Matrimonio per Bikers

Matrimonio da Bikers

Finalmente, dopo mesi di preparativi, da domenica scorsa esiste il Matrimonio da Bikers!

Per sapere di cosa si tratta, potete andare nell’apposita pagina e troverete le principali informazioni.

Com’è nato il progetto

Il progetto è nato ad agosto, nell’ultima tappa del mio “giro d’Italia”.

A causa della pandemia e del lockdown appena terminato, avevo potuto fissare le location in cui mettere lo stand solo per il mese di luglio. Perché moltissimi locali e ristoranti non sapevano dirmi se sarebbero stati aperti ad agosto. Dipendeva tutto dall’affluenza di persone che ci sarebbe stata.
Quindi per la mia ultima tappa avevo potuto programmare qualcosa solo due settimane prima di arrivare a Verona.

Era, infatti, Verona l’ultima città prima del mio rientro a Milano.
Verona, la città dell’amore, della musica, del turismo culturale…
Nulla di tutto questo.

Con il fatto che la stagione musicale all’Arena era stata annullata, c’erano pochissimi turisti in città. E, di conseguenza, moltissimi locali avevano scelto di rimanere chiusi.

Quindi, che fare?

L’idea migliore era quella di andare dove, in quel momento, poteva esserci più turismo. E, in zona, il posto migliore e più vicino era il lago di Garda.

Così, cercando su Google Maps, ho scoperto quasi per caso La Pacheca.

Sinceramente non mi aspettavo una risposta.
Non potete davvero avere idea di quante mail abbia mandato senza ricevere risposta. Di quante telefonate abbia fatto, senza che nessuno rispondesse. In alcuni casi, dove i siti internet lo specificavano, ho mandato anche dei Whatsapp. Nulla, nemmeno la spunta blu. Che poi mi domando: ma perché scrivere sul sito di mandare un messaggio Whatsapp se poi non lo guardi?

Invece quel pomeriggio è suonato il telefono.
Era Antonio, uno dei titolari de La Pacheca, che mi chiamava per avere maggiori informazioni sui matrimoni rock. E si è preso subito bene.
Perché diciamocelo, lui è un personaggio davvero molto rock.
Così ho fissato la data per mettere da lui lo stand: il 30 agosto. L’ultimissimo giorno del mio tour in giro per l’Italia.

Cosa c’entra il Matrimonio da Bikers con il Matrimonio Rock?

Il Matrimonio da Bikers, anche se non sembra, c’entra moltissimo con il Matrimonio Rock.
Non perché tutti i motociclisti siano rockettari, ma perché i bikers, come i rockers, vivono secondo il loro stile di vita.

I motociclisti appartengono ad un mondo fantastico, on the road. Dove essere sé stessi è importante. Come nel rock.

Io avevo la moto. Una Honda, CBF600N, naked, completamente scarenata. Sono passata dalla bicicletta al 600, non mai avuto un cinquantino. Non so se mia madre sia rimasta più sconvolta da questo o dal mio primo tatuaggio.
Comunque era per dire che so molto bene cosa si prova a stare in sella ad una moto e so i rapporti che si creano tra bikers. Perché anche la moto, come il rock, è uno stile di vita.

Quindi, parlando con Antonio, abbiamo pensato al matrimonio per motociclisti.
Un matrimonio simile a loro. Vicino al loro stile di vita. Con un mood innegabilmente rock, nel senso più ampio del termine.

E per lavorare su un progetto del genere, dovevo cercare professionisti qualificati, che fossero di zona e che avessero quello stesso mood nel sangue.
E così, cercando e informandomi, ho trovato due persone eccezionali: Marco Berton (floral designer) e Guido Giganti (hair stylist).
Per non parlare del catering di fiducia de La Pacheca, Sergio Dell’Aquila Eventi, che ha già organizzato e pensato dei menu per occasioni simili.

Quindi, se siete dei Bikers che vogliono sposarsi secondo il loro stile di vita… io posso realizzare il vostro sogno.

