Vlog del mio tour estivo

Il Vlog del mio tour estivo

Durante il mio viaggio on the road di quest’estate, ho cercato di documentare il più possibile, con i più svariati strumenti: dirette su Facebook, foto su Instagram, articoli qui sul blog…
E quando sono tornata ho pensato di raccogliere tutto in una sorta di diario di viaggio: un vero e proprio vlog del mio tour estivo.

Quindi, una volta tornata a Milano, ho contattato un mio amico, Lucas Nunes, che di professione si occupa proprio di questo.

Il videomaker

Il vlog del mio tour estivo - il videomaker

Lucas è un videomaker neo diplomato, veramente molto in gamba.
L’ho conosciuto in modo abbastanza particolare, ma la storia va raccontata dal principio.

Io collaboro con il direttore artistico del Legend Club Milano, uno spazio eventi dove si organizzano concerti rock e metal. E proprio al Legend è nato il festival “Rock in Park“, a calendario tutti gli anni nel mese di maggio.

Due anni fa, a inizio aprile, con i proprietari del locale e il direttore artistico pensammo che sarebbe stato bello avere un reportage video del mese di Rock in Park.
Parlando con un mio conoscente, scoprii per caso che l’Istituto Rizzoli, scuola di formazione nell’ambito dei media, mandava i suoi studenti a fare degli stage prima del diploma. E così offrimmo ad un ragazzo la possibilità di fare uno stage da noi in qualità di videomaker.
Potevamo fornire un ambiente sfidante, perché i concerti sono delle situazioni impegnative per un tecnico video: ci sono le luci stroboscopiche, cambi di messa a fuoco, alternanza luce-buio… E anche l’assistenza audio, grazie ai nostri fonici altamente specializzati.
Quindi la scuola fu estremamente contenta di aderire alla nostra proposta (senza contare che la Tutor – abbiamo poi scoperto – conosceva già molto bene il Legend).
L’unico intoppo era che i concerti si sarebbero tenuti la sera e quindi lo studente doveva essere già maggiorenne. Perciò la scelta ricadde su Lucas: uno dei migliori del quarto anno e già maggiorenne perché, arrivando dal Brasile, frequentava una classe indietro per favorire l’inserimento.

Il vlog

Inizialmente non pensavo ad un vero vlog del mio tour estivo. Avevo più in mente una carrellata di  immagini e video, come una sorta di album dinamico.
Poi Lucas mi ha parlato di sue idee su come realizzarlo, su quali animazioni potevano essere inserite, che transizioni fare tra una scena e l’altra… E così abbiamo deciso per una serie di video che raccontassero le varie tappe del mio road trip.

Ci siamo trovati al Parco Nord un giorno di settembre e abbiamo girato tutto il racconto di com’era andato il viaggio.
Decidere il giorno è stato un po’ impegnativo. Abbiamo dovuto aspettare i miei due tamponi (dopo il viaggio e con dei genitori anziani, era il minimo) e che passassero i giorni di pioggia (gli unici di tutto il mese).

Le riprese non sono filate proprio liscissime.
Io avevo in mano il suo telefono tramite il quale registravamo la voce. Ma in alcuni momenti c’era un vento abbastanza forte e quindi alcune riprese abbiamo dovuto rifarle. Oltre a quelle da rifare per via dei cani che venivano a farci le feste o per tagliare i vecchietti (leggasi umarèl) che si fermavano a guardare cosa stessimo facendo.
Per non parlare, poi, della Legge di Murphy: dove dovevano tagliare l’erba con un’enorme macchina rumorosissima, proprio in quel momento??

Comunque siamo riusciti a portare a termine l’arduo compito.
E ho deciso di lanciare questa nuova rubrica del mio canale YouTube dall’inizio del nuovo anno per vari motivi.
Innanzi tutto è un bellissimo modo per ricordare due mesi stratosferici, dove ho visto posti indimenticabili e incontrato persone meravigliose. E portarmi a casa qualcosa di bellissimo da un anno così fuori dall’ordinario.
E poi per iniziare a progettare quello che potrebbe essere il nuovo tour 2021.

Avete posti da consigliarmi?

Nel frattempo, guardatevi il primo dei video. E poi restate sul canale a guardare anche gli altri… il terzo esce lunedì prossimo.

 

Fiera degli sposi digitale

Fiera degli sposi digitale

E’ iniziato il nuovo anno e questo fine settimana parteciperò come espositrice alla mia prima fiera degli sposi… e sarà digitale!

Facciamo un passo indietro e vi racconto tutto per bene.

Non ho mai fatto fiere degli sposi

In un mio precedente articolo, ho raccontato la mia storia e di come questo lavoro sia passato dall’essere un semplice hobby a diventare un secondo lavoro e poi la mia attività principale.

Fino all’inizio del 2019 mi occupavo di matrimoni tradizionali, come tutte le altre wedding planner. Quindi non ho mai ritenuto utile partecipare a delle fiere. Significava andare a lanciarsi in mezzo alla concorrenza e sperare di batterla ad armi pari.

