale specifico (ad esempio il rito celtico) che non è previsto da nessun culto religioso ammesso in Italia.

Questa cerimonia non ha valore legale, quindi la coppia dovrà comunque sposarsi in municipio (o anche in chiesa) per rendere l’unione valida agli effetti civili.

Voi quale di queste opzioni scegliereste?

Cerimonie di matrimonio
Ph. by Samantha Gades

Sposarsi in una diocesi diversa

Sposarsi in una diocesi diversa

Ho passato tre week end di gennaio nella Fiera degli Sposi digitale. L’ultimo giorno si è collegata una coppia che, tra le varie questioni legate al matrimonio, mi ha chiesto spiegazioni su come fare per sposarsi in una diocesi diversa dalla loro.

Questa richiesta mi ha dato lo spunto perfetto per questo articolo.

 La parrocchia di appartenenza

Che siate fedeli praticanti oppure no, in ogni caso avete una parrocchia “di appartenenza”, che è quella del luogo di residenza.

La tradizione vuole che ci si sposi nella parrocchia della sposa. Ma è possibile anche sposarsi nella parrocchia del luogo di residenza dello sposo. O in quella della casa dove la coppia andrà ad abitare dopo le nozze.

sposarsi in diocesi diversa
Ph. by Žan Janžekovič

Queste sono le tre opzioni che non recano nessun problema nell’iter burocratico.
Tuttavia si può scegliere anche una chiesa che non sia una delle tre appena citate.

Per esempio, se gli sposi volessero convolare a nozze in quella bellissima chiesetta in cima alla scogliera dove si sono conosciuti… si può fare. Semplicemente ci sarà una procedura burocratica da seguire. Forse un po’ complessa e un po’ meno rapida del consueto, ma comunque possibile.

Sposarsi in parrocchia diversa, ma stessa diocesi

Se la chiesa “desiderata” si trova nella stessa diocesi di quella di appartenenza, semplicemente il parroco di quest’ultima dovrà dare il suo benestare alla celebrazione del matrimonio in altra parrocchia.

Tale via libera viene dato all’altro parroco con la trasmissione dell’attestato riassuntivo dei documenti di cui la coppia ha bisogno per sposarsi, unitamente al nulla osta del Comune di residenza, con allegato il certificato delle avvenute pubblicazioni civili.

Insomma, si tratta semplicemente di andare a parlare con il proprio parroco e spiegargli il motivo per cui ci si vuole sposare in un’altra chiesa.
Se lui non ha nulla da obiettare (a me non è mai successo, sono sempre stati tutti molto disponibili), si va a parlare con il parroco delle chiesa scelta per il matrimonio, per verificare anche la sua disponibilità e per fissare la data.
Infine, bisogna recarsi in Comune per fare gli stessi documenti che si farebbero per la chiesa di appartenenza; si consegnano al proprio parroco, che li trasmetterà, insieme al proprio benestare, al parroco della chiesa dove si terranno le nozze.

Sposarsi in parrocchia e diocesi diverse

In questo caso, quando anche la diocesi è diversa, l’iter è un po’ più lungo.

Il concetto di fondo è lo stesso e i documenti richiesti restano gli stessi.
Semplicemente non basta il benestare del parroco della parrocchia di appartenenza, ma occorre anche quello della Curia di cui fa parte detta parrocchia.

Quindi:

  1. andate dal vostro parroco per il suo consenso;
  2. andate dal parroco della chiesa prescelta per essere certi della sua disponibilità e per fissare la data (è importante farlo il prima possibile, perché c’è un solo registro matrimoni e quando una coppia si sposa in un’altra diocesi, il registro dev’essere spostato. Quindi ci può essere un solo matrimonio “esterno” al giorno);
  3. andate in Comune a fare i documenti civili e, una volta ottenuti, andate dal parroco di appartenenza a consegnarli. Egli li trasmetterà, unitamente ai documenti ecclesiastici richiesti, alla Curia per la vidimazione;
  4. una volta ricevuto il nulla osta della Curia, viene trasmesso il permesso definitivo al parroco della chiesa dove si terrà il matrimonio.

E a quel punto, i giochi sono fatti!

Lo so, è burocrazia fastidiosa. Sarebbe più semplice fare come in America, dove si chiede semplicemente la licenza di matrimonio e poi il celebrante comunica le avvenute nozze. Ci si sposa dove si vuole, con il rito che si vuole.

Giuro che è proprio così, l’ha spiegato Hillary Schepps in una delle interviste sul mio canale YouTube.

Vi piacerebbe questo tipo di modalità?

Sposarsi in diocesi diversa
Ph. by Arshad Pooloo

restituzione caparra causa covid

Cambio di data causa Covid: che fine fa la caparra?