Matrimonio da Bikers - corteo nuziale
Ph. by La Pacheca

Obbligo del regalo per l’invito

Obbligo del regalo per l’invito al matrimonio

Ma esiste un obbligo a fare il regalo per l’invito ad un matrimonio? Anche se non si parteciperà?

Ebbene sì.
Come spiego nel mio video sul canale YouTube, le regole del galateo, in merito, sono molto precise.

Come ho già evidenziato in un altro articolo, esiste una differenza sostanziale tra partecipazione e invito. La prima esprime il desiderio degli sposi di avere l’ospite solo alla cerimonia (in chiesa o in municipio). Il secondo, vuole invitare l’ospite a partecipare a tutto l’evento, compreso il ricevimento.
Questa differenza si ripercuote anche sul comportamento che dovrà tenere l’ospite nel caso in cui debba rifiutare l’invito.

Partendo dal presupposto che si debba sempre rispondere, per telefono o per iscritto, vediamo come è opportuno farlo nella varie circostanze.

Solo partecipazione alla cerimonia

Se l’invitato riceve solo la partecipazione alla cerimonia, non nasce un obbligo al regalo.

Per fare cosa gradita, si può inviare un telegramma o un biglietto con gli auguri, oppure un mazzo di fiori.

Invito al ricevimento

Quando si viene inviati anche al ricevimento, si costituisce l’obbligo del regalo anche se si decide di non partecipare alle nozze.

L’invito ad un ricevimento di matrimonio, del resto, non è nient’altro che un invito formale ad un evento. E, per queste occasioni, il galateo impone sempre di rispondere per ringraziare e fare un regalo alla padrona di casa o agli organizzatori.

Nel caso in cui non si possa partecipare ad un evento, il galateo prescrive di inviare un mazzo di fiori alla padrona di casa; nel caso del matrimonio, invece, si è tenuti sempre e comunque a fare il regalo agli sposi come se si partecipasse.

Invito al taglio della torta

E’ un caso molto particolare, ma anch’esso genera l’obbligo del regalo per l’invito al matrimonio.

Il taglio della torta è uno dei momenti più significativi delle nozze, perché è con questo “rito” che la sposa assume ufficialmente il ruolo di padrona di casa nella nuova famiglia appena creata.

Pertanto, si tratta di un invito di riguardo e, in quanto tale, crea un obbligo al regalo anche in caso di mancata partecipazione.

 

Queste sono le normali regole da seguire.

Tuttavia sappiamo bene come sia necessario anche dare un occhio al proprio portafoglio e, spesso, si declina un invito di matrimonio per ragioni economiche. Perché, oltre al regalo, ci sarebbero le spese di abito, parrucchiere, viaggio (nel caso di matrimoni lontani), eccetera.

Per questo motivo, il consiglio che vi do è quello di evitare la lista nozze, nel caso in cui decidiate di non partecipare ad un matrimonio.
Piuttosto, pensate a qualcosa che potrebbe piacere agli sposi o che potrebbe essere utile magari per la casa. Ma che sia personale.
Alla fine, se siete stati invitati al matrimonio è perché siete in confidenza con gli sposi e quindi non dovrebbe essere un problema.

Per la mia esperienza, quello che conta sono sempre le emozioni e ricevere un regalo pensato apposta per noi… ne genera tante.
Perché “vale” tanto anche se il suo “prezzo” era basso.

Obbligo del regalo per l'invito al matrimonio
Ph. by Mia Golic

Storia delle bomboniere

Storia delle bomboniere

Le bomboniere oggi sono diffusissime, come ho già spiegato in precedenza. Ma in pochi sanno che la loro storia è lunga e trae origine da molto lontano.

Origini

Le origini della bomboniera sono situate nella Francia del Settecento. Il termine stesso “bomboniera” deriva dal francese “bombonnière“. Si trattava di una piccola scatoletta contenente dei bon bon, piccoli dolci morbidi, che veniva offerta in dono agli sposi. Il significato era, ovviamente, di buon auspicio per la coppia.

