Matrimonio in vigna

Matrimonio in vigna

La pandemia ha cambiato completamente la nostra vita e gli schemi che esistevano prima del 2020 oggi non valgono più.
Le persone si sono abituate a pensare in modo differente, a fare le cose approcciandole da un altro punto di vista, a tenere meno in considerazione i “format” mentali che una volta sembravano irrinunciabili.

I matrimoni non fanno eccezione.
Con tutte le nuove regole, i divieti, le limitazioni… o si pensa in modo alternativo, oppure si rinuncia a sposarsi.
Molti hanno deciso di adottare la seconda opzione. Io sono ancora tra i sognatori che credono che le cose, con un po’ di fantasia e di volontà, si possano fare. E fare bene.

Quindi oggi, in questo articolo, voglio parlarvi di un tipo di matrimonio “alternativo“: il matrimonio in vigna.

Da dove nasce l’idea

Matrimonio in vigna - panoramaErano un po’ di anni che ci pensavo e ripensavo. Alcune società che si occupano di organizzazione di eventi, fanno regolarmente le cene in vigna. Sono serate molto belle, dove i commensali sono tutti seduti a lunghi tavoli posizionati tra i filari di qualche vigna. E sono molto suggestive, con tutte le lucine appese, le tovaglie bianche che riflettono la luce e quest’aria frizzante di festa.

E io mi sono sempre domandata: ma perchè nn farci un matrimonio, invece di una semplice cena?
Quindi ho provato per parecchio tempo a trovare una location adatta.

Ma – benché in questo periodo tanti sembrino non rendersene conto – un matrimonio non è come una semplice cena. Le dinamiche sono ben diverse, il mood degli invitati è diverso e diversi sono i numeri delle persone presenti.
Poi ci sono gli spostamenti, perchè in un matrimonio non si è tutti fermi, seduti a tavola per due o tre ore. Intanto si parla, come minimo, di quattro o cinque ore. E poi ci si muove in massa da un ambiente all’altro per fare aperitivo, pranzo/cena e taglio della torta. E poi c’è la festa con i balli a chiusura.

E quindi nessuna location mi dava la disponibilità per il timore (oggettivamente giustificato) che lo spostamento delle persone, la vivacità dell’evento e il grado alcolico, potessero causare danni alle vigne.

Finchè poi ho incontrato Paolo Nenci.

Il matrimonio in vigna Nenci

Ho conosciuto Paolo Nenci ad un evento di fine settembre 2020 a Milano. In quel periodo di zona franca in cui si potevano fare eventi all’aperto, prima che richiudessero di nuovo tutto.

Ho scoperto, parlando con lui, che proprio quell’estate, per far fronte al periodo poco favorevole, si era inventato le serate di “musica in vigna“.
Musica in vignaSi trattava (e si tratta ancora, perchè da qualche settimana ha iniziato a riproporlo anche per il 2021) di serate organizzate in uno dei campi della sua azienda agricola, tra le vigne e gli ulivi.
Completamente all’aperto, con distanze ben maggiori di quelle richieste per legge.
Arredi rustici, in linea con la location, con tavoli fatti di pancali e sedute ricavate da balle di fieno imbottite con cuscini. E le lucine appese tra i rami degli alberi.
Il vino è ovviamente marcato Nenci e il cibo è fornito da professionisti dello street food. Una combinazione pazzesca.
E poi, ovviamente la musica. Con artisti diversi per ogni serata.

Quindi abbiamo deciso di parlarne, di confrontarci per creare un matrimonio bello, divertente, che rispecchiasse lo stile della location. Ma allo stesso tempo non il “classico” e ormai inflazionato matrimonio boho-chic. Qui non c’è lo chic, c’è solo il boho.

Il matrimonio in vigna… ma rock

Proprio qui sta la differenza.
Non si vuole fare un matrimonio tradizionale in una location particolare.
Non si vuole fare il matrimonio “agreste”, ma che alla fine è uguale a tanti altri.