Certo, nel mio lavoro conta moltissimo l’impatto empatico con i clienti.
E’ necessario entrare in sintonia e se non lo si è, non c’è proprio nulla da fare. Puoi essere la più brava e più preparata wedding planner del mondo, ma se non sei sulla stessa vibrazione della sposa, quel matrimonio non lo porti a casa.

Ma in fiera si può contare al massimo su un primo impatto visivo, una cosa  momentanea, istantanea. Non c’è tempo di sondare il carattere dell’altra persona. E’ tutto demandato ad un eventuale secondo incontro, da fare su appuntamento. Cosa che generalmente non accade, se quella prima impressione non è stata eccelsa.

E poi, diciamoci la verità, dipende anche dal punto in cui hai lo stand, se è di passaggio o se è defilato; dipende da chi hai intorno, se gli altri stand sono più o meno attrattivi di te; dipende dall’affluenza generica a quella particolare fiera.

Quindi non aveva senso investire (sia in termini di tempo, sia economicamente) nello stand di una fiera. Magari anche in un’altra città, con ulteriore utilizzo di risorse e di tempo.

Cos’è cambiato

Quindi perché iniziare adesso? Cos’è cambiato?

E’ cambiato il mio modo di organizzare matrimoni.
Adesso sono la Rock Wedding Planner, sono la prima in Italia ad organizzare matrimoni rock, perché io stessa vivo rock.
E questa cosa non ce l’ha nessun’altra wedding planner.

Adesso sono io a differenziarmi.
Nessuno fa quello che faccio io, come lo faccio io.
E se su uno stand vedi scritto che organizzo matrimoni rock… beh, quantomeno ti fermi a chiedere cosa significhi.

E quindi già all’inizio del 2020 avevo in mente di esporre in una fiera per valutare i feedback. Perché alla fin fine, se non lo fai in prima persona non potrai mai sapere se davvero ne vale la pena.

Poi, ovviamente, con l’inizio del lockdown sono state bloccate tutte le fiere e gli eventi e quindi ho dovuto aspettare che ripartisse il tutto.

Perché una fiera degli sposi digitale

Il mondo del wedding deve andare avanti. Siamo già stati fermi a sufficienza, adesso è il momento di proseguire e trovare soluzioni alternative e creative. E una di queste soluzioni creative è la fiera degli sposi digitale.

Non potendo, per ragioni di sicurezza, organizzare una fiera in presenza, ma avendo l’esigenza di dare ai futuri sposi un panorama generale del mondo del wedding, gli organizzatori hanno optato per una soluzione… ibrida.

Chiunque sia interessato a visitare il polo fieristico, può collegarsi al sito della fiera, registrarsi e visitare tutti gli stand virtuali.
Si tratta di stanze dove ogni espositore ha caricato i suoi materiali, che saranno consultabili e scaricabili.

Inoltre è possibile già da domani prendere un appuntamento con i vari espositori, per un colloquio virtuale, tramite zoom, proprio durante gli orari della fiera.

E’ la mia primissima esperienza e sono molto emozionata!

Spero davvero che abbiate voglia di venire a vedere il mio stand e a salutarmi.
Ho voglia di vedervi.

Fiera degli sposi digitale - Bergamo e Brescia

Il matrimonio negli USA

Il matrimonio negli Usa

La nuova rubrica del mio canale YouTube uscita proprio oggi e di cui parlavo nel mio precedente articolo,  mette a confronto la cultura sul matrimonio negli USA e in Italia.

La rubrica, di fatto, è un’unica lunga intervista fatta a Hillary Schepps Roselli, direttrice didattica di Intuition, una scuola di Formazione linguistica di Bologna.
Ogni domanda di questa intervista tocca un argomento. E ogni argomento compone un video, lungo al massimo cinque minuti.

E’ un bellissimo spaccato sulla cultura americana e soprattutto permette di capire i matrimoni di alcuni film o serie tv, in cui si vedono cose che per noi non hanno senso… ma effettivamente accadono!

Chi è Hillary?

Il matrimonio negli USA - Hillary
Hillary Schepps Roselli

Hillary è una giovane donna, nata e cresciuta negli Stati Uniti.

Ha studiato all’università di Yale, specializzandosi in linguistica e, poiché durante un viaggio si era innamorata dell’Italia, dopo la laurea ha scelto di venire a vivere nel nostro Paese.

Qui ha conosciuto Roberto, che ha poi sposato e con il quale lavora nella loro scuola di formazione linguistica aziendale, a Bologna.

Si occupa di gestire un team di docenti, per progetti che riguardano sia PMI, sia multinazionali. 

Ma la cosa bella di Hillary, quella per la quale ci siamo “trovate”, è che lei ama moltissimo la conoscenza di diverse culture.
Per lavoro, si occupa di abbattere le barriere linguistiche, ma – come me – crede che sia più semplice farlo se si conosce la cultura del popolo di cui si sta imparando la lingua. Scoprire le tradizioni, gli usi, i modi di dire, le radici culturali… aiutano nella comunicazione e nella comprensione gli uni degli altri.

Quindi per me è stato naturale chiedere a Hillary, quando ho pensato di creare una rubrica sul confronto tra il matrimonio negli USA e quello italiano.
E lei si è subito entusiasmata di questo progetto e ne è uscita una bellissima serie di video.

