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Qualcuno parla di inviti e qualcun altro di partecipazioni: ma che differenza c’è?

E soprattutto: cos’è il “save the date” e quando va mandato?
Sostituisce le partecipazioni? E’ obbligatorio? Ma se non lo faccio qualcuno si offende?

Mille e una domande che sento spessissimo fare dalle spose.
Anche se devo ammettere che i dubbi maggiori li hanno le spose che sono al secondo matrimonio, perché le cose sono cambiate così tanto negli ultimi vent’anni che per loro è tutto stravolto rispetto alle prime nozze.

Vi ritrovate negli interrogativi qui sopra? Vi siete fatti le stesse domande?

Spero abbiate trovato le risposte, ma in caso se continuate a leggere vi spiego per bene tutto e alla fine avrete davvero le idee molto più chiare.

Il Save the Date

Partiamo da quello più semplice ma anche più "nebuloso": il Save the Date.

Letteralmente è "Salva l'appuntamento".
E' diventato d'uso comune negli ultimi anni ed è una sorta di partecipazione anticipata, che ha lo scopo di comunicare ad amici e parenti che la coppia ha deciso di sposarsi in un certo giorno e quindi avvisa di tenersi liberi.

Si manda subito dopo aver fissato la data delle nozze, perché le informazioni che devono essere inserite sono davvero pochissime. Sono sufficienti i nomi degli sposi e la data del matrimonio. Oltre, ovviamente, alla dicitura "save the date".

L'ideale sarebbe che la grafica fosse coerente con quella che verrà poi usata per partecipazioni, libretti, menu, ecc... Ma è raro che questo accada, perché il save the date viene mandato prima di tutto il resto. Quindi è accettato pacificamente che possa essere discordante rispetto a tutte le altre grafiche.

NON sostituisce le partecipazioni, NON sostituisce gli inviti, NON richiede risposta.

Può essere inviato a chiunque, non solo alle persone che saranno poi invitate al ricevimento. Quindi ha il vantaggio che non vi richiede (ancora) di compilare una lista invitati. Che invece è assolutamente da fare per partecipazioni ed inviti, come vi spiego nel prossimo paragrafo.

Partecipazioni e inviti

La lista degli invitati.
Uno dei compiti più impegnativi per gli sposi.

Decidere chi invitare, mediando tra il budget a disposizione (che solitamente non è infinito) e l’affetto personale, è veramente sfidante.
Se poi cadete nel tranello “Ma tizio non posso non invitarlo” oppure “Ma mia madre ci tiene che inviti Caio“, allora è finita.

Ma in ogni caso, bisogna comunicare qualcosa alle persone che si intendono invitare ad un momento o all’altro del matrimonio.

Come fare?

Attraverso partecipazioni ed inviti.

Che differenza c’è?

Questa è la domanda fondamentale. Per rispondere devo fare un breve passo indietro e spiegarvi come funzionavano le cose fino a circa 10-15 anni fa.

Come funzionava una volta

Fino all’inizio degli Anni Duemila si usava distinguere tra chi veniva invitato alla sola cerimonia e chi andava anche al ricevimento.
Sempre per il famoso discorso che con un budget (relativamente) limitato bisogna fare per forza delle scelte.

Quindi le partecipazioni venivano inviate a tutti, indistintamente, e contenevano i dettagli per essere presenti alla cerimonia.
Poi ad alcune persone veniva aggiunto nella busta un cartoncino (l’invito, appunto) che dava l’indicazione del ristorante per il ricevimento.

In questo modo chi riceveva la sola partecipazione sapeva che doveva recarsi solo alla cerimonia, mentre chi riceveva anche l’invito era consapevole che per lui la festa sarebbe continuata con il pranzo/cena.

Ed è questa la vera grande differenza tra partecipazioni e inviti. Che, peraltro, aiutava anche nella commisurazione del regalo.

L'evoluzione

Verso la fine del primo decennio degli Anni Duemila le cose iniziano pian piano a cambiare. Forse anche complici le crisi economiche e l’incertezza lavorativa che in quegli anni si è sentita in modo particolare.

Gli sposi iniziano a farsi molti più conti in tasca, ma non sono ancora pronti a ridurre drasticamente il numero di invitati.
Quindi si inventano un “trucchetto” per avere comunque tutti al matrimonio ma allo stesso tempo risparmiare: l’invito al solo taglio della torta.

Si tratta di un invito (ma NON quello per il ricevimento) con cui gli sposi chiedono all’invitato di arrivare in location ad una certa ora, per prendere parte al taglio della torta e alla festa danzante successiva.
Una sorta di “Ti aspettiamo per il caffè“.

Usanza durata pochi anni, perché se già la distinzione tra invitati alla cerimonia e al ricevimento dava l’idea di “ospiti di serie A e di serie B”, l’invito al taglio della torta accentua ancora di più la cosa.

Partecipazioni e inviti oggi

Già da poco prima del Covid la tendenza era cambiata (almeno nel Norditalia): un po’ meno invitati, ma tutti quelli che partecipano devono ricevere l’invito per tutto, dalla cerimonia alla torta.

Dopo il Covid questo trend è aumentato e adesso si vedono sempre più spesso matrimoni con al massimo una settantina di ospiti.
Le partecipazioni contengono già tutto, anche la parte riguardante il ricevimento. Salvo rarissimi casi.

Ultimamente si sta sviluppando l’usanza di mandare le partecipazioni in digitale. Esistono delle app (a pagamento) dove si può impostare la propria grafica e, semplicemente cliccandoci sopra, riproducono l’apertura della busta.

Non so se sono favorevole o meno. A me piace conservare le partecipazioni cartacee, averle in mano fisicamente, sentirne il profumo…

Voi cosa ne pensate?

Credits: le partecipazioni raffigurate in foto sono tutte di Fragola Lilla.