Re Luigi XIV invertì la tendenza e iniziò la tradizione secondo la quale sono gli sposi a regalare agli invitati le bomboniere, in segno di ringraziamento. All’epoca del Re Sole era appannaggio della sola nobiltà e si trattava di scatoline riccamente lavorate. I materiali impiegati per la loro creazione erano pregiati, come l’avorio dipinto, la madreperla, l’oro e gli smalti.

La storia delle bomboniere in Italia

La storia delle bomboniere in Italia inizia nel XV secolo. Durante la festa di fidanzamento, le famiglie usavano scambiarsi queste scatolette porta confetti.

Il giorno del matrimonio lo sposo regalava alla sposa una “coppa amatoria”, cioè un piatto di ceramica con dei confetti in segno di fertilità.

Ma l’affermazione della bomboniera in Italia avvenne nel 1896, in occasione delle nozze di Vittorio Emanuele, principe di Napoli e futuro re d’Italia, e di Elena del Montenegro. In quest’occasione, tutti gli invitati portarono delle bomboniere agli sposi.

Da questo momento, la bomboniera divenne uno dei simboli degli sposi.

Al giorno d’oggi

La bomboniera, al giorno d’oggi, fa ancora parte del costume e delle tradizioni del matrimonio, anche se con qualche differenza.

Per prima cosa, la bomboniera oggi viene regalata dagli sposi agli ospiti. Un segno di ringraziamento per la loro presenza e per i doni ricevuti. Esattamente come fece Luigi XIV in Francia a suo tempo.

In secondo luogo, oggi la bomboniera non si associa più necessariamente ai confetti. O meglio. Ai matrimoni è sempre presente la tavola della confettata, ma la bomboniera generalmente non li contiene. Può essere dato un sacchettino a parte, ma – anche in questo caso – non necessariamente.

La bomboniera è quel qualcosa che l’ospite si porta a casa come ricordo della festa e, ultimamente, la scelta ricade su cose “consumabili”. Un vaso di miele, una bottiglia di vino, una bottiglia di olio o un barattolo di caffè. Meglio ancora se prodotti nel luogo dove si fa il ricevimento e, quindi, a chilometro zero.

Le bomboniere devono essere tutte uguali, ma quelle dei testimoni e dei genitori possono essere diverse, più preziose.

In futuro

Qual è il futuro della bomboniera?
A tendere, avrà ancora senso di esistere? E, se sì, verso quali tipologie?

Riguardo a questo argomento ho in mente di fare un’intervista ad una persona autorevole in materia di… creatività. A breve potrete vederla sul mio canale YouTube.

Storia e origine delle bomboniere
Ph. by GigiEffe_foto

Il taglio della torta

Il taglio della torta

L’invito al taglio della torta è un’usanza che si sta diffondendo da qualche anno a questa parte.

Le origini

A differenza di molte “tradizioni moderne” di importazione statunitense, questa in particolare non ha origini d’oltreoceano.
E’ un’usanza nata dal fatto che i matrimoni non potevano più – per esigenze economiche – essere tanto allargati.

Si cominciò con l’idea di invitare tutti alla cerimonia e, una volta usciti dalla chiesa o dal municipio, offrire a tutte i presenti un piccolo aperitivo. Poi, chi era invitato al ricevimento, si avviava verso la location. E chi non era invitato, aveva comunque avuto occasione di fare un brindisi agli sposi e godere di una parte dei festeggiamenti.

Poi, però, ci si cominciò a scontrare con la tabella di marcia. Se si usciva dalla cerimonia a mezzogiorno, si doveva fare l’aperitivo, poi il tratto di strada (a volte anche lungo) per arrivare alla location, magari gli sposi si dovevano fermare a fare le foto… si iniziava il pranzo alle 14:00. Con il rischio di dover accelerare in chiusura per rispettare i tempi concordati con ristoratore/catering/villa.

Quindi come risolvere?

L’idea migliore sembrò essere quella di invitare amici e parenti non strettissimi a partecipare al momento del taglio della torta.