Gli argomenti della rubrica

Ogni domanda della rubrica è un argomento.

Noi siamo abituati a vedere film americani con trama incentrata su matrimoni.

Culture a confronto - il matrimonio negli USA

Cito solo qualche esempio: “Se scappi ti sposo“, “Il matrimonio del mio migliore amico“, “Bride wars“, “Una notte da leoni“. E moltissimi altri.
E ovviamente tantissime serie tv hanno inserito dei matrimoni nei loro episodi. Tra i più famosi possiamo ricordare il matrimonio di Carry e Mr. Big di “Sex and the city”, oppure quello tra Monica e Chandler di “Friends”, oppure ancora, quello di Patrick e Teresa in “The mentalist”.

In questi film succedono cose più o meno folli. Gente che si imbuca alla festa di nozze facendosi passare per il cugino di terzo grado, invitati che chiedono se ci sarà la cena, regali consegnato agli sposi il giorno stesso delle nozze…

Ma sono cose vere o è fantasia cinematografica?

Questi sono prevalentemente gli argomenti che ho toccato con Hillary: partendo dai film, ho chiesto se le situazioni fossero vere.
Oppure, in alcuni casi, ho valutato alcune tradizioni italiane e ho domandato se lo stesso accadesse anche in America o, eventualmente, quale sia il “corrispettivo” statunitense.

Nel primo video abbiamo parlato del ricevimento: come avviene? Ci si siede a tavola come da noi?

Vi invito a scoprirlo, guardando il video qui sotto.
Per i prossimi, potete iscrivervi al canale e cliccare sulla campanella, in modo da ricevere direttamente la notifica quando verranno pubblicati.

Novità in arrivo per il 2021

Novità in arrivo

Oggi è l’ultimo giorno del 2020, un anno molto particolare e fuori dall’ordinario. Per quanto mi riguarda, è anche stato estremamente produttivo, perché mi ha permesso di fermarmi e approfondire gli strumenti digitali a mia disposizione. Ed è grazie a questo anno che sta finendo che oggi posso annunciarvi le novità in arrivo per il 2021.

Rubrica YouTube “Il nostro matrimonio”

La rubrica di YouTube intitolata “Il nostro matrimonio” inizierà questo sabato, il 2 gennaio.

novità in arrivo - rubrica coppieSi tratta di una serie di interviste fatte a coppie sposate, dove ho chiesto loro di parlare del giorno del loro matrimonio.

Il racconto sarà incentrato su come si è svolta la giornata e su cosa ricordano (se ricordano). Racconteranno quali sono state le scelte più impegnative durante l’organizzazione del matrimonio, se l’hanno organizzato da soli o se si sono avvalsi di una wedding planner. E ho domandato quale sia stato il momento più bello di quella giornata e quale, invece, potendo tornare indietro, cancellerebbero del tutto.

La cosa che caratterizza questa rubrica è che ho scelto ciascuna coppia per via di qualcosa di singolare legato al loro matrimonio.
Ci sono quelli che si sono sposati con un pullmino Volkswagen arancione. La coppia che, come colori del matrimonio, ha scelto il bianco e il nero per richiamare lo spartito musicale. Quella che ha organizzato il matrimonio in tre mesi e quella in cui la sposa ha scelto di indossare l’abito della madre. La coppia in cui uno dei due era straniero e viveva all’estero, quindi hanno dovuto organizzare tutto tra un viaggio e l’altro… E via discorrendo.

Sono tanti spaccati di vita reale, racconti di chi c’è passato e ha vissuto le emozioni di quella giornata. E ora, a mente fredda, può guardarsi indietro e valutare tutte le circostanze con obiettività.

Qualcuno di loro dirà forse che sarebbe stato meglio avere la wedding planner?
Vedere per scoprire. La rubrica inizierà, appunto, questo sabato e seguirà un video ogni settimana, sempre di sabato, alle ore 12:00.

Rubrica YouTube “Culture a confronto”

La grande novità in arrivo per il 2021 è, in realtà, la rubrica “Culture a confronto“. Si tratta di interviste fatte a persone che sono originarie o vivono da tanti anni, in altri Paesi del mondo. E che, quindi, mi hanno raccontato quali sono le differenze del matrimonio nei loro rispettivi Paesi rispetto all’Italia.

Ogni intervista è stata divisa in più video. Ogni domanda, un video. In questo modo, ciascuno di essi sarà breve e regalerà una piccola curiosità su una diversa cultura.

Il primo sarà il matrimonio negli Stati Uniti e l’intervistata è la mia amica Hillary. Poi seguiranno sicuramente il matrimonio inglese e quello sudamericano.

Questa rubrica verrà pubblicata sul mio canale ogni giovedì alle ore 12:00 e qui sul blog farò degli approfondimenti sulle tematiche più curiose o sulle particolarità più eccentriche.

Curiosi di sapere se quello che si vede nei film è tutto vero?

