Il matrimonio negli USA

Il matrimonio negli Usa

La nuova rubrica del mio canale YouTube uscita proprio oggi e di cui parlavo nel mio precedente articolo,  mette a confronto la cultura sul matrimonio negli USA e in Italia.

La rubrica, di fatto, è un’unica lunga intervista fatta a Hillary Schepps Roselli, direttrice didattica di Intuition, una scuola di Formazione linguistica di Bologna.
Ogni domanda di questa intervista tocca un argomento. E ogni argomento compone un video, lungo al massimo cinque minuti.

E’ un bellissimo spaccato sulla cultura americana e soprattutto permette di capire i matrimoni di alcuni film o serie tv, in cui si vedono cose che per noi non hanno senso… ma effettivamente accadono!

Chi è Hillary?

Il matrimonio negli USA - Hillary
Hillary Schepps Roselli

Hillary è una giovane donna, nata e cresciuta negli Stati Uniti.

Ha studiato all’università di Yale, specializzandosi in linguistica e, poiché durante un viaggio si era innamorata dell’Italia, dopo la laurea ha scelto di venire a vivere nel nostro Paese.

Qui ha conosciuto Roberto, che ha poi sposato e con il quale lavora nella loro scuola di formazione linguistica aziendale, a Bologna.

Si occupa di gestire un team di docenti, per progetti che riguardano sia PMI, sia multinazionali. 

Ma la cosa bella di Hillary, quella per la quale ci siamo “trovate”, è che lei ama moltissimo la conoscenza di diverse culture.
Per lavoro, si occupa di abbattere le barriere linguistiche, ma – come me – crede che sia più semplice farlo se si conosce la cultura del popolo di cui si sta imparando la lingua. Scoprire le tradizioni, gli usi, i modi di dire, le radici culturali… aiutano nella comunicazione e nella comprensione gli uni degli altri.

Quindi per me è stato naturale chiedere a Hillary, quando ho pensato di creare una rubrica sul confronto tra il matrimonio negli USA e quello italiano.
E lei si è subito entusiasmata di questo progetto e ne è uscita una bellissima serie di video.

Gli argomenti della rubrica

Ogni domanda della rubrica è un argomento.

Noi siamo abituati a vedere film americani con trama incentrata su matrimoni.

Culture a confronto - il matrimonio negli USA

Cito solo qualche esempio: “Se scappi ti sposo“, “Il matrimonio del mio migliore amico“, “Bride wars“, “Una notte da leoni“. E moltissimi altri.
E ovviamente tantissime serie tv hanno inserito dei matrimoni nei loro episodi. Tra i più famosi possiamo ricordare il matrimonio di Carry e Mr. Big di “Sex and the city”, oppure quello tra Monica e Chandler di “Friends”, oppure ancora, quello di Patrick e Teresa in “The mentalist”.

In questi film succedono cose più o meno folli. Gente che si imbuca alla festa di nozze facendosi passare per il cugino di terzo grado, invitati che chiedono se ci sarà la cena, regali consegnato agli sposi il giorno stesso delle nozze…

Ma sono cose vere o è fantasia cinematografica?

Questi sono prevalentemente gli argomenti che ho toccato con Hillary: partendo dai film, ho chiesto se le situazioni fossero vere.
Oppure, in alcuni casi, ho valutato alcune tradizioni italiane e ho domandato se lo stesso accadesse anche in America o, eventualmente, quale sia il “corrispettivo” statunitense.

Nel primo video abbiamo parlato del ricevimento: come avviene? Ci si siede a tavola come da noi?

Vi invito a scoprirlo, guardando il video qui sotto.
Per i prossimi, potete iscrivervi al canale e cliccare sulla campanella, in modo da ricevere direttamente la notifica quando verranno pubblicati.