Matrimonio in vigna NenciCon il matrimonio in vigna si vuole creare un’occasione di aggregazione, dove nessun amico o parente resta escluso, dove si fa una vera festa inclusiva, che prende la dimensione di una festa di paese.
Avete presente il primo film di don Camillo, quello con Fernandel e Gino Cervi? Che alla fine fanno il matrimonio dei due ragazzi e festeggiano per le vie del paese, con la giostra dei cavalli e il tiro a segno?
Ecco, l’idea è più o meno quella.

A seconda del budget, ce la si può “rischiare” per via del meteo.
Un “piano B” è previsto, ma per un numero ristretto di persone. Quindi se si ha un budget limitato, necessariamente anche gli invitati dovranno essere ridotti. In questo caso non per via dei costi proibitivi della location, ma proprio per il fattore meteorologico.
Se invece il budget lo consente, si può pensare ad una tensostruttura che quindi diventerebbe il piano di emergenza in caso di pioggia. Con magari una pavimentazione per poter fare, eventualmente, da pista da ballo.

Cosa ne dite?
Vi piacerebbe un matrimonio del genere?

Tenuta Nenci dall'alto

La musica ai matrimoni

La musica ai matrimoni

L’argomento di questo articolo è la musica ai matrimoni.

Vi confesso che per me non è molto semplice parlare di musica, perché, oltre a cantare e suonare io per prima, essendo la rock wedding planner potrei avere dei canoni musicali un po’ troppo anticonformisti. Anche per coloro che vogliono un matrimonio particolare e fuori dagli schemi.

Quindi ho deciso di circoscrivere l’argomento e di dare delle indicazioni su quelli che sono i momenti fondamentali del matrimonio (cerimonia e ricevimento) in cui la musica è indispensabile e imprescindibile.

La musica alla cerimonia

Per quanto riguarda la cerimonia, dobbiamo distinguere tra cerimonia civile e religiosa.
Di quella simbolica non parlo nemmeno perché non si tratta di un rito avente valore legale, quindi si può davvero decidere di fare qualsiasi cosa.
Mentre in questo caso, per quanto concerne la musica, voglio dare delle indicazioni un po’ più “tradizionali”.

Nella cerimonia civile, la musica è necessaria all’ingresso e all’uscita degli sposi e al momento della firma del registro.

musica ai matrimoni - flauto
Ph. by Rajesh Kavasseri

Generalmente, se la cerimonia avviene in municipio, si avrà della musica solo strumentale, senza la parte cantata.
Quindi facilmente ci sarà un violino o un flauto traverso. In qualche raro caso mi è capitato di avere una chitarra acustica.
Mai pianoforte o arpa per ragioni principalmente di comodità. Infatti la cerimonia in municipio è molto veloce, dura circa mezzora e la sala deve poi essere sgombrata rapidamente. Avendo strumenti ingombranti o che richiedono collegamenti o amplificazioni particolari (come un pianoforte elettronico, per esempio) occorrerebbe troppo tempo per la preparazione e per il successivo smontaggio.

Se la cerimonia civile avviene direttamente in location, queste problematiche logistiche non sussistono e gli sposi possono gestire la musica come preferiscono, senza limitazioni. Sempre, ovviamente, in accordo con la location.

La cerimonia in chiesa, oltre agli stessi momenti detti per la cerimonia civile, necessita la musica anche in alcuni momenti della celebrazione della messa, come l’alleluia e il santo.

musica alla cerimonia di matrimonio
Ph. by Joe Beda

Le chiese spesso hanno un organista o un coro che può essere interpellato per suonare durante tutta la cerimonia, ma non è un obbligo: si possono portare anche musicisti esterni, se gli sposi lo desiderano.