Novità in arrivo - culture diverse
Ph. by Khadija Yousaf

Regalare un sorriso

Concerto per regalare un sorriso

Siamo alla vigilia di Natale e ormai è quasi un anno che scrivo in questo blog. Ho toccato molti argomenti sul matrimonio e tanti ne tratterò in futuro. Ma oggi voglio dedicare questo post ad un’iniziativa che ho creato e lanciato nell’ultimo mese e mezzo: un concerto digitale per regalare un sorriso a chi è solo in questo Natale.

Come è nata l’idea

Io canto in un coro e negli ultimi anni avevamo preso l’abitudine di andare nelle case di riposo, nei giorni prima di Natale, per tenere un piccolo concerto per gli anziani. Nulla di particolare, canzoni tipiche natalizie, soprattutto in italiano e principalmente degli anni Cinquanta.

Quest’anno ovviamente non abbiamo potuto farlo.

Io sono di Milano e appena hanno dichiarato la zona rossa, ho pensato che a Natale saremmo stati, in un modo o nell’altro chiusi o limitati negli spostamenti. E mi è venuto da pensare ai vecchietti nelle RSA, che già vedono poco le loro famiglie…

Quindi ho lanciato l’idea sul gruppo Facebook di Rockin’1000 di creare un mini concerto di Natale da inviare alle case di riposo, per regalare un sorriso, insieme ad un po’ di serenità e leggerezza.

Hanno aderito in tantissimi e ho coinvolto anche amici musicisti non appartenenti a Rockin’1000. Due ragazzi in particolare, Cristian e Giorgia, mi hanno dato una mano enorme dell’organizzazione. E abbiamo creato il video che potete vedere qui sotto, in calce al post.

Come è stato realizzato il video-concerto

Per realizzare questo video-concerto, abbiamo usato un sistema già sperimentato in passato. In quel caso noi eravamo musicisti e non organizzatori e, quindi, non avevamo tutti i “segreti del mestiere”. Però le basi c’erano e quindi abbiamo fatto il meglio che potevamo, con gli strumenti che avevamo a disposizione.

Abbiamo scelto quattro canzoni di Natale, indicando una versione specifica per ciascuna. Per esempio, c’era “Let it snow“, che è stata interpretata da molti artisti. Quindi abbiamo specificato che doveva essere la versione di Frank Sinatra.

Abbiamo poi sovrapposto il click (metronomo, per il tempo) alla canzone originale, in modo che tutti potessero suonare a tempo, nel modo più preciso possibile.

Ciascuno poi, a casa, doveva fare due registrazioni: un audio, da registrare con l’originale in cuffia, in modo che nella registrazione si sentisse solo la sua voce/strumento. E un video, da registrare in playback, ma in modo che si sentisse in sottofondo la traccia originale. In questo modo, nel montaggio si potevano sincronizzare tutti gli audio e i video.

Una volta raccolti tutti i file, Cristian e Marco hanno sistemato e mixato tutti gli audio e Giorgia e Federico hanno montato i video e li hanno sincronizzati. Infine Giorgia ha fatto il montaggio finale, inserendo la mia introduzione e i titoli di coda.

E’ stato un lavoro pazzesco e senza questi ragazzi, non avrei mai potuto realizzare il concerto e quindi non avrei potuto regalare un sorriso.

E quando ho visto il risultato finale… sono loro che hanno regalato un sorriso a me.

Spero davvero che tutte le strutture a cui l’ho inviato trovino il modo di farlo vedere ai loro ospiti.
Spero davvero che in questo Natale così particolare, arrivi un po’ di luce lì dove serve.

 

Abito da sposa rock

Abito da sposa rock

Un abito da sposa può essere rock?

Oggi ho intervistato per la mia rubrica di YouTube “La parola agli esperti“, proprio su questo tema, una sarta e stilista. In realtà lei non ama farsi chiamare così, preferisci un’altra definizione… ma questo lo scoprirete sabato, guardando l’intervista.

Settimana scorsa ho parlato dell’evoluzione del vestito da sposa nella storia. E sulla mia pagina Instagram sto mostrando gli abiti delle varie donne della Royal Family inglese. Devo dire che, anche tra loro, ci sono stati vari abiti particolari o comunque molto progressisti. Possiamo definirli “abiti rock“?

Qui con voi, oggi, vorrei capire cosa si intenda esattamente con questo termine.

Abito rock in senso stretto

Se mi riferissi ad un abito da sposa rock nel senso più stretto del termine, dovrei fare riferimento esclusivamente al fattore musicale.
E quindi potremmo avere moltissimi abiti, tanti quanti sono i vari stili rock: rockabilly, hard rock, progressive rock, christian rock, ecc…

Quelli più gettonati, sinora, sono stati gli abiti in stile rockabilly. Abito da sposa rock - stile rockabilly
In alcuni casi per una particolare passione degli sposi al genere musicale degli anni Cinquanta e sessanta. In altri casi per il dilagare, negli anni Duemila, della moda vintage, che ha colonizzato qualsiasi aspetto della vita quotidiana.
Paola, una sposa originaria di Caracas e residente in Italia dagli anni dell’adolescenza, ha raccontato a PanoramaSposi il suo matrimonio, pensato e realizzato proprio in questo stile. Abito compreso. E devo dire che, a mio parere, ha perfettamente colto nel segno. Consiglio davvero la lettura di questo articolo, perché è davvero molto bello e interessante.

