Cerimonie di matrimonio

Cerimonie di matrimonio

Con l’articolo di oggi voglio introdurre l’argomento delle cerimonie di matrimonio. Poi, nelle prossime settimane andrò ad approfondirle singolarmente, dedicando a ciascuna di esse uno spazio particolare e a sé stante.

Non tutte le cerimonie di matrimonio sono valide fin da subito agli effetti di legge. In alcuni casi, il rito produce immediati effetti civili. In altri casi, invece, occorre trascrivere l’atto di matrimonio o anche fare un’apposita cerimonia valida per lo Stato italiano.

Cerimonie di matrimonio produttive di effetti civili

Le cerimonie valide agli effetti civili fin da subito sono quelle civili e quelle concordatarie.

La cerimonia civile è quella laica, che si tiene in municipio o in un luogo preposto alla celebrazione, appositamente autorizzato dal Comune.

Quindi potrà essere una sala comunale oppure un luogo di interesse storico o architettonico che il Comune adibisce a luogo per le celebrazioni di nozze. Oppure il luogo per la cerimonia potrebbe anche essere all’interno di una location che ne abbia fatto richiesta e abbia ottenuto lo status di “casa comunale”.

cerimonie di matrimonio cattolico
Ph. by Josh Applegate

La cerimonia concordataria è quella di rito cattolico.
Si celebra in chiesa o in una cappella o comunque in un luogo consacrato preposto dall’autorità ecclesiastica alla celebrazione delle nozze.

E’ immediatamente produttiva di effetti civili anche per lo Stato in forza di una legge del 1929, poi revisionata nel 1984. Ma di questo vi parlerò nei mie prossimi articoli.

Cerimonie NON produttive di effetti civili IMMEDIATI

Esistono delle cerimonie di nozze che non producono immediatamente i loro effetti per la legge italiana.

Cerimonie di matrimonio acattoliche
Ph. by Muhammad Murtaza Ghani

Le cerimonie religiose acattoliche sono relative a tutti i culti diversi da quello

cattolico: queste religioni sono ammesse in Italia, ma la celebrazione del matrimonio secondo i loro rituali non è produttiva di effetti diretti. Il matrimonio avrà validità per lo Stato solo dopo la trascrizione dell’atto di matrimonio. Quindi, dopo la celebrazione, sarà necessario un iter burocratico per la trascrizione nei registri di stato civile.

Bisogna specificare che questo tipo di cerimonia non è una terza tipologia rispetto a quella civile e concordataria. Può essere definita come una forma particolare di matrimonio civile, celebrata da un ministro di culto acattolico che assume la funzione di delegato dall’ufficiale di stato civile.

Cerimonie NON produttive di effetti civili

Esiste poi una tipologia di cerimonia divenuta di moda negli ultimi anni ed è la cosiddetta cerimonia simbolica.

Generalmente si usa quando gli sposi vogliono celebrare le nozze con rito civile in un particolare luogo (ad esempio una spiaggia) ma il Comune non ha autorizzato la location (o la location non ha mai fatto richiesta) a celebrare matrimoni legalmente validi. Oppure quando la coppia vuole seguire un rituale specifico (ad esempio il rito celtico) che non è previsto da nessun culto religioso ammesso in Italia.

Questa cerimonia non ha valore legale, quindi la coppia dovrà comunque sposarsi in municipio (o anche in chiesa) per rendere l’unione valida agli effetti civili.

Voi quale di queste opzioni scegliereste?

Cerimonie di matrimonio
Ph. by Samantha Gades

Le tipologie di ricevimento

Le tipologie di ricevimento

Oggi vi parlo delle tipologie di ricevimento.

Nel mio ultimo articolo ho parlato dei vari tipi di location e, quindi, di dove festeggiare il matrimonio.
Oggi, invece, vi racconterò come può essere un ricevimento di nozze.

Ci sono tante tipologie diverse: alcune sono più tradizionali e anche più conosciute. Altre sono di nuova generazione e… alternative.