E comunque è sempre necessario ricordarsi che sono gli sposi a doversi procurare la musica per la cerimonia, anche se il matrimonio è in chiesa. Quell’organista e quel coro di cui dicevo, generalmente suonano e cantano durante le messe “ordinarie”: se si vuole che animino la cerimonia di nozze, è necessario chiederlo espressamente (consiglio: parlate con il parroco) e solitamente ha un costo. Infatti si tratta di persone che prestano la loro conoscenza musicale in modo volontario per la parrocchia, ma se devono suonare per un matrimonio devono prepararsi specificamente e magari studiare brani nuovi e fare prove e tutto questo va pagato. Non alla chiesa, bensì al musicista stesso. E i prezzi, chiaramente, cambiano da caso a caso.

La musica all’ingresso in location

La musica è necessaria nel momento dell’ingresso degli sposi in location o – se la cerimonia si è tenuta nello stesso luogo – nel momento dell’ingresso nella sala ricevimenti.

In questo caso la musica dev’essere diversa da quella che sta già suonando.
Sì, perché ovviamente la sala prima non era in silenzio, sicuramente c’era un sottofondo musicale. Che fosse in filodiffusione o dal vivo, non fa differenza.
In ogni caso, l’ingresso della coppia dev’essere accompagnato da qualcosa di vivace e caratterizzante gli sposi, qualcosa che appartenga a loro e alla loro identità, come singoli e come coppia.

Aperitivo e taglio della torta

Devono poi essere sempre accompagnati dalla musica il momento dell’aperitivo e quello del taglio della torta.

Musica in acustico
Ph. by Jon Tyson

Se c’è una band dal vivo, questi due momenti di solito vengono accompagnati da musica in versione acustica. Per cui ci saranno la/il cantante e la/il chitarrista o tastierista che eseguiranno delle canzoni abbastanza soft, di accompagnamento, che non impediscano il dialogo e la conversazione delle persone.

Per il momento dell’aperitivo è importante che la musica sia di sottofondo perché siamo ad inizio festa. Gli invitati sono appena usciti dalla cerimonia, è il momento in cui effettivamente possono ritrovarsi, salutarsi, conversare. Aggiornarsi sulle ultime novità se sono amici o parenti che non si vedono da un po’. Scambiarsi opinioni sulla cerimonia, sulla location, sugli abiti… i classici gossip da matrimonio.

Per il taglio della torta, la musica dev’essere solo di accompagnamento perché non deve distogliere l’attenzione dall’avvenimento clou di quel momento, cioè il brindisi definitivo alla felicità della coppia.

Party time

Dopo il taglio della torta, inizia il momento della festa vera e propria e qui la musica è davvero d’obbligo.

Può esserci una band che suona e che fa ballare tutti (le classiche party band), anche con cambi d’abito e abbigliamenti eccentrici; oppure può esserci un dj set per la classica disco music.

In ogni caso, questo è il vero momento musicale della giornata.

musica alla festa di matrimonio
Ph. by Gerson Repreza

Licenza Siae

Ricordatevi sempre e comunque di assolvere ai diritti d’autore per la musica riprodotta.
Vi assicuro che non è bello vedersi arrivare un controllo dalla Siae durante il matrimonio. E succede. Fidatevi che succede.

Il portale online dedicato alle feste private consente di ottenere la licenza per l’esecuzione di brani musicali tutelati dalla SIAE e di pagare il compenso dovuto.

Tra le feste private ci sono, appunto, i matrimoni.

Nel caso in cui la musica non fosse dal vivo ma registrata (cd, dvd, ecc.. e anche l’attività del dj), è dovuto anche un compenso per i cosiddetti diritti connessi.

Per poter utilizzare il servizio on line per ottenere la licenza, il richiedente deve essere una persona fisica maggiorenne oppure un’organizzatore occasionale di eventi privati.

In ogni caso è sempre possibile fare tutto ai numerosi sportelli Siae dislocati su tutto il territorio italiano.

Chi ha paura della wedding planner?

Chi ha paura della wedding planner?

Questo sarà il titolo del mio podcast. Ovviamente è provocatorio e nasce dal fatto che ogni tanto, davvero, mi domando se le persone non abbiano paura della wedding planner.