Ovviamente anche in questo caso ci sono degli accorgimenti importanti a cui prestare attenzione.

Il taglio della torta deve avvenire in modo puntuale: non è pensabile invitare delle persone per un orario e poi lasciarle ad aspettare.
Inoltre, il party vero e proprio deve iniziare solo dopo che tutti gli ospiti siano arrivati in location.

Il galateo e il taglio della torta

A volte capita che alcune persone si sentano offese per non essere state invitate a tutto il ricevimento nuziale, ma solo al taglio della torta.

In realtà, andrebbe vissuto come un pensiero di riguardo da parte degli sposi. Infatti, questo è uno dei momenti più significativi del matrimonio, perché, con questo gesto, la sposa assume ufficialmente il ruolo di padrona di casa nella nuova famiglia appena creata.

Inoltre, secondo il galateo gli invitati non possono accomiatarsi prima di questo momento, proprio per la sua importanza e centralità.

Il taglio deve avvenire secondo un preciso rituale.

La tradizione vuole che la torta arrivi intera e che gli sposi taglino la prima fetta.
La sposa dovrà impugnare il coltello con la mano destra, mentre lo sposo metterà la sua sopra quella di lei.
Il primo taglio dev’essere eseguito con un coltello d’argento con un nastro bianco annodato.
Le prime porzioni vengono distribuite dalla sposa: la prima viene data allo sposo e simboleggia la scelta di rimanergli accanto per tutta la vita.
Le successive porzioni vengono consegnate nell’ordine alla suocera, poi alla mamma, al suocero, al padre e ai testimoni.
Saranno quindi i camerieri a tagliare e a servire il resto a tutti gli ospiti.

Voi cosa ne pensate?
E’ una bella soluzione invitare tutti al taglio della torta?

Il taglio della torta
Ph. by Debby Hudson

Confetti: origini e valore simbolico

Confetti: origini e valore simbolico

Tutti sanno che i confetti sono i dolci tipici del matrimonio, ma in pochi conoscono le loro origini e il loro valore simbolico.

Come nascono i confetti?

Secondo l’etimologia, la parola “confetto” deriva dal latino “conficiere“, che significa “confezionare, fabbricare”.
Latino, quindi epoca romana. Infatti, secondo alcune fonti, già nell’Antica Roma si usava celebrare nascite e matrimoni con della frutta secca avvolta nel miele.

Altre fonti, invece, fanno risalire l’origine dei confetti agli arabi.
In particolare, pare che un un medico di nome Al Razi, per rendere i suoi preparati officinali meno amari, li ricoprisse con un guscio dolce.

In ogni caso, il popolo arabo ha un grosso merito nella creazione dei confetti. Furono i Saraceni, tra Settecento ed Ottocento, a portare in Europa lo zucchero di canna con cui sono prodotti.

Durante il Rinascimento, i confetti venduti dagli speziali (farmacisti dell’epoca), furono talmente apprezzati dai nobili che – pare – alle nozze tra Beatrice d’Este e Ludovico il Moro furono serviti 300 chicchi dorati e confettati.

Perché i confetti sono associati al matrimonio?

Perché inizialmente erano un dono che gli invitati facevano agli sposi. Addirittura, in alcuni luoghi era uso lanciare dei piccoli confetti agli sposi all’uscita dalla chiesa, come augurio di prosperità.

Poi, intorno al 1400 d.C., con il diffondersi di questo dolce anche fra i ceti meno abbienti, cambiò l’abitudine di chi li donava: non più gli invitati agli sposi, ma questi ultimi come regalo ai loro ospiti.

Potevano essere donati tramite la bomboniera, cioè un sacchettino contenente questi dolci.
Oppure la sposa, personalmente, provvedeva a distribuirli durante il ricevimento: li prelevava da un vassoio con un cucchiaio d’argento e li offriva  agli ospiti.