Ieri sera ero a cena con un’amica avvocato e parlavamo della situazione relativa agli spostamenti dei matrimoni a causa della pandemia.
In particolare ci siamo confrontate sulla questione della restituzione delle caparre già versate alle location.

La caparra già versata, che fine fa?

La situazione sembrerebbe di facile risoluzione, perchè si tratta, apparentemente, di un “caso di scuola”.

Secondo l’art, 1463 Cod. Civ., infatti, “Nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito“.

Che, tradotto in italiano, significa che se i contraenti volevano adempiere ma è successo qualcosa, indipendente dalla loro volontà, che ha fatto sì che la prestazione non potesse essere eseguita, allora il contratto si risolve (= si estingue). E se è stata pagata una caparra, va restituita.

La norma si spiega considerando che nei contratti a prestazioni corrispettive ciascuna prestazione trova giustificazione nella prestazione della controparte: quindi, se una di esse viene meno, viene meno anche la causa che giustifica la controprestazione.

Perciò, apparentemente la caparra andrebbe restituita.

Ma io ho dei dubbi in merito.

Perchè in realtà in questo caso la prestazione della location può essere eseguita. Solo non è stato possibile eseguirla nel momento previsto, per causa di forza maggiore (il covid). Ma del resto, nemmeno il matrimonio ha potuto essere celebrato.

Diverso sarebbe nella circostanza in cui, per esempio, il ristorante crollasse e quindi non esistesse più.
In questo caso, ovviamente la prestazione diventa impossibile da eseguire e quindi il contratto si risolverebbe e la caparra dovrebbe essere restituita.
Lo stesso varrebbe anche se i titolari avessero un diverso ristorante e proponessero agli sposi di trasferire lì il ricevimento, perchè gli sposi avevano scelto proprio quella location e quindi, essendo crollata, viene meno la causa della loro prestazione.

Il Sole 24ore, in risposta ad un quesito posto da una coppia, che potete leggere a questo link, sostiene la tesi iniziale, cioè che il contratto può essere risolto con restituzione della caparra.

La questione, quindi, è abbastanza controversa e ci sono vari fattori da considerare.
Soprattutto vanno vagliate le varie disposizioni regionali, va considerato se la data inizialmente scelta per il matrimonio era in periodo di pieno divieto di matrimonio, va valutata l’effettiva disponibilità della location ad eseguire la prestazione…
Ricordiamo sempre che la legge è interpretabile.

Quindi? Qual è il consiglio?
Consultate un avvocato, prima di accettare delle nuove condizioni che non vi soddisfano appieno.
Può essere che la risposta vi sorprenda.

restituzione della caparra
Ph. by Tingey Injury Law Firm

Il matrimonio del minore

Il matrimonio del minore

Io sono laureata in giurisprudenza e ho fatto la tesi triennale in diritto di famiglia, sul matrimonio del minore.

E’ un argomento poco noto. Alcuni pensano che ci si possa sposare solo dopo i 16 anni perchè si diventa minori emancipati, altri ritengono che sia il matrimonio a creare l’emancipazione, altri ancora che ci si possa sposare solo se si è già ottenuta l’emancipazione. Insomma, un bel minestrone.

Con l’articolo di oggi, voglio fare un po’ di chiarezza.

La disciplina prima del 1975

Prima del 1975, la legge prevedeva il raggiungimento della maggiore età a 21 anni e faceva coincidere con questa, l’età minima per contrarre liberamente matrimonio. Tuttavia, l’art. 84 c.c. prevedeva la possibilità anche per i minori di anni 21 di sposarsi: infatti, era possibile contrarre validamente matrimonio dopo il compimento dei 14 anni per la donna e 16 anni per l’uomo.
Il permesso dei genitori o del tutore era condizione necessaria e sufficiente per contrarre matrimonio prima del compimento della maggiore età.
Era inoltre possibile abbassare ulteriormente il limite minimo d’età a 12 anni per la donna e 14 anni per l’uomo, ma in questo caso non era più sufficiente il permesso dei genitori: era necessario che ricorressero gravi motivi e che fosse accordata una dispensa dal Capo dello Stato o dall’autorità a ciò preposta.

Il parametro di valutazione utilizzato, essenzialmente sotto l’influenza del codice di diritto canonico, per individuare l’età minima per contrarre matrimonio, era costituito fondamentalmente dall’idoneità sessuale dei soggetti, idoneità che, in linea di massima, la donna raggiunge prima dell’uomo. Se, tuttavia, si tiene presente che il matrimonio è un negozio giuridico e l’età fissata per porre in essere validamente qualunque altro tipo di negozio era 21 anni, risulta evidente che il parametro di riferimento per valutare l’idoneità dei soggetti ad assumersi l’impegno matrimoniale, era qualitativamente diverso rispetto a quello utilizzato per valutare l’idoneità dei soggetti a porre in essere tutti gli altri atti giuridicamente validi.
Questa palese incoerenza si saldò con il contesto storico dell’inizio degli anni Settanta, che vedeva una rivoluzione dei rapporti sociali ispirata al valore della parità tra uomo e donna e al tramonto della famiglia patriarcale, e con la nuova concezione della famiglia come società composta da persone consapevoli delle loro responsabilità, in grado di dare maggiore stabilità all’istituto del matrimonio, inteso come unione spirituale e materiale: tutti questi motivi portarono il legislatore alla decisione di inserire nella riforma del diritto di famiglia l’innalzamento dell’età matrimoniale.