Regalare un sorriso

Concerto per regalare un sorriso

Siamo alla vigilia di Natale e ormai è quasi un anno che scrivo in questo blog. Ho toccato molti argomenti sul matrimonio e tanti ne tratterò in futuro. Ma oggi voglio dedicare questo post ad un’iniziativa che ho creato e lanciato nell’ultimo mese e mezzo: un concerto digitale per regalare un sorriso a chi è solo in questo Natale.

Come è nata l’idea

Io canto in un coro e negli ultimi anni avevamo preso l’abitudine di andare nelle case di riposo, nei giorni prima di Natale, per tenere un piccolo concerto per gli anziani. Nulla di particolare, canzoni tipiche natalizie, soprattutto in italiano e principalmente degli anni Cinquanta.

Quest’anno ovviamente non abbiamo potuto farlo.

Io sono di Milano e appena hanno dichiarato la zona rossa, ho pensato che a Natale saremmo stati, in un modo o nell’altro chiusi o limitati negli spostamenti. E mi è venuto da pensare ai vecchietti nelle RSA, che già vedono poco le loro famiglie…

Quindi ho lanciato l’idea sul gruppo Facebook di Rockin’1000 di creare un mini concerto di Natale da inviare alle case di riposo, per regalare un sorriso, insieme ad un po’ di serenità e leggerezza.

Hanno aderito in tantissimi e ho coinvolto anche amici musicisti non appartenenti a Rockin’1000. Due ragazzi in particolare, Cristian e Giorgia, mi hanno dato una mano enorme dell’organizzazione. E abbiamo creato il video che potete vedere qui sotto, in calce al post.

Come è stato realizzato il video-concerto

Per realizzare questo video-concerto, abbiamo usato un sistema già sperimentato in passato. In quel caso noi eravamo musicisti e non organizzatori e, quindi, non avevamo tutti i “segreti del mestiere”. Però le basi c’erano e quindi abbiamo fatto il meglio che potevamo, con gli strumenti che avevamo a disposizione.

Abbiamo scelto quattro canzoni di Natale, indicando una versione specifica per ciascuna. Per esempio, c’era “Let it snow“, che è stata interpretata da molti artisti. Quindi abbiamo specificato che doveva essere la versione di Frank Sinatra.

Abbiamo poi sovrapposto il click (metronomo, per il tempo) alla canzone originale, in modo che tutti potessero suonare a tempo, nel modo più preciso possibile.

Ciascuno poi, a casa, doveva fare due registrazioni: un audio, da registrare con l’originale in cuffia, in modo che nella registrazione si sentisse solo la sua voce/strumento. E un video, da registrare in playback, ma in modo che si sentisse in sottofondo la traccia originale. In questo modo, nel montaggio si potevano sincronizzare tutti gli audio e i video.

Una volta raccolti tutti i file, Cristian e Marco hanno sistemato e mixato tutti gli audio e Giorgia e Federico hanno montato i video e li hanno sincronizzati. Infine Giorgia ha fatto il montaggio finale, inserendo la mia introduzione e i titoli di coda.

E’ stato un lavoro pazzesco e senza questi ragazzi, non avrei mai potuto realizzare il concerto e quindi non avrei potuto regalare un sorriso.

E quando ho visto il risultato finale… sono loro che hanno regalato un sorriso a me.

Spero davvero che tutte le strutture a cui l’ho inviato trovino il modo di farlo vedere ai loro ospiti.
Spero davvero che in questo Natale così particolare, arrivi un po’ di luce lì dove serve.

 

Abito da sposa rock

Abito da sposa rock

Un abito da sposa può essere rock?

Oggi ho intervistato per la mia rubrica di YouTube “La parola agli esperti“, proprio su questo tema, una sarta e stilista. In realtà lei non ama farsi chiamare così, preferisci un’altra definizione… ma questo lo scoprirete sabato, guardando l’intervista.