Il valore simbolico dei confetti

Innanzi tutto, il vero confetto, l’originale, è quello alla mandorla. E il primo simbolo è proprio questo frutto secco.
Infatti, la mandorla ha una forma simile all’ogiva, in cui sono storicamente rappresentati il Cristo e la Vergine. La mandorla è considerata, quindi icona di verginità. Nulla di più appropriato per le feste nuziali.

Inoltre, confetti devono sempre essere regalati in numero dispari, preferenzialmente cinque.
Vogliono, infatti, rappresentare le cinque qualità fondamentali del buon matrimonio: salute, ricchezza, felicità, lunga vita e fertilità.
A questo va aggiunto che il numero cinque è indivisibile: un ulteriore valore simbolico dei confetti.

Le ultime tendenze

Negli ultimi decenni è cambiata un po’ la tendenza.
Le bomboniere non sono più considerate semplicemente come il sacchettino di confetti regalato agli ospiti. Che, tuttavia, rimane come forma di cortesia per chi non è intervenuto al ricevimento.

Oggi le bomboniere sono dei veri e propri regali fatti agli invitati.
I confetti rimangono nel cosiddetto “tavolo della confettata” o “white table“.

Si tratta di un tavolo (generalmente allestito dalla wedding planner a fine rinfresco) dove abbondano diverse varietà di confetti, ai gusti più improbabili. Da questo tavolo gli ospiti possono servirsi direttamente. Spesso vengono anche messe a disposizione delle scatoline, affinché gli invitati possano confezionarsi da sé alcuni tra i gusti preferiti, da portare poi a casa.

Io, siccome sono rock, in barba alla tradizione confesso di preferire i confetti al cioccolato e quelli al pistacchio.

origini e valore simbolico dei confetti
Ph. by Luigi Pozzoli

Come suddividere gli invitati

Come suddividere gli invitati tra i tavoli

Superato lo scoglio di scegliere chi invitare al ricevimento, bisogna capire come suddividere gli invitati tra i tavoli.

Il tableau de mariage è uno strumento indispensabile, per questo.
E’ il tabellone con indicato a quale tavolo è assegnato ciascun invitato.
Va preparato circa due settimane prima del matrimonio, quando ormai gli invitati dovrebbero aver già confermato la loro presenza.
Dico “dovrebbero”, perché non sempre le risposte arrivano in modo tempestivo e comunque gli imprevisti dell’ultimo momento ci sono sempre.

Il tavolo imperiale è relativamente semplice da gestire.
La sfida maggiore riguarda la suddivisione degli invitati quando ci sono più tavoli.
Ne ho parlato nell’ultimo video sul mio canale YouTube, ma l’argomento merita un approfondimento.

Innanzi tutto, il tavolo degli sposi deve essere posto in un punto ben visibile da tutti. 

I tavoli (generalmente due) accanto a quello degli sposi, sono riservati agli ospiti più importanti, cioè i genitori e i testimoni.

Favorire la conversazione tra i commensali

La regola di base per suddividere gli invitati tra i tavoli è quella di favorire la conversazione.
Non è un compito semplice, ma esistono alcuni “trucchetti”.

  1. Mettere insieme gli amici di lunga data o persone con interessi comuni (es: hobby, studi effettuati, professione, ecc…).
  2. Se non è possibile fare un tavolo solo di single o di soli “over 60”, è bene mischiare questa tipologia di ospiti, unendo anche la presenza di almeno una coppia, per vivacizzare la conversazione.
  3. E’ consigliabile mettere vicine le famiglie con bambini, in modo che i genitori possano aiutarsi reciprocamente nel badare ai figli. Se non è possibile posizionarle nello stesso tavolo, è bene che siano almeno in tavoli vicini.

Cosa prescrive il galateo

Il galateo, anche su questo tema, detta alcune regole.
Prima di tutto, prescrive tassativamente di NON separare i fidanzati. In caso di necessità, è preferibile separare una coppia sposata.
Inoltre, stabilisce che sarebbe preferibile distribuire gli ospiti seguendo l’alternanza uomo-donna.

