Ricevere un invito a un matrimonio è bellissimo e bruttissimo allo stesso tempo.
Bellissimo perché sei felice per i tuoi cari che festeggiano un momento importante ed emozionante della loro vita.
Bruttissimo perché, dopo i primi 5 secondi di gioia, subentrano le domande.
Quanto devo mettere nella busta?
Posso andare senza cravatta?
Il vestito lungo è obbligatorio?
Se il dress code non mi piace, posso ignorarlo?
E lo so che anche voi, in questi casi, avete aperto Google e avete cercato una risposta che, molto probabilmente, non è arrivata. O è arrivata in modo insoddisfacente.
Ma tranquilli, siete approdati nel posto giusto.
E’ chiaro che esistono delle regole di galateo, ma potete fare un’ottima figura anche senza imbrigliarvi in protocolli troppo rigidi e formali. Perché alla fine gli sposi si aspettano persone educate, rilassate e felici di condividere una giornata importante. E per riuscirci bastano poche regole di buon senso, che adesso vi spiego.
Quanto mettere nella busta?
È la domanda delle domande. E no, non esiste una cifra universale.
L’errore più comune è cercare la “tariffa ufficiale”, ma non c’è.
In un mio articolo di qualche anno fa ho cercato di dare qualche consiglio su come calcolare un importo adeguato. Che comunque varia anche in base alla zona geografica di riferimento, perché un matrimonio a Milano è culturalmente diverso da uno a Napoli e la busta segue questa differenza culturale.
Per dare delle indicazioni generali (e riportando il tutto all’odierno costo della vita) possiamo dire che il modo più corretto per decidere la somma da regalare è valutare tre fattori: il rapporto che avete con gli sposi, il tipo di matrimonio e le vostre possibilità economiche.
Se si tratta di un collega o di una conoscenza più superficiale, oggi una busta tra i 100 e i 150 euro a persona è considerata più che adeguata.
Per amici stretti e parenti, si sale spesso tra i 150 e i 200 euro a persona, mentre i testimoni fanno normalmente un regalo più importante. Naturalmente si tratta di indicazioni medie, non sono regole scolpite sulla pietra.
Ma soprattutto non bisogna andare oltre le proprie possibilità.
Un regalo è un gesto d’affetto, non una rata del mutuo.
C’è però un criterio molto più intelligente delle cifre fisse.
Dovete chiedervi che tipo di matrimonio stanno organizzando gli sposi.
Un ricevimento in villa con aperitivo, cena servita, open bar e musica dal vivo ha costi molto diversi rispetto a un pranzo in agriturismo.
Non significa che dobbiate in qualche modo pagarvi il pranzo… ma è un buon punto di partenza per fare le vostre valutazioni e per fare un regalo proporzionato.
Come vestirsi senza sembrare il protagonista della festa
La regola è semplicissima: l’invitato deve essere elegante, ma non deve rubare la scena agli sposi.
Per questo motivo il bianco resta il colore da evitare per le donne, perché è tradizionalmente riservato alla sposa.
Anche outfit eccessivamente appariscenti, pieni di paillettes, con spacchi vertiginosi o scollature ombelicali rischiano di attirare più attenzione del necessario.
Per gli uomini vale lo stesso principio: l’abito a tre pezzi (quindi con il gilet) è solitamente riservato allo sposo.
E ricordatevi che si tratta pur sempre di un’occasione formale, quindi meglio evitare pantaloni che lasciano scoperta la caviglia (“all’acqua in casa”, come li chiamo io) e le sneakers.
Un completo ben scelto sarà molto più appropriato.
Vestitevi in modo da sentirvi a vostro agio.
Se passate tutta la giornata a sistemarvi la giacca o a soffrire dentro scarpe impossibili, probabilmente avete scelto l’outfit sbagliato.
A meno che ci siano particolari indicazioni degli sposi sul dress code. Ma di questo parlo nel prossimo paragrafo.
E se il dress code non mi piace?
Qui inizia la mia unpopular opinion e rischio di farmi qualche nemico.
Se gli sposi hanno scelto un dress code, significa che stanno cercando di creare un’atmosfera precisa e che è importante per loro. Rispettarlo è una forma di gentilezza e di rispetto.
Detto questo, nessuno può obbligarvi a comprare un vestito nuovo da 400 euro solo perché il tema è “total lavender chic”.