Passando poi al genere goth, metal e hard rock, vale la pena di parlare degli abiti da sposa neri, entrati nelle collezioni delle grandi case di moda a partire dal 2015.
Possiamo citare, ad esempio, Gritti Spose, Vera Wang, Jordi Dalmau, Nicole Spose ed Aimé.
Non si tratta di moltissimi modelli e comunque non è mai stato uno stile predominante, ma è bastato per sdoganare una volta per tutte il nero all’interno del matrimonio. E per dare alle donne un po’ più trasgressive l’autorizzazione, se così vogliamo chiamarla, ad indossare un abito che le facesse sentire davvero loro stesse.

Abito rock in senso lato

Il punto è proprio questo: sentirsi sé stesse con l’abito che si indossa.

La cosa peggiore, per una sposa, è non sentirsi bene con il vestito che si deve portare per il giorno più importante della propria vita. Sentirsi a disagio o comunque non pienamente sé stesse in quei momenti, rende tutto forzato e “faticoso”.

Quindi l’abito da sposa rock, in senso lato, è semplicemente la massima espressione della propria personalità. E se questo significa avere un abito nero, va bene. Se si vuole l’abito viola, arancione, corto, con i pantaloni, con le Convers… va bene.

Essere rock significa esprimere sé stessi nel modo più pieno possibile. Nel modo migliore che esista. Andando al di là delle convenzioni sociali, di etichetta o di tradizione.

E questo, per me, vale anche per l’abito. L’abito da sposa rock.

Abito da sposa rock
Ph. by Mak Flex

Storia dell’abito da sposa

Storia dell’abito da sposa

La storia dell’abito da sposa è simile a quella delle bomboniere.
Nato in un modo, si è evoluto nel tempo, seguendo le mode e il gusto delle varie epoche storiche. Nonché, ovviamente, facendo da specchio alle esigenze politiche e alla Ragion di Stato.

Antica Grecia, Roma eterna e Medioevo

Storia dell'abito - antica grecia

Nella tradizione dell’Antica Grecia, le spose indossavano una tunica di lino, come quelle che portavano abitualmente, con un cordone annodato in vita.
Le spalle venivano coperte da un mantello (clamide) e, in onore di Afrodite, dea dell’amore, i capelli erano acconciati con una coroncina di ramoscelli di mirto.

Non così difforme da quello delle donne greche, era l’abito indossato dalle spose di Roma.
Anche qui l’abito consisteva in una tunica bianca, donata dai genitori della sposa. Il mantello aveva spesso Storia dell'abito - antica romaanche la funzione di velo ed era di color zafferano o rosso rubino, come omaggio a Vesta, dea del focolare domestico e protettrice della famiglia. L’abito era poi cinto da un cordone di lana, allacciato con il cosiddetto “nodo d’Ercole” (contro il malocchio), che poteva essere sciolto solo dallo sposo durante la prima notte di nozze.
I capelli dovevano essere raccolti in sei trecce, adornate con fiori di giglio, grano, rosmarino e mirto, simboli di buon auspicio.

Nel primo Medioevo gli abiti delle spose erano abbastanza austeri, larghi e con le maniche lunghe.
La storia dell'abito - medioevoPoi, con il passare del tempo e con la grande rinascita economica dei secoli successivi, il vestito da sposa divenne simbolo di opulenza e ricchezza. Anche in ragione del fatto che i matrimoni erano prettamente dettati da interessi economici e l’abito simboleggiava lo status della famiglia d’origine.
L’abito nuziale divenne lungo e colorato, tipicamente rosso: forse un retaggio della tradizione romanistica, in quanto si riteneva che fosse propiziatorio per le nascite. I modelli, grazie alla diffusione dei bottoni e dei maspilli, divennero più aderenti. E le stoffe usate erano preziose (velluti, broccati, damaschi), in ragione del benessere sociale della famiglia.

Rinascimento ed epoca Napoleonica

Nel Rinascimento l’abito da sposa era composto da un corpetto con bustino a stecche e una gonna larga. Le stoffe erano prevalentemente a motivi floreali e dai colori pastello.
Nel Settecento, per la prima volta, gli abiti da sposa iniziarono ad avere lo strascico. Più questo era lungo e lavorato, più era simbolo di potere, ricchezza e prestigio della famiglia.

La storia dell'abito - epoca napoleonicaGli abiti di epoca Napoleonica si caratterizzarono per il cosiddetto “stile impero“, lanciato da Giuseppina Bonaparte. Rivisitava lo stile e la linearità delle vesti tipiche dell’Impero Romano: tagliate sotto il seno, con gonna dritta e morbida. Le tinte erano forzatamente delicate, perché Napoleone aveva imposto l’embargo su stoffe e colori provenienti da tutta Europa. Di conseguenza non era possibile avere abiti colorati.