In ogni caso, ogni matrimonio é a sé stante e le dinamiche familiari sono spesso intricate, quindi è bene valutare caso per caso cosa convenga fare.

La suddivisione degli invitati tra i vari tavoli è il compito più impegnativo nell’organizzazione del matrimonio. E vi assicuro che qualsiasi coppia sposata potrà confermarvelo.

Un esempio creativo

Una volta, con una coppia di sposi abbiamo trovato una soluzione molto creativa.

Gli sposi avevano relativamente pochi invitati: una trentina di parenti oltre i quarantacinque anni, meno di dieci parenti sotto i trent’anni e poi una trentina di amici tra i venticinque e i trentacinque anni. Quindi la parte del leone la facevano i giovani.

Il ricevimento si teneva in una cascina all’interno di un parco. Avevamo il “piano B” in caso di pioggia, ma il “piano A” era quello davvero fuori dal comune.

Non abbiamo assegnato tutti i posti a sedere.

I parenti “over 45” sono stati fatti sedere ai tavoli sistemati sotto il porticato della cascina, con posti assegnati.
Poi avevamo predisposto dei tavoli rettangolari sul prato fuori dal porticato. Erano apparecchiati con un numero di coperti maggiore del necessario e senza assegnare i posti. I parenti “under 30” e gli amici, quindi, hanno potuto accomodarsi dove meglio credevano e hanno anche potuto cambiare tavolo ad ogni portata.

E’ stata una sorta di ricevimento itinerante.
Si sono tutti divertiti molto e hanno interagito molto più di quanto avrebbero fatto con posti fissi.

E, detto tra noi… gli sposi si sono tolti una bella gatta da pelare!

 

suddividere gli invitati
Ph. by Natalie Thornley

Tavoli rotondi o tavolo imperiale?

Tavoli rotondi o tavolo imperiale?

Per l’allestimento della sala è meglio scegliere una disposizione con tavoli rotondi o con tavolo imperiale?

Ne ho parlato oggi in un video sul mio canale YouTube, dove accennavo, in una “pillola” di un minuto circa, alla problematica.
Qui vorrei approfondire un po’ meglio la questione.

La scelta per una tipologia di tavolo o per l’altra, dipende da tantissimi fattori: la struttura della sala, lo stile del matrimonio (più elegante o più spartano?), il carattere degli invitati (parenti o amici?), il tipo di mise en place e molti altri.

Quello che, però, rende spesso titubanti gli sposi, nel propendere per una o per l’altra soluzione, è la possibilità per gli ospiti di poter chiacchierare con facilità e poter quindi interagire tra loro senza annoiarsi.

Tavolo imperiale
Ph. by Juliette F.

In generale, la prima impressione che hanno i non addetti ai lavori, è che il tavolo imperiale (quello lungo e rettangolare, dove si siede tutti affiancati) non favorisca particolarmente la conversazione tra gli invitati.

 

Quante volte ci è capitato di andare a qualche pizzata di classe o a qualche cena di compleanno ed essere su questo tipo di tavolo?
E quante volte ci siamo trovati scomodi a parlare con taluno o talaltro dei commensali, per via della distanza?

Ebbene, siccome questa credenza è sempre stata particolarmente diffusa, qualcuno si è preso la briga di farci uno studio approfondito, per verificare se fosse effettivamente così.
E il risultato… beh, da non crederci!

E’ stato dimostrato che il tavolo imperiale agevola la conversazione e le interazioni molto meglio di quello rotondo.

Tavoli rotondi
Ph. by Thomas William

Infatti, il tavolo rotondo ha un diametro di circa due metri e quindi è molto raro che si parli con le persone sedute di fronte.
La conversazione avviene prevalentemente con le due persone accanto, quella alla destra e quella alla sinistra.
Nel tavolo imperiale, invece, il dialogo può facilmente avvenire sia con le persone sedute accanto, sia con l’ospite seduto frontalmente e con quelli laterali a quest’ultimo.