In che senso la gente ha “paura” della wedding planner

Un giorno notai che le persone avevano la tendenza a fare una sorta di saltino indietro appena sentivano “wedding planner”. Pensando di essere paranoica, accantonai il pensiero.

Poi, ad una fiera degli sposi a cui ero andata come visitatrice, mi capitò nuovamente: le persone a cui stringevo la mano, sembravano lasciarla subito, quasi scottasse, appena sentivano la mia professione.

A quel punto volevo davvero capire se ero io ad avere le visioni, oppure se era effettivamente così.

Quindi chiesi ad una mia amica di accompagnarmi ad una fiera e le domandai di fare caso alla reazione delle persone, senza specificare meglio cosa intendessi. E questa amica confermò la mia percezione.

Per questo motivo ho iniziato a domandarmi: “Ma non sarà che la gente ha paura della wedding planner?”

Il podcast

Innanzi tutto partiamo da dire cosa sia un podcast.

Molto semplicemente, è una trasmissione audio che può essere ascoltata online. Un po’ come le “rubriche” delle radio, dove c’è lo speaker che parla di un argomento. In quel caso la trasmissione è intervallata dalle canzoni, mentre nel caso del podcast non lo è. Ma il funzionamento è più o meno lo stesso.

I podcast possono essere sui più svariati argomenti. Materie tecniche, crescita personale, marketing, psicologia… e tantissimi altri.
Tra i professionisti che conosco e che seguo, ci sono Giulio Colnaghi che si occupa di marketing automation. Matteo Neroni che tratta argomenti di psicologia. Tiziana Iozzi che parla di crescita personale al femminile.

Ma io, che di professione faccio la Rock Wedding Planner, che cosa potrei mai trasmettere su un podcast?

Il mio progetto personale

Il progetto che inizio con questo podcast si basa sulla considerazione di cui vi parlavo nel mio precedente articolo: le coppie non hanno bisogno della wedding planner. Non è una necessità.

Il problema è semplicemente che la coppia non si può permettere di fare errori. Non può imparare da quegli sbagli. O meglio, può farlo, ma è quello che causa, di solito, alcune recriminazioni tipo: “A ripensarci, forse avremmo fatto meglio a fare così invece di cosà“. Oppure: “Con il senno del poi, se tornassi indietro, mai e poi mai rifarei questo e quello“.

Quando ci si rende conto delle cose, è troppo tardi.
A posteriori, si realizza di quanto sarebbe stata utile la presenza di qualcuno con esperienza, che mettesse sull’avviso e spiegasse le cose da fare.

Questo è quello che mi prefiggo con questo podcast.
Dare ai futuri sposi la consapevolezza di tutta la preparazione che il matrimonio richiede, di tutte le “insidie” e dei vari trucchetti da poter applicare.
In questo modo, gli sposi possono avere consapevolezza di cosa li attende, di come gestire la preparazione delle nozze. E possono anche decidere se davvero è il caso di avere paura della wedding planner oppure se può essere una valida alleata a cui rivolgersi.

Abbinamento podcast – canale twitch

Gli episodi del podcast saranno molto brevi, al massimo cinque minuti l’uno. Perché gli argomenti sono talmente vasti che si ci sarebbe da parlare per ore. Quindi il podcast serve per dare le indicazioni principali.

Come fare per approfondire?

Basta iscriversi gratuitamente al mio canale twitch.
Che ovviamente adesso è vuoto perchè le trasmissioni inizieranno settimana prossima, subito dopo l’uscita del podcast.

Il canale twitch è una via di mezzo tra le dirette Facebook e il canale YouTube. Io vado in diretta, le persone collegate possono farmi domande a cui rispondo direttamente e poi il video rimane sul canale e può essere rivisto anche in un secondo momento.

Il podcast andrà in onda la prima e la terza domenica di ogni mese.
Sul canale twitch sarò presente ogni mercoledì e riproporrò l’argomento del podcast appena pubblicato, approfondendolo e rispondendo alle domande.