La Regina Vittoria

Fu solo con la Regina Vittoria, nel 1840, che il bianco si impose definitivamente come colore delle spose.La storia dell'abito - Regina Vittoria
Per le sue nozze con il Principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, infatti, la Regina Vittoria indossò un abito completamente bianco, infrangendo la tradizione in uso a quel tempo, che prescriveva l’argento come colore reale.
Il suo vestito aveva un corpetto aderente e la gonna ampia, con strascico riccamente lavorato. Questo modello diede il via ad un nuovo stile, tutt’oggi esistente e denominato, appunto, Stile Vittoriano, in onore della sovrana.

Il bianco si divenne il colore delle spose anche perché, in questo stesso periodo, la Chiesa Cattolica riconobbe il dogma dell’Immacolata Concezione. Quindi diventò anche simbolo di purezza.

Dal Novecento ad oggi

Dal Novecento ad oggi, gli abiti hanno seguito la moda del periodo, uscendo a volte completamente dagli schemi che erano dettati in passato.

Storia dell'abito - anni ventiNegli Anni Venti, con Coco Chanel, nacque la vera e propria moda nuziale e l’uso di avere un abito dedicato esclusivamente al giorno delle nozze. Si affacciarono timidamente alcuni abiti corti, accompagnati da cuffie, velette, fasce, piume e pietre preziose.

Su input di questo decennio, gli Anni Trenta videro la nascita dell’abito da sposa come lo conosciamo oggi: lungo, bianco, con strascico, velo e bouquet.

Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale, la storia dell’abito da sposa subì una battuta d’arresto. La scarsità di mezzi economici costrinse le spose ad abiti più contenuti. Spesso erano prestati o venivano riutilizzati quelli delle madri.

La storia dell'abito - anni cinquantaNegli Anni Cinquanta, grazie al boom economico del dopoguerra, tornarono di moda fasto e ricercatezza, con tessuti pregiati e creazioni sartoriali.
Erano gli anni della moda di Dior, che lanciò per le spose un look eccentrico e sofisticato, con le spalle e il décolleté in evidenza, la vita stretta e le gonne ampie e gonfie. Le icone dell’epoca furono Grace Kelly, Jacqueline Kennedy e Liz Taylor.

Gli Anni Settanta, ma soprattutto gli Ottanta sono stati gli anni degli eccessi: maniche a sbuffo, gonne molto ampie, balze, spalline vistose e ingombranti, strascichi chilometrici… Una moda così eccessiva da essere tutto fuorché raffinata.
Emblema di quest’epoca è un indimenticabile abito da sposa, quello indossatoLa storia dell'abito - Anni Ottanta  da Lady Diana per il suo matrimonio con il Principe Carlo. Probabilmente uno degli abiti da sposa più sfarzosi degli ultimi decenni e mai più eguagliato. anche se, ovviamente, in questo caso si trattava comunque di un abito molto elegante e di stile.

Questo sfarzo si riduce con gli Anni Novanta: la sposa è più raffinata e, benché gli accessori e i volumi non manchino, vengono ridotti a dimensioni più “normali” e sono concentrati soprattutto sulla parte posteriore.

Dagli Anni Duemila si assiste ad una varietà notevole. Iniziano ad impazzare le forme a sirena, ma anche queste hanno molte variazioni, da quelle più sinuose a quelle più morbide. C’è un ritorno allo stile impero abbinato alle decorazioni floreali di stile bucolico, che potrebbero far pensare alle coroncine utilizzate in epoca romana. Ritornano in auge anche gli abiti colorati: a volte solo nei dettagli e a volte per l’intero abito. Ed è stato finalmente sdoganato il nero, che ha iniziato ad essere utilizzato perfino negli abiti da sposa.

Inutile dire che quest’ultima circostanza mi rende particolarmente felice, in quanto rockettara.
Penso che se mi dovessi sposare, probabilmente il mio vestito sarebbe nero.
Eccessivo?

La storia dell'abito - in nero
Ph. by Luis Cash

Conoscere per prevenire

Sesso: conoscere per prevenire

Oggi abbiamo accesso a tantissime informazioni. Conoscere le malattie a trasmissione sessuale per prevenire la loro diffusione dovrebbe essere facile. Ma non è così.

Freddie Mercury, per chi non lo sapesse (ma chi non lo sa??) è stato un cantautore, compositore e musicista britannico di origini parsi.
Nel 1970, insieme al chitarrista Brian May e al batterista Roger Taylor, fondò i Queen, ai quali poi si aggiunse il bassista John Deacon.
Rimase con questo gruppo rock fino alla morte, avvenuta all’età di 45 anni a causa di una broncopolmonite aggravata dall’AIDS.

Parlavo di questo con la mia amica Elena, il 24 novembre scorso, anniversario della morte di questo immenso performer.
E discutevamo del fatto che ancora oggi, nonostante la conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili sia maggiore di un tempo, comunque c’è ancora tantissima disinformazione. Non solo tra i ragazzi, ma anche tra gli adulti.