La disciplina dopo il 1975

L’attuale normativa prevede che l’età minima per contrarre matrimonio coincida con la maggiore età per entrambi i coniugi, senza alcuna distinzione di sesso.
Tuttavia il divieto di contrarre matrimonio prima dei 18 anni non è inderogabile.
Il Tribunale per i Minorenni può autorizzare a contrarre matrimonio il minore che abbia compiuto i 16 anni.

L’autorizzazione del Tribunale sostituisce l’assenso dei genitori previsto nella disciplina previgente: l’ingerenza dell’autorità parentale viene eliminata in quanto il matrimonio è un atto personale degli sposi, che implica una loro assunzione di responsabilità e che deve prescindere dall’influenza della famiglia d’origine.
Per essere ammesso al matrimonio, il minore infradiciottenne deve dimostrare di fronte al Tribunale di avere una sufficiente maturità psico-fisica, fondate ragioni e gravi motivi per la sua richiesta; sulla scorta degli elementi raccolti, il giudice procede o meno all’autorizzazione delle nozze, decidendo con decreto emesso in Camera di Consiglio.

La maturità psico-fisica

Il legislatore, nella stesura della norma, non ha inserito nessuna indicazione, nessun parametro oggettivo a cui il giudice possa riferirsi nell’accertamento della maturità psico-fisica del minore che domanda l’autorizzazione al matrimonio. Di conseguenza, non esiste una definizione astratta e sicuramente corretta di questo requisito richiesto dalla legge, il quale resta inevitabilmente legato alla soggettiva interpretazione del giudice.

In generale, si ritiene che la maturità psico-fisica debba essere intesa come complessiva idoneità del soggetto ad intendere il significato del matrimonio nella sua complessità ed integralità e ad affrontare la vita coniugale con le relative responsabilità.

Questa interpretazione è coerente con i cambiamenti sociali intervenuti e con la nuova concezione del matrimonio, non più mera istituzione e comunità produttiva, ma comunità di affetti nella quale si sviluppa la personalità di ciascuno.
Ecco che, allora, elemento fondamentale di valutazione, in ordine alla capacità matrimoniale, diventa non più la maturità fisiologica bensì quella psicologica, intesa come idoneità a comprendere il significato e la portata dell’istituto matrimoniale, soprattutto in una società caratterizzata dalla mancanza di sicuri modelli di vita, e dove si è passati dalla famiglia patriarcale (nella quale alla immaturità e all’inesperienza dei giovanissimi coniugi sopperivano il sostegno e la maturità dei più anziani) alla famiglia nucleare (in cui si richiede invece una maggiore autonomia e sicurezza non soltanto psicologica ma anche economica).

La gravità dei motivi e la fondatezza delle ragioni addotte

Oltre all’accertamento della maturità psico-fisica, il giudice deve verificare la sussistenza di fondate ragioni e gravi motivi che spingono il minore a domandare l’autorizzazione alle nozze.
Anche per questi concetti manca totalmente una definizione legislativa: è ormai pacifico che la fondatezza delle ragioni si riferisca alla verificabilità in concreto delle motivazioni addotte dal minore alla sua richiesta di autorizzazione, cioè le ragioni devono essere fondate in quanto oggettivamente verificabili dal giudice.

Per quanto riguarda i gravi motivi, sono da riferire alle motivazioni che spingono i soggetti a richiedere l’autorizzazione a contrarre matrimonio prima della maggiore età e non alle ragioni relative alla decisione di sposarsi. In termini generali, occorre considerare grave il motivo ogni volta in cui, non autorizzando il matrimonio, si priva il minore di una positiva esperienza di vita o si frappongono ostacoli alla sua realizzazione personale.

Un nodo fondamentale da sciogliere in tema di gravi motivi, riguarda lo stato di gravidanza della minore da ammettere al matrimonio.
In generale, giurisprudenza e dottrina affrontano la questione da un punto di vista del tutto teorico, ignorando assolutamente i diritti del nascituro: il concetto di maturità psico-fisica e di gravi motivi diventano le uniche realtà su cui, per legge, il giudice deve costruire la propria decisione e non esiste un nascituro come soggetto di diritti: esiste solo il fatto della gravidanza da commisurare alle condizioni di maturità dell’interessata.
Volendo fare un commento critico, si potrebbe osservare che, alla resa dei conti, la minore richiedente non è l’unico soggetto minorenne da tutelare: c’è anche il nascituro, a cui è lo stesso ordinamento giuridico ad attribuire dei diritti, in altri ambiti, e al quale, forse, in questo frangente, si dovrebbe pensare maggiormente.