Il ricevimento placé

Il ricevimento placé è quello più conosciuto perché è anche il più tradizionale; gli invitati sono seduti a tavola e vengono serviti dallo staff di camerieri.

La festa si apre con un aperitivo di benvenuto, solitamente servito a buffet, in attesa dell’arrivo degli sposi.

Tipologie di ricevimento - placéPoi, quando giunge la coppia, tutti si spostano in sala da pranzo, dove si prende posto a tavola e si consuma il pranzo o la cena seduti, serviti dai camerieri.
A volte c’è solo una musica di sottofondo, in filodiffusione. Altre volte ci sono dei musicisti dal vivo che, tra una portata e l’altra, intrattengono anche gli ospiti.

Sarebbe buona norma che il menu non comprendesse più di quattro portate, per evitare che la permanenza a tavola si protragga oltre le due ore.
Di solito si propende per un antipasto, un bis di primi, un secondo con contorno e il sorbetto.

Al termine del pranzo, tutti gli ospiti prendono parte al taglio della torta, che generalmente avviene in un’apposita area della location.
Questo decreta la fine della parte “seduta” e dà inizio alla festa con balli, karaoke, buffet di dolci, area rhum e sigari, zona caffè, gelato, bon-bon… eccetera.

E’ la tipologia di ricevimento classica quando si sceglie un ristorante come location.
Che ovviamente non è escluso quando si preferisce, invece, una location con catering. Ma in questo secondo caso si è più liberi di gestirla come meglio si crede e si può optare anche per qualcosa di più “creativo” per il ricevimento.

Il buffet

Il buffet  è il tipico pranzo in piedi, sicuramente più dinamico e informale di un ricevimento placé.

In questa tipologia di ricevimento, le pietanze sono posizionate su dei tavoli (chiamati “isole”), generalmente suddivisi per tipologia (primi, secondi, pesce, carne, verdure, formaggi, ecc..).
Ciascuna di queste isole ha un cameriere assegnato, a disposizione degli ospiti per servire quello che desiderano e scelgono al momento.

Ci sono dei tavoli o delle poltroncine, per far accomodare gli invitati, ma i posti non sono assegnati e ognuno è libero di sedersi dove meglio crede. E anche di cambiare posto di volta in volta, per socializzare con più persone.

Come per il ricevimento placé, termina con il taglio della torta e i seguenti festeggiamenti più “goliardici”.

E’ adatto ad un matrimonio giovane e che, comunque, non si desidera che si protragga troppo a lungo.

Il cocktail

Il cocktail è un tipo di ricevimento simile al buffet e che spesso viene scambiato per quest’ultimo, ma in realtà hanno caratteristiche diverse.

Tipologie di ricevimento - cocktail
Ph. by Road Trip with Raj

Si tratta sempre di un ricevimento in piedi, ma ha delle limitazioni di orario: si fa tassativamente tra le 16 e le 18 (anche se alcune varianti del galateo impongono l’orario 18-21) e ha più la forma di un aperitivo elegante.

 

Il menu non è quello classico e per mangiare non è necessario sedersi e usare le posate, ma è sullo stile “finger food“. Anzi, per questa tipologia di ricevimento non sono proprio previsti dei tavoli. L’opzione di sedersi non è contemplata. Ovviamente sono previste delle poltroncine o dei divanetti per i parenti più agés o con problemi di salute, ma sono poche e mai assembrate in un medesimo posto.

Il servizio spesso è fatto da camerieri che girano tra gli invitati con dei vassoi.

Tipologie di ricevimento: cocktails
Ph. by Walter Lee Olivares de la Cruz

L’elemento chiave della festa è – appunto – la presenza di varie tipologie di cocktails: alcolici, analcolici, alla frutta, dolci, secchi…
Un tocco di classe è sicuramente dato dalla possibilità di avere un cocktail inventato e preparato appositamente per il matrimonio, che venga servito in via esclusiva agli invitati. Magari proprio dal barman che l’ha creato.