E’ partito tutto da una telefonata. La chiamata di un mio amico che mi chiedeva informazioni circa l’epatite. Dopo aver chiuso la chiamata con lui mi sono messa a pensare. Ma possibile che nel 2020 ci siano degli adulti (ci piace definirci “ragazzi” ad libitum, ma la realtà è diversa) che ancora non conoscono le mst (malattie sessualmente trasmissibili)? Alla fine conoscere è il primo passo per prevenire
E quindi ho nuovamente alzato la cornetta e ho chiamato Elena.

Ma chi è Elena?

Chi è Elena Mozzo e perché ho chiamato proprio lei?

Elena è innanzi tutto un medico. Una di quelle belle persone che, dopo essersi fatte il culo per anni, tra studio e tirocinio, arrivano ad avere il posto fisso in ospedale. E poi si rendono conto che la loro missione è altrove.

Sul suo sito, si presenta così: “Mi chiamo Elena. Sono un medico, una consulente sessuale e mi occupo di educazione sessuale nelle scuole. Stanca di mordermi le mani perché ancora oggi troppo spesso la sessualità è un tabù, ho deciso di creare questo sito per offrire la possibilità di trovare contenuti scientifici e affidabili su tematiche riguardanti la sessualità“.

E quindi era la persona più adatta a cui chiedere se, in Italia, esistono corsi di educazione sessuale per adulti.
La risposta che mi ha dato mi ha lasciato abbastanza male…

Ci occupiamo tanto di creare le “giornate per la lotta all’aids” e simili, ma nessuno fa quello che andrebbe veramente fatto. E cioè insegnare. Far conoscere per poter effettivamente prevenire i contagi.
Nelle scuole offriamo una formazione davvero basica, insufficiente, superficiale. E non ci preoccupiamo di chi era bambino o adolescente quando la libertà sessuale è esplosa e che, quindi, non ha ricevuto nessun tipo di educazione in merito alle malattie ad essa collegate.

Quindi, come poter dare un piccolo contributo?

Webinar gratuito

Creando un webinar gratuito che possa informare circa le mst in Italia e in Europa, circa la loro diffusione, le possibili cure (se esistono), i metodi contraccettivi, ecc…

Un webinar che terrà Elena, grazie alla sua formazione medica e alle sue competenze specifiche.

Sarà riservato a poche persone. Ci sono solo 25 posti. Perché vogliamo che tutti siano in webcam, per poter interagire, fare domande, chiedere informazioni.

Si terrà domenica 13 dicembre alle ore 17:30 e durerà circa un’ora.

C’è un solo modo per partecipare, ovvero registrarsi all’evento QUI.
Si riceverà il link di accesso alla stanza il giorno prima del webinar.

Non sappiamo se ne faremo altri. Quindi se volete prendere al volo l’occasione di togliervi qualche curiosità, iscrivetevi ora.

Perché non vorrei togliervi un’illusione… ma Google non ha tutte le risposte. E anche quando le ha, non è detto che sia un medico a darvele.

Sesso: conoscere per prevenire
Ph. by Sergey Mikheev

Matrimonio per Bikers

Matrimonio da Bikers

Finalmente, dopo mesi di preparativi, da domenica scorsa esiste il Matrimonio da Bikers!

Per sapere di cosa si tratta, potete andare nell’apposita pagina e troverete le principali informazioni.

Com’è nato il progetto

Il progetto è nato ad agosto, nell’ultima tappa del mio “giro d’Italia”.

A causa della pandemia e del lockdown appena terminato, avevo potuto fissare le location in cui mettere lo stand solo per il mese di luglio. Perché moltissimi locali e ristoranti non sapevano dirmi se sarebbero stati aperti ad agosto. Dipendeva tutto dall’affluenza di persone che ci sarebbe stata.
Quindi per la mia ultima tappa avevo potuto programmare qualcosa solo due settimane prima di arrivare a Verona.

Era, infatti, Verona l’ultima città prima del mio rientro a Milano.
Verona, la città dell’amore, della musica, del turismo culturale…
Nulla di tutto questo.

Con il fatto che la stagione musicale all’Arena era stata annullata, c’erano pochissimi turisti in città. E, di conseguenza, moltissimi locali avevano scelto di rimanere chiusi.

Quindi, che fare?

L’idea migliore era quella di andare dove, in quel momento, poteva esserci più turismo. E, in zona, il posto migliore e più vicino era il lago di Garda.

Così, cercando su Google Maps, ho scoperto quasi per caso La Pacheca.

Sinceramente non mi aspettavo una risposta.
Non potete davvero avere idea di quante mail abbia mandato senza ricevere risposta. Di quante telefonate abbia fatto, senza che nessuno rispondesse. In alcuni casi, dove i siti internet lo specificavano, ho mandato anche dei Whatsapp. Nulla, nemmeno la spunta blu. Che poi mi domando: ma perché scrivere sul sito di mandare un messaggio Whatsapp se poi non lo guardi?

Invece quel pomeriggio è suonato il telefono.
Era Antonio, uno dei titolari de La Pacheca, che mi chiamava per avere maggiori informazioni sui matrimoni rock. E si è preso subito bene.
Perché diciamocelo, lui è un personaggio davvero molto rock.
Così ho fissato la data per mettere da lui lo stand: il 30 agosto. L’ultimissimo giorno del mio tour in giro per l’Italia.