Il segreto è interpretare il dress code nei limiti delle vostre possibilità e con la buona volontà di accontentare gli sposi. Senza per forza arrivare pucciati nel colore richiesto.
Se il dress code segue il tema “foliage autunnale”, non è necessario acquistare un guardaroba nuovo perché non avete abiti rossi o arancioni: basterà usare degli accessori per richiamare quello stile con ciò che avete già.
La cravatta e la pochette per l’uomo, un bel foulard e un accessorio per i capelli per la donna.
L’importante è non arrivare volutamente all’opposto.
Se tutti sono in abito elegante e voi vi presentate in jeans e sneakers “perché tanto lo sanno che io sono fatto così“, non state esprimendo la vostra personalità, state mancando di rispetto agli sposi.
Conferma la presenza. Sempre.
Gli sposi ti chiedono una conferma entro una certa data perché devono fare due cose fondamentali:
- preparare il tableau de mariage.
Sembra una stupidata, ma richiede tantissimo tempo ed energie.
I tavoli rotondi di solito sono i più gettonati e sono da 8 o da 10 posti.
In più di 15 anni di questo lavoro non sono riuscita a capire come sia possibile che si arrivi sempre ad avere un tavolo con quattro persone che non si riescono a separare e ad infilare in altri tavoli.
E se voi non confermate e gli sposi pensano che non ci siate e poi vi presentete… avete idea del casino per risistemare tutti i tavoli sul momento?? - dare conferma al ristorante o al catering sul numero di persone presenti.
E lo dico chiaramente: tante persone si dichiarano, per tante persone si paga.
Se voi confermate e poi non vi presentate, gli sposi pagano lo stesso come se voi ci foste stati.
Siamo tutti consapevoli che gli imprevisti capitano. Può succedere che – faccio un esempio tra i più frequenti – il bambino si ammali e uno dei genitori debba stare a casa. In questo caso nulla di male.
Un po’ diversa è la faccenda di chi dice “te lo farò sapere perché forse parto per un viaggio ma non è ancora certo“. Due settimane prima delle nozze.
Si chiede solo un po’ di rispetto per una coppia che dovrebbe esservi particolarmente cara (o si suppone che lo sia, visto che vi invitano al matrimonio).
Rispondere all’ultimo minuto, sparire o cambiare idea il giorno prima crea solo problemi.
Se non potete partecipare, nessuno si offenderà. Ma fatelo sapere per tempo.
Il telefono? Usalo con intelligenza.
Scattare qualche foto come ricordo è normale.
Passare tutta la cerimonia con il telefono davanti alla faccia un po’ meno.
Oggi siamo tutti così abituati a stare davanti allo schermo dello smartphone, che non ci rendiamo nemmeno più conto che non siamo trasparenti e invisibili. E che, per esempio, potremmo essere esattamente in mezzo tra la sposa e il fotografo. Per dirne una che capita solo ad ogni singolo matrimonio.
Avete idea di quanto sia brutto guardare poi le foto e vedere una schiera di cellulari che contornano la scena che il fotografo voleva immortalare?
E avete idea di quante ore di post-produzione sono necessarie per eliminarne almeno la gran parte?
Mettete giù i telefoni e cercate di vivere il momento. Perché poi le foto potete eventualmente farvele passare dagli sposi, se ne volete qualcuna come ricordo.
Ma vi garantisco che gli sposi preferiscono vedervi sorridere dal vivo piuttosto che ritrovarvi in tutte le foto con il cellulare in mano.
Il galateo più importante non è scritto da nessuna parte
Alla fine, il galateo vero è molto più semplice di quanto sembri.
- Arriva puntuale.
- Spegni il telefono durante la cerimonia.
- Non lamentarti del menu. O di qualsiasi altra cosa: è il giorno degli sposi e se hanno scelto certe cose è perché li fa felici. Rispetta la loro gioia.
- Non trasformare il matrimonio nell’occasione per parlare solo dei tuoi problemi.
- E soprattutto ricorda una cosa: quel giorno non riguarda te.
Riguarda due persone che hanno deciso di condividere con te uno dei momenti più importanti della loro vita.
Se parti da questo principio, difficilmente sbaglierai qualcosa.
E se proprio hai ancora un dubbio… chiedi agli sposi.
È molto meglio fare una domanda in più qualche settimana prima che regalare una figuraccia il giorno del matrimonio.
Articolo di Cristina Corazza – Rock Wedding Planner