Il tutto termina con un brindisi e il taglio della torta.

E’ un’opzione un po’ più smart per chi non vuole impegnarsi con un pranzo lungo, ma vuole comunque qualcosa di elegante e di stile.

Altre tipologie di ricevimento

Negli ultimi anni, la moda e il desiderio di innovazione hanno lanciato varie altre tipologie di ricevimento.

Prima fra tutte troviamo il picnic.

picnic
Ph. by Evangelina Silina

E’ una variante molto bella e molto romantica. Si organizza su delle tovaglie colorate e con dei classici cesti da picnic che contengono tovaglioli, bicchieri e alcune cortesie per gli ospiti (per esempio dei ventagli o degli ombrellini o delle bolle di sapone). Per sedersi ci sono dei morbidi cuscini.

Il servizio è generalmente fatto da un servizio catering, che si occupa di servire le varie portate. Anche se il menu non sarà proprio quello tradizionale, per ragioni di praticità nella consumazione dei cibi.

E’ una delle tipologie di ricevimento che preferisco, anche se ha sempre l’inconveniente del piano B in caso di pioggia. Che, ovviamente, si organizza, ma fare un picnic al chiuso non è ugualmente suggestivo.

Poi, come altre tipologie, troviamo la merenda o del tea delle cinque.
Sono ricevimenti informali, di breve durata, per chi vuole festeggiare ma anche essere libero in due o tre ore.
Sono opzioni molto valide nel caso in cui la cerimonia si tenga nel primo pomeriggio.

Nel caso in cui la cerimonia si svolga al mattino, due opzioni di ricevimento equivalenti alla merenda e al tea sono la colazione e il brunch.

colazione e brunch
Ph. by Febrian Zakaria

La colazione è ideale nel caso in cui ci si sposi la mattina presto, verso le 9:00: fuori dalla cerimonia si può andare in una pasticceria o in un bar con giardino e offrire cappuccino e brioche a tutti coloro che sono intervenuti in chiesa o in municipio. Ovviamente con tutte le varianti possibili, dai muffin ai biscotti e dal caffè al latte macchiato.
Il brunch è più adatto ad una tarda mattinata e comprende anche le varianti salate. Ma il concetto rimane sempre quello di un ricevimento informale, divertente e di breve durata.

Quindi, in conclusione.
Sappiate che ci sono mille possibilità e opzioni, anche per i budget più piccoli.
Siate creativi, non limitatevi a ipotizzare il classico ristorante. Che per carità, è un evergreen, come la musica di Sinatra. Ma se voi avete un’anima briosa o alternativa… perchè non buttarsi in un bel rock’n’roll?

Pensate in modo trasversale, cercate le cose che piace fare a voi.
E’ la vostra giornata ed è giusto che la festeggiate nel modo che vi appartiene.

tipologie di ricevimento
Ph. by Eric Brehm

I vari tipi di location

I vari tipi di location

Come ho brevemente spiegato nel mio podcast, esistono diversi tipi di location dove tenere il ricevimento di nozze. Possiamo, tuttavia, ricondurli a due macro-categorie: i ristoranti da un lato e le location con utilizzo di catering dall’altro.

Il ristorante

I vari tipi di location - ristorante
Ph. by Vincent Ghilione

Con il termine “ristorante” intendo qualsiasi struttura che sia indipendente da un punto di vista di cucina, che abbia al suo interno uno spazio con delle attrezzature dedicate e con del personale professionale che regolarmente lavora presso quel locale. Quindi ricomprendo anche gli agriturismi, le baite, gli hotel, ecc…

Questa è la scelta che fanno la gran parte delle coppie.
Vediamo i pro e i contro.

I PRO

  1. Trovate ambientazione e cibo nello stesso posto.
  2. Avete un solo referente con cui confrontarvi, sia per la location sia per il cibo.
  3. Avete un solo prezzo che comprende location e cibo (la torta generalmente è a parte).