Quindi saranno due trasmissioni twitch per ogni episodio del podcast.

E non escludo, un domani, di aprire una stanza in Club House.
Adesso non lo faccio perché non mi piace che sia esclusivo appannaggio di chi ha IPhone. Io sono sempre per l’inclusività, credo che certe conoscenze debbano essere a disposizione di tutti. Ma un domani, quando sarà disponibile anche per Android, potrebbe essere una possibilità.

Intanto inizio con podcast e twitch.
Iniziate a seguirmi su questi. Poi vedremo cosa ci riserverà il futuro.

chi ha paura della wedding planner?

Regalare un sorriso

Concerto per regalare un sorriso

Siamo alla vigilia di Natale e ormai è quasi un anno che scrivo in questo blog. Ho toccato molti argomenti sul matrimonio e tanti ne tratterò in futuro. Ma oggi voglio dedicare questo post ad un’iniziativa che ho creato e lanciato nell’ultimo mese e mezzo: un concerto digitale per regalare un sorriso a chi è solo in questo Natale.

Come è nata l’idea

Io canto in un coro e negli ultimi anni avevamo preso l’abitudine di andare nelle case di riposo, nei giorni prima di Natale, per tenere un piccolo concerto per gli anziani. Nulla di particolare, canzoni tipiche natalizie, soprattutto in italiano e principalmente degli anni Cinquanta.

Quest’anno ovviamente non abbiamo potuto farlo.

Io sono di Milano e appena hanno dichiarato la zona rossa, ho pensato che a Natale saremmo stati, in un modo o nell’altro chiusi o limitati negli spostamenti. E mi è venuto da pensare ai vecchietti nelle RSA, che già vedono poco le loro famiglie…

Quindi ho lanciato l’idea sul gruppo Facebook di Rockin’1000 di creare un mini concerto di Natale da inviare alle case di riposo, per regalare un sorriso, insieme ad un po’ di serenità e leggerezza.

Hanno aderito in tantissimi e ho coinvolto anche amici musicisti non appartenenti a Rockin’1000. Due ragazzi in particolare, Cristian e Giorgia, mi hanno dato una mano enorme dell’organizzazione. E abbiamo creato il video che potete vedere qui sotto, in calce al post.

Come è stato realizzato il video-concerto

Per realizzare questo video-concerto, abbiamo usato un sistema già sperimentato in passato. In quel caso noi eravamo musicisti e non organizzatori e, quindi, non avevamo tutti i “segreti del mestiere”. Però le basi c’erano e quindi abbiamo fatto il meglio che potevamo, con gli strumenti che avevamo a disposizione.

Abbiamo scelto quattro canzoni di Natale, indicando una versione specifica per ciascuna. Per esempio, c’era “Let it snow“, che è stata interpretata da molti artisti. Quindi abbiamo specificato che doveva essere la versione di Frank Sinatra.

Abbiamo poi sovrapposto il click (metronomo, per il tempo) alla canzone originale, in modo che tutti potessero suonare a tempo, nel modo più preciso possibile.

Ciascuno poi, a casa, doveva fare due registrazioni: un audio, da registrare con l’originale in cuffia, in modo che nella registrazione si sentisse solo la sua voce/strumento. E un video, da registrare in playback, ma in modo che si sentisse in sottofondo la traccia originale. In questo modo, nel montaggio si potevano sincronizzare tutti gli audio e i video.

Una volta raccolti tutti i file, Cristian e Marco hanno sistemato e mixato tutti gli audio e Giorgia e Federico hanno montato i video e li hanno sincronizzati. Infine Giorgia ha fatto il montaggio finale, inserendo la mia introduzione e i titoli di coda.

E’ stato un lavoro pazzesco e senza questi ragazzi, non avrei mai potuto realizzare il concerto e quindi non avrei potuto regalare un sorriso.

E quando ho visto il risultato finale… sono loro che hanno regalato un sorriso a me.