Cosa c’entra il Matrimonio da Bikers con il Matrimonio Rock?

Il Matrimonio da Bikers, anche se non sembra, c’entra moltissimo con il Matrimonio Rock.
Non perché tutti i motociclisti siano rockettari, ma perché i bikers, come i rockers, vivono secondo il loro stile di vita.

I motociclisti appartengono ad un mondo fantastico, on the road. Dove essere sé stessi è importante. Come nel rock.

Io avevo la moto. Una Honda, CBF600N, naked, completamente scarenata. Sono passata dalla bicicletta al 600, non mai avuto un cinquantino. Non so se mia madre sia rimasta più sconvolta da questo o dal mio primo tatuaggio.
Comunque era per dire che so molto bene cosa si prova a stare in sella ad una moto e so i rapporti che si creano tra bikers. Perché anche la moto, come il rock, è uno stile di vita.

Quindi, parlando con Antonio, abbiamo pensato al matrimonio per motociclisti.
Un matrimonio simile a loro. Vicino al loro stile di vita. Con un mood innegabilmente rock, nel senso più ampio del termine.

E per lavorare su un progetto del genere, dovevo cercare professionisti qualificati, che fossero di zona e che avessero quello stesso mood nel sangue.
E così, cercando e informandomi, ho trovato due persone eccezionali: Marco Berton (floral designer) e Guido Giganti (hair stylist).
Per non parlare del catering di fiducia de La Pacheca, Sergio Dell’Aquila Eventi, che ha già organizzato e pensato dei menu per occasioni simili.

Quindi, se siete dei Bikers che vogliono sposarsi secondo il loro stile di vita… io posso realizzare il vostro sogno.

Matrimonio da Bikers - corteo nuziale
Ph. by La Pacheca

Obbligo del regalo per l’invito

Obbligo del regalo per l’invito al matrimonio

Ma esiste un obbligo a fare il regalo per l’invito ad un matrimonio? Anche se non si parteciperà?

Ebbene sì.
Come spiego nel mio video sul canale YouTube, le regole del galateo, in merito, sono molto precise.

Come ho già evidenziato in un altro articolo, esiste una differenza sostanziale tra partecipazione e invito. La prima esprime il desiderio degli sposi di avere l’ospite solo alla cerimonia (in chiesa o in municipio). Il secondo, vuole invitare l’ospite a partecipare a tutto l’evento, compreso il ricevimento.
Questa differenza si ripercuote anche sul comportamento che dovrà tenere l’ospite nel caso in cui debba rifiutare l’invito.

Partendo dal presupposto che si debba sempre rispondere, per telefono o per iscritto, vediamo come è opportuno farlo nella varie circostanze.

Solo partecipazione alla cerimonia

Se l’invitato riceve solo la partecipazione alla cerimonia, non nasce un obbligo al regalo.

Per fare cosa gradita, si può inviare un telegramma o un biglietto con gli auguri, oppure un mazzo di fiori.

Invito al ricevimento

Quando si viene inviati anche al ricevimento, si costituisce l’obbligo del regalo anche se si decide di non partecipare alle nozze.

L’invito ad un ricevimento di matrimonio, del resto, non è nient’altro che un invito formale ad un evento. E, per queste occasioni, il galateo impone sempre di rispondere per ringraziare e fare un regalo alla padrona di casa o agli organizzatori.

Nel caso in cui non si possa partecipare ad un evento, il galateo prescrive di inviare un mazzo di fiori alla padrona di casa; nel caso del matrimonio, invece, si è tenuti sempre e comunque a fare il regalo agli sposi come se si partecipasse.

Invito al taglio della torta

E’ un caso molto particolare, ma anch’esso genera l’obbligo del regalo per l’invito al matrimonio.

Il taglio della torta è uno dei momenti più significativi delle nozze, perché è con questo “rito” che la sposa assume ufficialmente il ruolo di padrona di casa nella nuova famiglia appena creata.

Pertanto, si tratta di un invito di riguardo e, in quanto tale, crea un obbligo al regalo anche in caso di mancata partecipazione.

 

Queste sono le normali regole da seguire.

Tuttavia sappiamo bene come sia necessario anche dare un occhio al proprio portafoglio e, spesso, si declina un invito di matrimonio per ragioni economiche. Perché, oltre al regalo, ci sarebbero le spese di abito, parrucchiere, viaggio (nel caso di matrimoni lontani), eccetera.

Per questo motivo, il consiglio che vi do è quello di evitare la lista nozze, nel caso in cui decidiate di non partecipare ad un matrimonio.
Piuttosto, pensate a qualcosa che potrebbe piacere agli sposi o che potrebbe essere utile magari per la casa. Ma che sia personale.
Alla fine, se siete stati invitati al matrimonio è perché siete in confidenza con gli sposi e quindi non dovrebbe essere un problema.

Per la mia esperienza, quello che conta sono sempre le emozioni e ricevere un regalo pensato apposta per noi… ne genera tante.
Perché “vale” tanto anche se il suo “prezzo” era basso.

Obbligo del regalo per l'invito al matrimonio
Ph. by Mia Golic