Settimana scorsa ho parlato dell’evoluzione del vestito da sposa nella storia. E sulla mia pagina Instagram sto mostrando gli abiti delle varie donne della Royal Family inglese. Devo dire che, anche tra loro, ci sono stati vari abiti particolari o comunque molto progressisti. Possiamo definirli “abiti rock“?

Qui con voi, oggi, vorrei capire cosa si intenda esattamente con questo termine.

Abito rock in senso stretto

Se mi riferissi ad un abito da sposa rock nel senso più stretto del termine, dovrei fare riferimento esclusivamente al fattore musicale.
E quindi potremmo avere moltissimi abiti, tanti quanti sono i vari stili rock: rockabilly, hard rock, progressive rock, christian rock, ecc…

Quelli più gettonati, sinora, sono stati gli abiti in stile rockabilly. Abito da sposa rock - stile rockabilly
In alcuni casi per una particolare passione degli sposi al genere musicale degli anni Cinquanta e sessanta. In altri casi per il dilagare, negli anni Duemila, della moda vintage, che ha colonizzato qualsiasi aspetto della vita quotidiana.
Paola, una sposa originaria di Caracas e residente in Italia dagli anni dell’adolescenza, ha raccontato a PanoramaSposi il suo matrimonio, pensato e realizzato proprio in questo stile. Abito compreso. E devo dire che, a mio parere, ha perfettamente colto nel segno. Consiglio davvero la lettura di questo articolo, perché è davvero molto bello e interessante.

Passando poi al genere goth, metal e hard rock, vale la pena di parlare degli abiti da sposa neri, entrati nelle collezioni delle grandi case di moda a partire dal 2015.
Possiamo citare, ad esempio, Gritti Spose, Vera Wang, Jordi Dalmau, Nicole Spose ed Aimé.
Non si tratta di moltissimi modelli e comunque non è mai stato uno stile predominante, ma è bastato per sdoganare una volta per tutte il nero all’interno del matrimonio. E per dare alle donne un po’ più trasgressive l’autorizzazione, se così vogliamo chiamarla, ad indossare un abito che le facesse sentire davvero loro stesse.

Abito rock in senso lato

Il punto è proprio questo: sentirsi sé stesse con l’abito che si indossa.

La cosa peggiore, per una sposa, è non sentirsi bene con il vestito che si deve portare per il giorno più importante della propria vita. Sentirsi a disagio o comunque non pienamente sé stesse in quei momenti, rende tutto forzato e “faticoso”.

Quindi l’abito da sposa rock, in senso lato, è semplicemente la massima espressione della propria personalità. E se questo significa avere un abito nero, va bene. Se si vuole l’abito viola, arancione, corto, con i pantaloni, con le Convers… va bene.

Essere rock significa esprimere sé stessi nel modo più pieno possibile. Nel modo migliore che esista. Andando al di là delle convenzioni sociali, di etichetta o di tradizione.

E questo, per me, vale anche per l’abito. L’abito da sposa rock.

Abito da sposa rock
Ph. by Mak Flex

Storia dell’abito da sposa

Storia dell’abito da sposa

La storia dell’abito da sposa è simile a quella delle bomboniere.
Nato in un modo, si è evoluto nel tempo, seguendo le mode e il gusto delle varie epoche storiche. Nonché, ovviamente, facendo da specchio alle esigenze politiche e alla Ragion di Stato.

Antica Grecia, Roma eterna e Medioevo

Storia dell'abito - antica grecia

Nella tradizione dell’Antica Grecia, le spose indossavano una tunica di lino, come quelle che portavano abitualmente, con un cordone annodato in vita.
Le spalle venivano coperte da un mantello (clamide) e, in onore di Afrodite, dea dell’amore, i capelli erano acconciati con una coroncina di ramoscelli di mirto.