I CONTRO

  1. Non è sempre semplice trovare un ristorante che soddisfi sia da un punto di vista di ambientazione, sia per la cucina. Generalmente su una delle due cose bisogna scendere a compromessi. O su entrambe.
  2. Se non avete una Wedding Planner e il ristorante non mette a disposizione un cameriere esperto che sovraintenda l’evento, rischiate di avere una cattiva gestione dei tempi “tecnici”.
  3. Potrebbero esserci limitazioni per quanto riguarda la musica dal vivo o gli allestimenti.

La location con catering esterno

I vari tipi di location - palazzo
Ph. by Alexandre Brondino

In questo caso la location può essere davvero qualsiasi cosa: un castello medievale, una cascina nel parco, una serra, un casale di campagna, una villa ottocentesca… e chi più ne ha, più ne metta.

Generalmente le location hanno un ventaglio di catering a cui solitamente si appoggiano, con degli esempi di menu. Tuttavia non è detto che questi catering siano in esclusiva. Anzi, molte volte gli sposi possono decidere di avvalersi anche di un catering non contemplato tra le opzioni offerte dalla location.

Anche in questo caso, valutiamo i pro e i contro della situazione.

I PRO

  1. La location calzerà perfettamente con il tema scelto per il matrimonio.
  2. Non si deve scendere a compromessi sul cibo, perchè si può scegliere il catering che si preferisce (dopo averli opportunamente testati).
  3. Il catering è specializzato in eventi e c’è sempre un referente in loco che si occupa di gestire tutto: l’uscita delle portate, la mise en place, ecc…

I CONTRO

  1. Incide economicamente più di quanto fa un semplice ristorante, perchè bisogna considerare separatamente il prezzo per la location e il prezzo per il servizio.
  2. Dovete interfacciarvi con due referenti: quello della location e quello del catering. E questo avviene anche se avete la Wedding Planner, perchè inizialmente siete voi che dovete decidere se location e cibo sono di vostro gradimento e, quindi, non si può prescindere dal vostro coinvolgimento.
  3. Servirà più tempo per trovare entrambi i fornitori, location e catering.

Come scegliere tra i vari tipi di location

Per capire se fa più al caso vostro il ristorante oppure la location con catering esterno, dovete tenere bene a mente il budget e il progetto creativo.

Prima di tutto, pensate al progetto creativo: avete scelto un tema che può essere coerente anche con un ristorante? Oppure è talmente particolare che richiede una location “su misura”?
Per esempio: un matrimonio goth difficilmente potrà essere realizzato in un ristorante qualsiasi. Sarà più facile pensare ad una location apposita come un castello e chiamare poi un catering.

Poi stabilite quanto potete spendere. Datevi sia un tetto massimo per il ricevimento nella sua totalità, sia un budget per invitato.
Il tetto massimo di spesa per il ricevimento deve comprendere tutto, anche la musica (band, dj, siae), l’eventuale open bar, la wedding cake, la confettata…
Il budget per invitato vi serve come riferimento per il cibo.

Infine, restringete il cerchio focalizzandovi solo su strutture che stiano nel budget e che soddisfino il tema del matrimonio.
Così dovreste arrivare ad averne un numero davvero limitato.
E da lì andate per esclusione: cosa deve assolutamente esserci? E cosa deve essere assolutamente evitato?

Mi rendo conto che non sono cose particolarmente semplici da organizzare e che non vi sposate tutti i giorni, quindi anche l’inesperienza gioca un ruolo importante.
…per questo motivo esistono le Wedding Planner ;-P

I vari tipi di location
Ph. by Ben Rosett

 

Il progetto creativo

Il progetto creativo

Il progetto creativo altro non è che la progettazione del matrimonio, la sua realizzazione “artistica”. E’ l’idea che gli sposi hanno, nel loro immaginario, di come dovrebbe essere quella giornata.

Ho trattato l’argomento ieri sera in una diretta sulla mia pagina Facebook.