Quindi nel tavolo rotondo le interazioni del singolo commensale avvengono principalmente con due sole persone.
Nel tavolo imperiale, differentemente, avvengono con ben cinque persone.

L’errore è dovuto al fatto che, a colpo d’occhio, sembra che nel tavolo imperiale i commensali siano tutti ammassati.
Si tratta, in realtà, di un’illusione ottica.
Se avessimo un metro alla mano e una sala con i due diversi allestimenti a confronto, potremmo facilmente verificare che le distanze sono le stesse. E quindi lo “spazio vitale” di ciascun invitato è sempre garantito.

Il mio invito è di non scartare mai a priori un allestimento, ma di provare sempre a figurarsi tutte le possibilità. Anche e soprattutto in relazione allo stile e al taglio che si vuole dare al matrimonio.

Tavoli rotondi o tavolo imperiale?
Ph. by Eric Brehm

Il matrimonio è rock

Ma davvero i rockers si sposano??

Il matrimonio è rock?

Questa è una domanda che mi viene fatta molto spesso.
Generalmente rispondo che i rockers sono esattamente come tutte le altre persone: amano anche loro, di amori veri, profondi e durevoli.

Per qualche motivo, invece, la gente pensa che la musica rock sia associata alla sregolatezza, non solo di vita ma anche dei sentimenti.
Le rockstar o comunque i rockers in generale, passano per essere persone che vivono solo di passioni temporanee, molto forti ma anche effimere.

In effetti, se guardassimo solo a personaggi come Mick Jagger, Steven Tyler o Paul McCartney, che hanno collezionato mogli e compagne come le figurine della Panini, potremmo razionalmente trarre questa conclusione.
In realtà, invece, esistono moltissime rockstar che hanno situazioni sentimentali estremamente profonde e durature: Keith Richards, per esempio, è sposato con la moglie dal 1983. Un altro esempio è Dave Grohl, che dopo un primo matrimonio fallito (ebbene sì, tutti facciamo errori), si è sposato con l’attuale moglie nel 2003.

Ma l’artista che davvero può fugare qualsiasi dubbio in merito alla longevità dei sentimenti di un rockettaro, è Jon Bon Jovi.

Recentemente il cantante e la moglie, Dorothea Hurley, hanno rilasciato un’intervista a People, dove raccontano la loro storia d’amore nata sui banchi di scuola: un matrimonio di 31 anni e una relazione che dura complessivamente da 40 anni. Una delle coppie più longeve non solo del rock, ma della musica in generale.

La stessa intervista è stata anche ripresa in un articolo della stampa italiana, dove si mette in evidenza il fatto che Bon Jovi ritenga che niente sia più rock del suo matrimonio.
Questo grandissimo musicista (uno dei miei preferiti, inutile negarlo) dichiara anche, riferendosi alla moglie, che “Lei è il mio rock“.

Quindi davvero vogliamo continuare a pensare che i rockers non si sposino, che abbiano, per principio, solo relazioni fugaci e che abbiano necessariamente vite sregolate?

Sicuramente una parte di percorsi azzardati ci sono anche nella vita di Jon e Dorothea. Per esempio quando hanno deciso di aprire un ristorante in cui i clienti pagano a seconda di quanto possono permettersi e, se non hanno soldi, possono contribuire svolgendo dei servizi all’interno del locale. Dove, tra l’altro, Bon Jovi spesso fa da lavapiatti.

Perchè la verità è che la vita, quella vera, non sta sotto i riflettori, ma le backstage. Dove ogni giorno si lavora per costruire e ricostruire le relazioni, i rapporti, le intese, la complicità. Dove è necessario, sempre, ricordarsi che “rock” significa “roccia”.

Quindi mi chiedete se sposarsi è rock? Se il matrimonio è rock?

La risposta per me è sì, il matrimonio è rock.
E’ quella roccia forte, in controtendenza, basata sul rispetto della diversità e della fragilità umana.

Il matrimonio è rock.