Non così difforme da quello delle donne greche, era l’abito indossato dalle spose di Roma.
Anche qui l’abito consisteva in una tunica bianca, donata dai genitori della sposa. Il mantello aveva spesso Storia dell'abito - antica romaanche la funzione di velo ed era di color zafferano o rosso rubino, come omaggio a Vesta, dea del focolare domestico e protettrice della famiglia. L’abito era poi cinto da un cordone di lana, allacciato con il cosiddetto “nodo d’Ercole” (contro il malocchio), che poteva essere sciolto solo dallo sposo durante la prima notte di nozze.
I capelli dovevano essere raccolti in sei trecce, adornate con fiori di giglio, grano, rosmarino e mirto, simboli di buon auspicio.

Nel primo Medioevo gli abiti delle spose erano abbastanza austeri, larghi e con le maniche lunghe.
La storia dell'abito - medioevoPoi, con il passare del tempo e con la grande rinascita economica dei secoli successivi, il vestito da sposa divenne simbolo di opulenza e ricchezza. Anche in ragione del fatto che i matrimoni erano prettamente dettati da interessi economici e l’abito simboleggiava lo status della famiglia d’origine.
L’abito nuziale divenne lungo e colorato, tipicamente rosso: forse un retaggio della tradizione romanistica, in quanto si riteneva che fosse propiziatorio per le nascite. I modelli, grazie alla diffusione dei bottoni e dei maspilli, divennero più aderenti. E le stoffe usate erano preziose (velluti, broccati, damaschi), in ragione del benessere sociale della famiglia.

Rinascimento ed epoca Napoleonica

Nel Rinascimento l’abito da sposa era composto da un corpetto con bustino a stecche e una gonna larga. Le stoffe erano prevalentemente a motivi floreali e dai colori pastello.
Nel Settecento, per la prima volta, gli abiti da sposa iniziarono ad avere lo strascico. Più questo era lungo e lavorato, più era simbolo di potere, ricchezza e prestigio della famiglia.

La storia dell'abito - epoca napoleonicaGli abiti di epoca Napoleonica si caratterizzarono per il cosiddetto “stile impero“, lanciato da Giuseppina Bonaparte. Rivisitava lo stile e la linearità delle vesti tipiche dell’Impero Romano: tagliate sotto il seno, con gonna dritta e morbida. Le tinte erano forzatamente delicate, perché Napoleone aveva imposto l’embargo su stoffe e colori provenienti da tutta Europa. Di conseguenza non era possibile avere abiti colorati.

La Regina Vittoria

Fu solo con la Regina Vittoria, nel 1840, che il bianco si impose definitivamente come colore delle spose.La storia dell'abito - Regina Vittoria
Per le sue nozze con il Principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, infatti, la Regina Vittoria indossò un abito completamente bianco, infrangendo la tradizione in uso a quel tempo, che prescriveva l’argento come colore reale.
Il suo vestito aveva un corpetto aderente e la gonna ampia, con strascico riccamente lavorato. Questo modello diede il via ad un nuovo stile, tutt’oggi esistente e denominato, appunto, Stile Vittoriano, in onore della sovrana.

Il bianco si divenne il colore delle spose anche perché, in questo stesso periodo, la Chiesa Cattolica riconobbe il dogma dell’Immacolata Concezione. Quindi diventò anche simbolo di purezza.

Dal Novecento ad oggi

Dal Novecento ad oggi, gli abiti hanno seguito la moda del periodo, uscendo a volte completamente dagli schemi che erano dettati in passato.

Storia dell'abito - anni ventiNegli Anni Venti, con Coco Chanel, nacque la vera e propria moda nuziale e l’uso di avere un abito dedicato esclusivamente al giorno delle nozze. Si affacciarono timidamente alcuni abiti corti, accompagnati da cuffie, velette, fasce, piume e pietre preziose.

Su input di questo decennio, gli Anni Trenta videro la nascita dell’abito da sposa come lo conosciamo oggi: lungo, bianco, con strascico, velo e bouquet.

Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, la storia dell’abito da sposa subì una battuta d’arresto. La scarsità di mezzi economici costrinse le spose ad abiti più contenuti. Spesso erano prestati o venivano riutilizzati quelli delle madri.

La storia dell'abito - anni cinquantaNegli Anni Cinquanta, grazie al boom economico del dopoguerra, tornarono di moda fasto e ricercatezza, con tessuti pregiati e creazioni sartoriali.
Erano gli anni della moda di Dior, che lanciò per le spose un look eccentrico e sofisticato, con le spalle e il décolleté in evidenza, la vita stretta e le gonne ampie e gonfie. Le icone dell’epoca furono Grace Kelly, Jacqueline Kennedy e Liz Taylor.

Gli Anni Settanta, ma soprattutto gli Ottanta sono stati gli anni degli eccessi: maniche a sbuffo, gonne molto ampie, balze, spalline vistose e ingombranti, strascichi chilometrici… Una moda così eccessiva da essere tutto fuorché raffinata.
Emblema di quest’epoca è un indimenticabile abito da sposa, quello indossatoLa storia dell'abito - Anni Ottanta  da Lady Diana per il suo matrimonio con il Principe Carlo. Probabilmente uno degli abiti da sposa più sfarzosi degli ultimi decenni e mai più eguagliato. anche se, ovviamente, in questo caso si trattava comunque di un abito molto elegante e di stile.

Questo sfarzo si riduce con gli Anni Novanta: la sposa è più raffinata e, benché gli accessori e i volumi non manchino, vengono ridotti a dimensioni più “normali” e sono concentrati soprattutto sulla parte posteriore.

Dagli Anni Duemila si assiste ad una varietà notevole. Iniziano ad impazzare le forme a sirena, ma anche queste hanno molte variazioni, da quelle più sinuose a quelle più morbide. C’è un ritorno allo stile impero abbinato alle decorazioni floreali di stile bucolico, che potrebbero far pensare alle coroncine utilizzate in epoca romana. Ritornano in auge anche gli abiti colorati: a volte solo nei dettagli e a volte per l’intero abito. Ed è stato finalmente sdoganato il nero, che ha iniziato ad essere utilizzato perfino negli abiti da sposa.

Inutile dire che quest’ultima circostanza mi rende particolarmente felice, in quanto rockettara.
Penso che se mi dovessi sposare, probabilmente il mio vestito sarebbe nero.
Eccessivo?

La storia dell'abito - in nero
Ph. by Luis Cash

Storia delle bomboniere

Storia delle bomboniere

Le bomboniere oggi sono diffusissime, come ho già spiegato in precedenza. Ma in pochi sanno che la loro storia è lunga e trae origine da molto lontano.

Origini

Le origini della bomboniera sono situate nella Francia del Settecento. Il termine stesso “bomboniera” deriva dal francese “bombonnière“. Si trattava di una piccola scatoletta contenente dei bon bon, piccoli dolci morbidi, che veniva offerta in dono agli sposi. Il significato era, ovviamente, di buon auspicio per la coppia.

Re Luigi XIV invertì la tendenza e iniziò la tradizione secondo la quale sono gli sposi a regalare agli invitati le bomboniere, in segno di ringraziamento. All’epoca del Re Sole era appannaggio della sola nobiltà e si trattava di scatoline riccamente lavorate. I materiali impiegati per la loro creazione erano pregiati, come l’avorio dipinto, la madreperla, l’oro e gli smalti.

La storia delle bomboniere in Italia

La storia delle bomboniere in Italia inizia nel XV secolo. Durante la festa di fidanzamento, le famiglie usavano scambiarsi queste scatolette porta confetti.

Il giorno del matrimonio lo sposo regalava alla sposa una “coppa amatoria”, cioè un piatto di ceramica con dei confetti in segno di fertilità.

