Band all’aperitivo

Band all’aperitivo sì o no?

Oggi mi hanno chiesto una consulenza, che mi dà lo spunto per questo articolo.

L’argomento trattava della musica ai matrimoni e, in particolare, come gestire il fatto che, oltre ad un certo orario, non si possa più avere la musica dal vivo ma solo in filodiffusione.

Questo, per i matrimoni pomeridiani, può costituire un problema, perché il tempo tra il taglio della torta e l’orario di stop alla musica è spesso molto breve.

Quindi, come sfruttare al meglio la presenza della band, in modo che gli ospiti possano godersi la musica dal vivo?
Potrebbe essere un’idea quella di far suonare la band al momento dell’aperitivo?

La risposta giusta… non esiste.
Per il mio modo di vedere, non esistono regole assolute in un matrimonio.
Esistono cose che è meglio fare in un certo modo, che si usano in una determinata maniera, che è meglio evitare del tutto… ma sempre per determinate ragioni.
E la mia risposta a questo quesito è la seguente.

Io eviterei la band in formazione completa all’aperitivo.
Perché:

  1. E’ il momento in cui gli invitati possono salutarsi, presentarsi con chi non conoscono o ritrovarsi con persone che non si vedono da molto tempo. Prima dell’aperitivo è difficile farlo, perché si è tutti troppo impegnati a recuperare il riso da lanciare, a baciare la sposa, a dividersi nelle macchine, a recuperare eventualmente la borsina con le cortesie per gli ospiti, ecc… Ma una volta arrivati alla location, scatta la socializzazione. E avere una band in elettrico che suona musica per ballare, non è, secondo me, la situazione migliore che possa esserci.
  2. Nessuno si metterebbe a ballare in quel momento. Quindi se lo scopo della band all’aperitivo è quello di far ballare gli ospiti, temo che sarebbe un obiettivo mancato.
  3. Se l’aperitivo è servito a isole variamente sparse per la location (penso ad esempio al caso di una villa antica nelle cui stanze sono disposti i tavoli con gli antipasti), la musica rischia di non essere nemmeno particolarmente udibile.

Piuttosto, suggerirei di domandare alla band di far suonare due suoi componenti in acustico (magari chitarra e voce) per creare un sottofondo musicale non invasivo al momento dell’aperitivo e dell’arrivo degli sposi. E poi proseguire in elettrico, a volume moderato, tra una portata e l’altra della cena. E, infine, di far ballare tutti subito dopo il taglio della torta, seppur per breve tempo.

Ph. by Frankie Cordoba

La storia del rock

Rock o Punk?

Da ormai due mesi parlo regolarmente con Tiziana Iozzi e, rapportandomi con lei, ho avuto modo di approfondire quella che è una conoscenza a distanza… ma non per le ragioni legate al Covid. Semplicemente perchè lei è di Pescara e io di Milano. Poi ok, c’è di mezzo anche la situazione particolare che stiamo vivendo, ma in questo caso è un dettaglio.
O meglio, è un dettaglio per quanto riguarda la comunicazione tramite telefono e computer, ma oggettivamente se non ci fosse stata questa “pausa di riflessione” non avrei mai avuto occasione di approfondire questa conoscenza, di cui sono felicissima.

Un paio di settimane fa, durante una conversazione, mi è venuto da dirle che lei, secondo me, è decisamente rock.
Al che si è messa a ridere, perchè a vederla non si direbbe proprio. Ma in realtà, lei per prima ci si ritrova molto in questa definizione.

Dopo un paio d’ore ricevo un suo messaggio che mi chiede la differenza tra rock e punk, perchè la sua socia la ritiene più sul punk.

A questo punto occorre un chiarimento e per farlo, bisogna partire dalle origini.

Il rock (incredibile ma vero) è un genere musicale di origine afro-americana.
Nasce come risultato di differenti stili popolari sviluppatisi negli Stati Uniti a partire dagli anni Cinquanta e ha mantenuto, nonostante la grande diversificazione delle sue correnti, alcune caratteristiche comuni: dal punto di vista musicale, è prevalente l’uso di chitarre amplificate e tastiere elettriche; dal punto di vista dei contenuti, i testi delle canzoni sono tendenzialmente ispirati a temi sociali e d’attualità, quasi del tutto assenti nelle altre forme di musica leggera dell’epoca.