Il matrimonio è rock
Ph. by People

La sposa e la nail art

La sposa e la nail art

Settimana scorsa è stato l’anniversario di nozze di una mia amica e ha pubblicato sui social alcune foto del suo matrimonio.
Tra queste ce n’era una dove erano immortalate le mani sinistre degli sposi che mostravano le fedi. E ho notato le unghie della sposa, con manicure alla francese e smalto… artistico.

Io sono la Rock Wedding Planner e ci sono dettagli che non mi sconvolgono per nulla, soprattutto se sono espressione della propria personalità.
Ma ritengo che sia giusto conoscere le regole, per poterle infrangere meglio.

Cosa dice il galateo rispetto alle unghie della sposa?
E’ corretto, da un punto di vista di bon ton, che ci sia una “nail art” vistosa?

Il mio sito di galateo preferito, Maison Galateo, ha dedicato un intero articolo a questo argomento. Ve lo riassumo brevemente, ma se volete leggere l’articolo integrale, potete trovarlo direttamente sul loro sito.

L’unica protagonista sulle mani degli sposi e, in particolare, della sposa, dev’essere la fede nuziale e le mani devono essere preparate in modo tale che risalti solo l’anello.
La “nail art” mette in evidenza le unghie e porta l’attenzione dell’osservatore su di esse, distogliendolo dalla fede.
Il galateo vuole che le dita della sposa abbiano una manicure quanto più naturale possibile, con smalto trasparente o di colori molto tenui.

In tutto questo, in un matrimonio rock penso che il colore più sobrio e naturale sarebbe il rosso. A seguire le varie sfumature di viola, bordeaux e nero.

Ma, come dicevo, per infrangere le regole è necessario prima conoscerle.

nail art
Ph. by DESIGNECOLOGIST

Inviti e partecipazioni

Inviti e partecipazioni

La lista degli invitati.
Uno dei compiti più impegnativi per gli sposi.
Decidere chi invitare solo alla cerimonia e chi anche al ricevimento. O al taglio della torta, che è un trend dell’ultimo decennio, per limitare le spese ma non escludere nessuno.

Ma in ogni caso, bisogna comunicare qualcosa alle persone che si intendono invitare ad un momento o all’altro del matrimonio.

Come fare?

Attraverso partecipazioni ed inviti.

Che differenza c’è?

Le partecipazioni vengono inviate a chi si vuole che sia presente alla cerimonia di nozze.
Gli inviti vengono invece dati a chi si vuole invitare anche al ricevimento.

Concretamente e materialmente, in cosa di differenziano?

Le partecipazioni sono generalmente dei cartoncini che vengono spediti o consegnati a mano a parenti ed amici, dove sono indicati i nomi degli sposi, i rispettivi indirizzi e data, ora e luogo del matrimonio.
Gli inviti sono dei cartoncini più piccoli che vengono aggiunti alla partecipazione, nella medesima busta, che invitano chi li riceve a partecipare al ricevimento.

Negli ultimi anni si è presa l’abitudine di mandare partecipazioni ed inviti anche tramite mail o addirittura whatsapp.
Io sono sempre dell’idea che ognuno debba fare come preferisce e come si trova comodo, però sinceramente questo mi sembra un po’ un eccesso.
Soprattutto mi sembra poco cortese verso chi lo riceve: la mail o il messaggino mi sembrano cose talmente ordinarie e che facciamo talmente di fretta, per risparmiare tempo, che mi danno l’impressione che non si stia dando la dovuta importanza ad un invito così importante come quello di condividere il giorno più bello della vita. Come se fosse una cosa “scomoda” dover invitare le persone.
La cosa bella delle partecipazioni è proprio il fatto che vengono scelte, che ricalcano lo stile del matrimonio e la personalità degli sposi. E sono un bellissimo ricordo che rimane poi agli invitati.

Quando inviare le partecipazioni e gli inviti?

Per rispondere a questa domanda, vi rimando al mio video pubblicato sul mio canale YouTube:

https://www.youtube.com/watch?v=Cdpsn4GSAYw