Ma l’affermazione della bomboniera in Italia avvenne nel 1896, in occasione delle nozze di Vittorio Emanuele, principe di Napoli e futuro re d’Italia, e di Elena del Montenegro. In quest’occasione, tutti gli invitati portarono delle bomboniere agli sposi.

Da questo momento, la bomboniera divenne uno dei simboli degli sposi.

Al giorno d’oggi

La bomboniera, al giorno d’oggi, fa ancora parte del costume e delle tradizioni del matrimonio, anche se con qualche differenza.

Per prima cosa, la bomboniera oggi viene regalata dagli sposi agli ospiti. Un segno di ringraziamento per la loro presenza e per i doni ricevuti. Esattamente come fece Luigi XIV in Francia a suo tempo.

In secondo luogo, oggi la bomboniera non si associa più necessariamente ai confetti. O meglio. Ai matrimoni è sempre presente la tavola della confettata, ma la bomboniera generalmente non li contiene. Può essere dato un sacchettino a parte, ma – anche in questo caso – non necessariamente.

La bomboniera è quel qualcosa che l’ospite si porta a casa come ricordo della festa e, ultimamente, la scelta ricade su cose “consumabili”. Un vaso di miele, una bottiglia di vino, una bottiglia di olio o un barattolo di caffè. Meglio ancora se prodotti nel luogo dove si fa il ricevimento e, quindi, a chilometro zero.

Le bomboniere devono essere tutte uguali, ma quelle dei testimoni e dei genitori possono essere diverse, più preziose.

In futuro

Qual è il futuro della bomboniera?
A tendere, avrà ancora senso di esistere? E, se sì, verso quali tipologie?

Riguardo a questo argomento ho in mente di fare un’intervista ad una persona autorevole in materia di… creatività. A breve potrete vederla sul mio canale YouTube.

Storia e origine delle bomboniere
Ph. by GigiEffe_foto

Confetti: origini e valore simbolico

Confetti: origini e valore simbolico

Tutti sanno che i confetti sono i dolci tipici del matrimonio, ma in pochi conoscono le loro origini e il loro valore simbolico.

Come nascono i confetti?

Secondo l’etimologia, la parola “confetto” deriva dal latino “conficiere“, che significa “confezionare, fabbricare”.
Latino, quindi epoca romana. Infatti, secondo alcune fonti, già nell’Antica Roma si usava celebrare nascite e matrimoni con della frutta secca avvolta nel miele.

Altre fonti, invece, fanno risalire l’origine dei confetti agli arabi.
In particolare, pare che un un medico di nome Al Razi, per rendere i suoi preparati officinali meno amari, li ricoprisse con un guscio dolce.

In ogni caso, il popolo arabo ha un grosso merito nella creazione dei confetti. Furono i Saraceni, tra Settecento ed Ottocento, a portare in Europa lo zucchero di canna con cui sono prodotti.

Durante il Rinascimento, i confetti venduti dagli speziali (farmacisti dell’epoca), furono talmente apprezzati dai nobili che – pare – alle nozze tra Beatrice d’Este e Ludovico il Moro furono serviti 300 chicchi dorati e confettati.

Perché i confetti sono associati al matrimonio?

Perché inizialmente erano un dono che gli invitati facevano agli sposi. Addirittura, in alcuni luoghi era uso lanciare dei piccoli confetti agli sposi all’uscita dalla chiesa, come augurio di prosperità.

Poi, intorno al 1400 d.C., con il diffondersi di questo dolce anche fra i ceti meno abbienti, cambiò l’abitudine di chi li donava: non più gli invitati agli sposi, ma questi ultimi come regalo ai loro ospiti.

Potevano essere donati tramite la bomboniera, cioè un sacchettino contenente questi dolci.
Oppure la sposa, personalmente, provvedeva a distribuirli durante il ricevimento: li prelevava da un vassoio con un cucchiaio d’argento e li offriva  agli ospiti.