Spero davvero che tutte le strutture a cui l’ho inviato trovino il modo di farlo vedere ai loro ospiti.
Spero davvero che in questo Natale così particolare, arrivi un po’ di luce lì dove serve.

 

Il matrimonio è rock

Ma davvero i rockers si sposano??

Il matrimonio è rock?

Questa è una domanda che mi viene fatta molto spesso.
Generalmente rispondo che i rockers sono esattamente come tutte le altre persone: amano anche loro, di amori veri, profondi e durevoli.

Per qualche motivo, invece, la gente pensa che la musica rock sia associata alla sregolatezza, non solo di vita ma anche dei sentimenti.
Le rockstar o comunque i rockers in generale, passano per essere persone che vivono solo di passioni temporanee, molto forti ma anche effimere.

In effetti, se guardassimo solo a personaggi come Mick Jagger, Steven Tyler o Paul McCartney, che hanno collezionato mogli e compagne come le figurine della Panini, potremmo razionalmente trarre questa conclusione.
In realtà, invece, esistono moltissime rockstar che hanno situazioni sentimentali estremamente profonde e durature: Keith Richards, per esempio, è sposato con la moglie dal 1983. Un altro esempio è Dave Grohl, che dopo un primo matrimonio fallito (ebbene sì, tutti facciamo errori), si è sposato con l’attuale moglie nel 2003.

Ma l’artista che davvero può fugare qualsiasi dubbio in merito alla longevità dei sentimenti di un rockettaro, è Jon Bon Jovi.

Recentemente il cantante e la moglie, Dorothea Hurley, hanno rilasciato un’intervista a People, dove raccontano la loro storia d’amore nata sui banchi di scuola: un matrimonio di 31 anni e una relazione che dura complessivamente da 40 anni. Una delle coppie più longeve non solo del rock, ma della musica in generale.

La stessa intervista è stata anche ripresa in un articolo della stampa italiana, dove si mette in evidenza il fatto che Bon Jovi ritenga che niente sia più rock del suo matrimonio.
Questo grandissimo musicista (uno dei miei preferiti, inutile negarlo) dichiara anche, riferendosi alla moglie, che “Lei è il mio rock“.

Quindi davvero vogliamo continuare a pensare che i rockers non si sposino, che abbiano, per principio, solo relazioni fugaci e che abbiano necessariamente vite sregolate?

Sicuramente una parte di percorsi azzardati ci sono anche nella vita di Jon e Dorothea. Per esempio quando hanno deciso di aprire un ristorante in cui i clienti pagano a seconda di quanto possono permettersi e, se non hanno soldi, possono contribuire svolgendo dei servizi all’interno del locale. Dove, tra l’altro, Bon Jovi spesso fa da lavapiatti.

Perchè la verità è che la vita, quella vera, non sta sotto i riflettori, ma le backstage. Dove ogni giorno si lavora per costruire e ricostruire le relazioni, i rapporti, le intese, la complicità. Dove è necessario, sempre, ricordarsi che “rock” significa “roccia”.

Quindi mi chiedete se sposarsi è rock? Se il matrimonio è rock?

La risposta per me è sì, il matrimonio è rock.
E’ quella roccia forte, in controtendenza, basata sul rispetto della diversità e della fragilità umana.

Il matrimonio è rock.

Il matrimonio è rock
Ph. by People

Band all’aperitivo

Band all’aperitivo sì o no?

Oggi mi hanno chiesto una consulenza, che mi dà lo spunto per questo articolo.

L’argomento trattava della musica ai matrimoni e, in particolare, come gestire il fatto che, oltre ad un certo orario, non si possa più avere la musica dal vivo ma solo in filodiffusione.

Questo, per i matrimoni pomeridiani, può costituire un problema, perché il tempo tra il taglio della torta e l’orario di stop alla musica è spesso molto breve.

Quindi, come sfruttare al meglio la presenza della band, in modo che gli ospiti possano godersi la musica dal vivo?
Potrebbe essere un’idea quella di far suonare la band al momento dell’aperitivo?