Il procedimento di autorizzazione

Il provvedimento dev’essere chiesto con ricorso a cura del diretto interessato.
Questa capacità riconosciuta al minore, pur legalmente incapace, chiarisce che il legislatore ha voluto garantire la diretta gestione da parte dell’interessato alle sue vicende matrimoniali, introducendo una fattispecie peculiare di capacità d’agire anticipata, per un singolo e specifico atto.

Competente a ricevere e a pronunciarsi sull’istanza del minore è il Tribunale per i Minorenni che deve sentire il Pubblico Ministero e i genitori (o il tutore) del richiedente. Questo parere che viene richiesto, non ricalca affatto la fattispecie dell’assenso, ma opera esclusivamente come indice indiretto per una migliore valutazione della maturità psico-fisica del minore o della fondatezza delle ragioni addotte a fondamento dell’istanza.
Il Tribunale si pronuncia con decreto motivato, che viene comunicato al PM, agli sposi e ai genitori e può essere impugnato nel termine perentorio di 10 giorni dalla comunicazione: il provvedimento acquisterà efficacia solo dopo che sia trascorso inutilmente il termine per l’impugnazione.

L’impugnazione

Il reclamo può essere proposto per qualunque motivo, formale o sostanziale, di legittimità o di merito.
Può essere fatta valere come motivo di reclamo anche la mancanza del parere che PM e genitori sono chiamati a dare.
La valutazione della Corte d’Appello dovrà riguardare, sia pure sulla base di indici ulteriori, eventualmente non prospettati in primo grado, la maturità psico-fisica del minore al rapporto matrimoniale e la fondatezza e la gravità dei motivi addotti a giustificazione dell’istanza.
La norma non specifica a chi competa il potere di proporre reclamo, ma la decorrenza del termine dalla comunicazione del decreto lascia intendere che il potere di reclamare competa a tutti i destinatari della comunicazione, cioè al PM, ai genitori (o al tutore) e agli sposi.

Il matrimonio del minore
Ph. by Melinda Gimpel 

Natura giuridica del matrimonio

La natura giuridica del matrimonio

Natura giuridica del matrimonio
Ph. by Bill Oxford

Mentre pensavo al piano editoriale per questo blog, mi è venuto in mente di inserire anche qualche argomento giuridico.

Perchè in effetti ogni tanto mi dimentico di essere una giurista.

E la prima cosa di cui vorrei parlare, a questo proposito, è quella che amo definire la più grossa eresia giuridica che esista, vale a dire la frase: “Il matrimonio è un contratto”.

Cercherò di chiarire il concetto una volta per tutte, in modo che non ci possano più essere fraintendimenti in merito.

Il matrimonio NON è un contratto.

Per dimostrare questa mia affermazione, parto dalla definizione di “contratto” secondo l’art. 1321 Cod. Civ.
Il contratto è l’accordo tra due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”.

Possiamo vedere come il contratto sia un accordo tra due o più parti. Quindi anche tre, quattro, cento, mille parti.
Come ad esempio i Contratti Collettivi Nazionali per le categorie lavorative. Tutti i lavoratori appartenenti a quella categoria sono parti di quel contratto collettivo.
Il matrimonio, invece, è un accordo fra due sole parti, cioè i due sposi (che in legalese stretto si chiamano “nubendi”).

E già questo basterebbe per dimostrare che il matrimonio non appartiene alla categoria dei contratti. Ma andiamo avanti, perchè ci sono altri dettagli.

Il contratto è finalizzato a costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico.
Il matrimonio sicuramente non estingue nessun rapporto giuridico.

Infine la parte meno intuitiva. Il contenuto patrimoniale.

Sì, perché quasi tutti ritengono che, siccome il matrimonio può essere con comunione o separazione dei beni, allora sia a contenuto patrimoniale.
Ma questa deduzione non è corretta.
Infatti il matrimonio ha un contenuto primariamente personale, perché volto alla costituzione di un nuovo status personale tra i coniugi.
Poi ha anche conseguenze patrimoniali, ma non sono l’essenza del matrimonio, né il suo scopo principale (almeno nelle intenzioni del legislatore…).

Quindi il matrimonio che natura giuridica ha?

Il matrimonio è un negozio giuridico bilaterale personale.

Spero che questa spiegazione sia stata abbastanza chiara e sia altrettanto chiaro perchè l’affermazione che il matrimonio sia un contratto equivale a un’eresia giuridica…

Per qualsiasi informazione o chiarimento ulteriore, contattatemi!