Il valore simbolico dei confetti

Innanzi tutto, il vero confetto, l’originale, è quello alla mandorla. E il primo simbolo è proprio questo frutto secco.
Infatti, la mandorla ha una forma simile all’ogiva, in cui sono storicamente rappresentati il Cristo e la Vergine. La mandorla è considerata, quindi icona di verginità. Nulla di più appropriato per le feste nuziali.

Inoltre, confetti devono sempre essere regalati in numero dispari, preferenzialmente cinque.
Vogliono, infatti, rappresentare le cinque qualità fondamentali del buon matrimonio: salute, ricchezza, felicità, lunga vita e fertilità.
A questo va aggiunto che il numero cinque è indivisibile: un ulteriore valore simbolico dei confetti.

Le ultime tendenze

Negli ultimi decenni è cambiata un po’ la tendenza.
Le bomboniere non sono più considerate semplicemente come il sacchettino di confetti regalato agli ospiti. Che, tuttavia, rimane come forma di cortesia per chi non è intervenuto al ricevimento.

Oggi le bomboniere sono dei veri e propri regali fatti agli invitati.
I confetti rimangono nel cosiddetto “tavolo della confettata” o “white table“.

Si tratta di un tavolo (generalmente allestito dalla wedding planner a fine rinfresco) dove abbondano diverse varietà di confetti, ai gusti più improbabili. Da questo tavolo gli ospiti possono servirsi direttamente. Spesso vengono anche messe a disposizione delle scatoline, affinché gli invitati possano confezionarsi da sé alcuni tra i gusti preferiti, da portare poi a casa.

Io, siccome sono rock, in barba alla tradizione confesso di preferire i confetti al cioccolato e quelli al pistacchio.

origini e valore simbolico dei confetti
Ph. by Luigi Pozzoli

Le bomboniere

Le bomboniere

Oggi parliamo di bomboniere.

Al mio segnale, scatenate l’inferno.

Sì, perchè a seconda del luogo, il termine “bomboniera” assume un significato diverso.

Io sono di Milano e la mia famiglia è completamente del nord, pertanto sono cresciuta con l’erronea convinzione che le bomboniere fossero i sacchettini con dentro i confetti. Solo all’università, sentendo parlare delle mie amiche provenienti da più parti d’Italia, ho scoperto che le bomboniere in realtà sono dei regali che si fanno agli ospiti per ringraziarli di essere intervenuti al matrimonio.

Quindi, cerco di fare un po’ di chiarezza andando oltre gli usi e costumi locali (sarebbe davvero troppo complicato) e riferendomi a quanto prevede il galateo.

Il sacchettino di confetti è parte della bomboniera, ma non la esaurisce, in quanto ne è semplicemente un completamento.

In ogni sacchetto è contenuto un bigliettino con i nomi degli sposi e un numero dispari di confetti (perchè i numeri dispari non sono divisibili per 2).
La tradizione vuole che siano cinque, a simboleggiare salute, felicità, fertilità, longevità e ricchezza.

Il galateo prevede che le bomboniere vengano inviate agli ospiti successivamente al matrimonio e precisamente entro venti giorni dalla data delle nozze. È, tuttavia, usanza consolidata che vengano consegnate personalmente dagli sposi al termine della giornata di festeggiamenti.

Si conta una bomboniera per ciascun nucleo familiare: nel caso ci siano coppie di fidanzati, spetteranno due bomboniere.

Devono essere tutte uguali, ad eccezione di quelle dei testimoni, che sono di maggior valore.

La bomboniera è un regalo da parte degli sposi e quindi dovrà essere originale e, soprattutto rappresentativa della loro personalità e dei loro gusti.

A tale proposito, esistono anche delle tendenze particolari dettate dalla “moda” dei matrimoni.
Per il 2020 le tendenze sono indicate da Matrimonio.com in questo articolo, anche se ormai possiamo metterci l’anima in pace e definire già direttamente quelle del 2021.