La risposta giusta… non esiste.
Per il mio modo di vedere, non esistono regole assolute in un matrimonio.
Esistono cose che è meglio fare in un certo modo, che si usano in una determinata maniera, che è meglio evitare del tutto… ma sempre per determinate ragioni.
E la mia risposta a questo quesito è la seguente.

Io eviterei la band in formazione completa all’aperitivo.
Perché:

  1. E’ il momento in cui gli invitati possono salutarsi, presentarsi con chi non conoscono o ritrovarsi con persone che non si vedono da molto tempo. Prima dell’aperitivo è difficile farlo, perché si è tutti troppo impegnati a recuperare il riso da lanciare, a baciare la sposa, a dividersi nelle macchine, a recuperare eventualmente la borsina con le cortesie per gli ospiti, ecc… Ma una volta arrivati alla location, scatta la socializzazione. E avere una band in elettrico che suona musica per ballare, non è, secondo me, la situazione migliore che possa esserci.
  2. Nessuno si metterebbe a ballare in quel momento. Quindi se lo scopo della band all’aperitivo è quello di far ballare gli ospiti, temo che sarebbe un obiettivo mancato.
  3. Se l’aperitivo è servito a isole variamente sparse per la location (penso ad esempio al caso di una villa antica nelle cui stanze sono disposti i tavoli con gli antipasti), la musica rischia di non essere nemmeno particolarmente udibile.

Piuttosto, suggerirei di domandare alla band di far suonare due suoi componenti in acustico (magari chitarra e voce) per creare un sottofondo musicale non invasivo al momento dell’aperitivo e dell’arrivo degli sposi. E poi proseguire in elettrico, a volume moderato, tra una portata e l’altra della cena. E, infine, di far ballare tutti subito dopo il taglio della torta, seppur per breve tempo.

Band all'aperitivo
Ph. by Frankie Cordoba

La storia del rock

Rock o Punk?

Da ormai due mesi parlo regolarmente con Tiziana Iozzi e, rapportandomi con lei, ho avuto modo di approfondire quella che è una conoscenza a distanza… ma non per le ragioni legate al Covid. Semplicemente perchè lei è di Pescara e io di Milano. Poi ok, c’è di mezzo anche la situazione particolare che stiamo vivendo, ma in questo caso è un dettaglio.
O meglio, è un dettaglio per quanto riguarda la comunicazione tramite telefono e computer, ma oggettivamente se non ci fosse stata questa “pausa di riflessione” non avrei mai avuto occasione di approfondire questa conoscenza, di cui sono felicissima.

Un paio di settimane fa, durante una conversazione, mi è venuto da dirle che lei, secondo me, è decisamente rock.
Al che si è messa a ridere, perchè a vederla non si direbbe proprio. Ma in realtà, lei per prima ci si ritrova molto in questa definizione.

Dopo un paio d’ore ricevo un suo messaggio che mi chiede la differenza tra rock e punk, perchè la sua socia la ritiene più sul punk.

A questo punto occorre un chiarimento e per farlo, bisogna partire dalle origini.

Il rock (incredibile ma vero) è un genere musicale di origine afro-americana.
Nasce come risultato di differenti stili popolari sviluppatisi negli Stati Uniti a partire dagli anni Cinquanta e ha mantenuto, nonostante la grande diversificazione delle sue correnti, alcune caratteristiche comuni: dal punto di vista musicale, è prevalente l’uso di chitarre amplificate e tastiere elettriche; dal punto di vista dei contenuti, i testi delle canzoni sono tendenzialmente ispirati a temi sociali e d’attualità, quasi del tutto assenti nelle altre forme di musica leggera dell’epoca.

Nel 1955 Bill Haley lancia la canzone Rock Around the Clock… ed è subito rock’n’roll!
Il genere esplode prima in America e poi in Europa e nel resto del Mondo, portato in auge da artisti come Jerry Lee Lewis ed Elvis Presley.