Nel 1955 Bill Haley lancia la canzone Rock Around the Clock… ed è subito rock’n’roll!
Il genere esplode prima in America e poi in Europa e nel resto del Mondo, portato in auge da artisti come Jerry Lee Lewis ed Elvis Presley.

Negli Anni Sessanta, avviene invece il processo inverso, vale a dire che la musica di gruppi europei come i Beatles (solo per fare l’esempio più noto) invase il mercato americano e proprio sulle note della musica rock partirono le manifestazioni di contestazione giovanile, che trovarono il loro culmine nei grandi concerti all’aperto di cui la storia conserva memoria (Monterey Pop nel 1967, Woodstock nel 1969 e l’isola di Wight nel 1970).

Negli Anni Settanta il rock subisce grandissime trasformazioni, grazie alla contaminazione con altri generi musicali.
Dall’incontro con il jazz nasce il jazz-rock dei Soft Machine; la musica classica europea ispirò il prog dei Genesis e degli Yes; dall’avanguardia newyorkese parte il cosiddetto glamour rock di David Bowie. E via dicendo, con varie sperimentazioni legate anche a nuove tecnologie e ad un influsso sempre più pesante della musica elettronica.

Sempre in questo periodo nasce la necessità di “alzare la voce” e da qui trae origine l’hard rock di gruppi come gli AC/DC, nonché il punk rock di Ramones e Sex Pistols.

Ovviamente il rock non si è fermato agli Anni Settanta: è andato avanti, si è evoluto, nuove correnti si sono create, altre sono venute meno, altre ancora sono state per un periodo “messe in pausa” per poi essere riprese verso la fine del XX secolo.

Mi premeva, però, arrivare fino alla nascita del punk per rispondere alla domanda di Tiziana.
E, riguardo a lei, io confermo quanto detto in precedenza. Per me Tiziana è rock. Hard rock.

Vibrazioni

Le vibrazioni della musica

Vi è mai capitato di avere una canzone che vi gira in testa e non riuscite a scacciarla? Che diventa quasi un tormentone, ce l’avete sempre, costantemente nell’orecchio?

Se vi capita, vi invito ad andare a vedere il testo della canzone e a leggere le parole. Con altissima probabilità descriveranno esattamente la situazione della vostra vita in quel momento.

Non c’è un’evidenza scientifica di questo fatto, è semplicemente un dato empirico e di esperienza. Capita così.

Ma perchè capita?

Senza addentrarci nei meandri della fisica quantistica, perchè altrimenti potremmo scriverci un’enciclopedia, dirò semplicemente che è mia ferma convinzione che sia una questione di vibrazioni.

La musica è vibrazione, già per definizione.
La musica è il suono prodotto dalla vibrazione di un corpo elastico.
Quindi le corde degli strumenti a corda, l’ancia degli strumenti a fiato, le corde vocali della voce…

Questa vibrazione genera un’onda sonora, che arriva al nostro orecchio che, tramite la vibrazione degli organi interni del nostro apparato acustico, la percepisce e manda l’informazione al cervello.

E’ attraverso questa vibrazione che noi ci emozioniamo con una musica.
Perchè la vibrazione di quella musica si colloca sulla stessa frequenza delle nostre vibrazioni in quel momento. Delle vibrazioni del nostro corpo, del nostro cuore, della nostra energia.

E il motivo per cui una certa canzone descrive la nostra vita in quel momento è semplicemente dovuto al fatto che anche le parole hanno una vibrazione.
E quindi, oltre alla vibrazione della musica, anche quella delle parole si combina perfettamente con la nostra vibrazione in quel dato periodo.

Io ho avuto, sin’ora, tre canzoni che hanno avuto per me questo effetto e tutte descrivevano perfettamente quello che sentivo e vivevo in quella fase della mia vita:
1) “Rebel rebel” di David Bowie, nel 2017/2018
2) “Celebrity Skin” delle Hole, nel 2018/2019
3) “Space Oddity” di David Bowie a fine 2019

In questo periodo continua a girarmi in testa quella che trovate qui sotto.

Cosa ne pensate? Che significato potrebbe avere, secondo voi?