Per quanto mi riguarda, anche la bomboniera dev’essere rock e questo implica che debba uscire da qualsiasi schema. Soprattutto quella per i testimoni ed eventualmente per i genitori degli sposi.

Insieme a Paolo Demo, un designer che è un fantastico creativo e artista, stiamo progettando delle bomboniere in ceramica, personalizzate e molto, molto rock. Che oltre ad essere un bellissimo regalo, saranno anche oggetti unici di design,

Per ora non annuncio nulla, restate sintonizzati e presto avrete nostre notizie.

Riuscite ad immaginare cosa potrebbero essere?

Le bomboniere
Ph. by Sticker Mule

Superstizioni e tradizioni

Superstizioni e Tradizioni

Il matrimonio è una delle occasioni dove maggiormente si concentrano le tradizioni regionali – ma anche internazionali – e le superstizioni.

E’ un argomento, questo, che mi ha sempre affascinata molto e non so dire se io ci creda davvero o se sia solo curiosità per capire le ragioni che stanno dietro alle varie superstizioni.

Facendo qualche ricerca, ho trovato un bellissimo articolo di Maison Galateo, da cui ho tratto spunto per elencarvi, qui sotto, alcune delle tradizioni (o superstizioni?) legate al matrimonio.
Potete vedere l’elenco completo nel post originale.

  1. Di venere e di marte, non ci si sposa e non si parte.
    Tralasciando la questione delle partenze (che se così fosse, nessuno più andrebbe via per il week-end), la tradizione vuole che non ci si possa sposare di martedì perchè è il giorno dedicato a Marte, il dio della guerra, e di venerdì perchè è il giorno della creazione degli spiriti maligni.
  2. Lo sposo non deve vedere la sposa prima della cerimonia.
    Questa tradizione deriva dai matrimoni combinati, quando il primo incontro tra gli sposi avveniva il giorno delle nozze. I due venivano tenuti separati in modo che non si vedessero, per evitare che lo sposo si ritirasse qualora non avesse gradito una sposa poco avvenente.
  3. Lo sposo non deve mai tornare sui suoi passi (es: rientrare in casa a prendere qualcosa che si è dimenticato).
    Per tradizione, deve avere una persona di fiducia, in genere il testimone, che lo segue da vicino, calpestando la stessa strada che lo sposo ha appena percorso.
  4. Lo sposo deve prendere in braccio la sposa nel varcare la soglia di casa.
    Questo deriva dal fatto che se la sposa dovesse inciampare nell’attraversare la soglia, sarebbe segno che le divinità della casa non la accettano con benevolenza. Prendendola in braccio, il novello marito risolve il problema all’origine.
  5. La sposa non deve mai specchiarsi tutta intera, completamente pronta per recarsi alla cerimonia.
    Per ovviare al problema, basta aggiungere un piccolo dettaglio appena prima di uscire, senza riguardarsi più allo specchio.
  6. La sposa deve indossare qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato, qualcosa di blu e qualcosa di regalato (che sostituisce la monetina nella scarpa).
    Questa tradizione deriva da una filastrocca popolare dell’epoca Vittoriana, che recitava così:

    Someting old,
    something new,
    something borrowed,
    something blue,
    and a silver sixpence in her shoe.


    Qualcosa di vecchio rappresenta il legame della sposa con la sua famiglia di provenienza.
    Qualcosa di nuovo si riferisce alla nuova vita con il marito.
    Qualcosa di prestato, possibilmente da un’altra donna felicemente sposata, rappresenta l’idea di trasmissione di questa felicità.
    Qualcosa di blu in rappresentanza di fedeltà, amore e purezza.
  7. I confetti devono sempre essere cinque o comunque in numero dispari, in modo che non sia divisibile per due.

Voi ne conoscete qualcun’altra, magari più particolare e meno nota?

Superstizioni e tradizioni
Ph. by James Bold