Negli Anni Sessanta, avviene invece il processo inverso, vale a dire che la musica di gruppi europei come i Beatles (solo per fare l’esempio più noto) invase il mercato americano e proprio sulle note della musica rock partirono le manifestazioni di contestazione giovanile, che trovarono il loro culmine nei grandi concerti all’aperto di cui la storia conserva memoria (Monterey Pop nel 1967, Woodstock nel 1969 e l’isola di Wight nel 1970).

Negli Anni Settanta il rock subisce grandissime trasformazioni, grazie alla contaminazione con altri generi musicali.
Dall’incontro con il jazz nasce il jazz-rock dei Soft Machine; la musica classica europea ispirò il prog dei Genesis e degli Yes; dall’avanguardia newyorkese parte il cosiddetto glamour rock di David Bowie. E via dicendo, con varie sperimentazioni legate anche a nuove tecnologie e ad un influsso sempre più pesante della musica elettronica.

Sempre in questo periodo nasce la necessità di “alzare la voce” e da qui trae origine l’hard rock di gruppi come gli AC/DC, nonché il punk rock di Ramones e Sex Pistols.

Ovviamente il rock non si è fermato agli Anni Settanta: è andato avanti, si è evoluto, nuove correnti si sono create, altre sono venute meno, altre ancora sono state per un periodo “messe in pausa” per poi essere riprese verso la fine del XX secolo.

Mi premeva, però, arrivare fino alla nascita del punk per rispondere alla domanda di Tiziana.
E, riguardo a lei, io confermo quanto detto in precedenza. Per me Tiziana è rock. Hard rock.

https://www.youtube.com/watch?v=l482T0yNkeo

Vibrazioni

Le vibrazioni della musica

Vi è mai capitato di avere una canzone che vi gira in testa e non riuscite a scacciarla? Che diventa quasi un tormentone, ce l’avete sempre, costantemente nell’orecchio?

Se vi capita, vi invito ad andare a vedere il testo della canzone e a leggere le parole. Con altissima probabilità descriveranno esattamente la situazione della vostra vita in quel momento.

Non c’è un’evidenza scientifica di questo fatto, è semplicemente un dato empirico e di esperienza. Capita così.

Ma perchè capita?

Senza addentrarci nei meandri della fisica quantistica, perchè altrimenti potremmo scriverci un’enciclopedia, dirò semplicemente che è mia ferma convinzione che sia una questione di vibrazioni.

La musica è vibrazione, già per definizione.
La musica è il suono prodotto dalla vibrazione di un corpo elastico.
Quindi le corde degli strumenti a corda, l’ancia degli strumenti a fiato, le corde vocali della voce…

Questa vibrazione genera un’onda sonora, che arriva al nostro orecchio che, tramite la vibrazione degli organi interni del nostro apparato acustico, la percepisce e manda l’informazione al cervello.

E’ attraverso questa vibrazione che noi ci emozioniamo con una musica.
Perchè la vibrazione di quella musica si colloca sulla stessa frequenza delle nostre vibrazioni in quel momento. Delle vibrazioni del nostro corpo, del nostro cuore, della nostra energia.

E il motivo per cui una certa canzone descrive la nostra vita in quel momento è semplicemente dovuto al fatto che anche le parole hanno una vibrazione.
E quindi, oltre alla vibrazione della musica, anche quella delle parole si combina perfettamente con la nostra vibrazione in quel dato periodo.

Io ho avuto, sin’ora, tre canzoni che hanno avuto per me questo effetto e tutte descrivevano perfettamente quello che sentivo e vivevo in quella fase della mia vita:
1) “Rebel rebel” di David Bowie, nel 2017/2018
2) “Celebrity Skin” delle Hole, nel 2018/2019
3) “Space Oddity” di David Bowie a fine 2019

In questo periodo continua a girarmi in testa quella che trovate qui sotto.

Cosa ne pensate? Che significato potrebbe avere, secondo voi?

https://www.youtube.com/watch?v=v0CYB5V9e64