Qual è la sua funzione?

Serve da guida per gli sposi: ha la funzione di individuare il tema principale del matrimonio (ambientazione, colori, stile, ecc…).

Una mia collega americana, una volta, riferendosi al budget, disse ad una sua cliente: “Il fatto che ci sia un codice a barre sopra, non significa che devi acquistarlo per forza“.
Il concetto è lo stesso per il progetto creativo: il fatto che ti piaccia una cosa, non significa che debba per forza essere inserita nel matrimonio.

A volte capita che l’entusiasmo porti gli sposi un po’ “fuori rotta”.

Il fatto di vedere tante belle cose su internet, tante immagini su Pinterest e sui vari social, può far cadere gli sposi nel tranello di buttare dentro al matrimonio un po’ di tutto. Ma questa è una cosa da evitare assolutamente, perché gli elementi del matrimonio devono essere coerenti gli uni con gli altri.

Per esempio, se gli sposi decidono che vogliono che il loro matrimonio sia a tema mare e poi si innamorano follemente di una baita in montagna e decidono di sposarsi lì in gennaio, con la neve… non è più coerente con il tema.

Il progetto creativo ha la funzione di guidare gli sposi, di far convogliare le loro scelte verso una sola direzione e di farli restare coerenti con il tema scelto.
Cosa, molto importante perché la mancanza di coerenza toglie carattere all’evento.

Può esserci un solo progetto creativo?

L’ideale è che ci sia un tema unico e che rispecchi gli sposi e le loro personalità.

Tuttavia, nel caso in cui la coppia ci tenga particolarmente ad avere più di un tema, si può valutare di dividere la giornata in diversi momenti e assegnare a ciascuno di essi un diverso fil-rouge.

In ogni caso, questo non farebbe perdere la coerenza, perché ogni momento avrebbe il suo tema, come un cerchio che inizia e finisce. Non sarebbe un’accozzaglia indistinta di mille cose.

Un consiglio per gli sposi?

Parlate molto fra di voi. Cercate di focalizzare cosa vi accomuna e cosa vi caratterizza come persone. Potete aiutarvi con delle domande.

Per esempio, io chiedo sempre alle mie coppie, in fase conoscitiva, di dirmi quali sono le tre cose che, per loro, assolutamente non devono mancare il giorno delle nozze. E quali, invece, sono da escludere completamente.

E vedrete che poi, man mano, le idee vengono.
Ma sempre tenendo gli occhi sul progetto creativo.

Il progetto creativo
Ph. by Thomas Curryer

Matrimoni alternativi ai tempi del Covid

 Matrimoni alternativi ai tempi del Covid

Ormai è passato un anno dall’inizio della pandemia e circa 13 mesi dal lancio di Rock Wedding Planner.
All’inizio, a febbraio 2020, ero esaltatissima: tre matrimoni in un mese, cosa potevo volere di più? Poi è arrivata la pandemia e si è dovuti fare – tutti, nessuno escluso – buon viso a cattivo gioco.

La situazione del settore wedding, nel corso dell’anno appena passato, non è stata semplice.
La maggior parte delle coppie ha rinviato il matrimonio e, in alcune regioni d’Italia, c’è stato un calo fino al 95%.
Si pensava che nel 2021 sarebbe tutto migliorato, che ci sarebbe stato il boom dei matrimoni, ma ad oggi è evidente che non sarà così.
Forse l’anno prossimo, ma lo dico a bassa voce.

Quindi i casi sono due: o gli sposi continuano a rinviare le nozze all’infinito, oppure si trovano soluzioni alternative.

Rimandare a tempo indeterminato, a data da destinarsi, non è consigliabile, perchè non sappiamo quanto tempo ci vorrà per tornare ad una situazione normale. Ammesso e non concesso che sia possibile tornare a quello che per noi era “normalità” prima della pandemia, potrebbero comunque volerci anni.

Quindi rimane solo l’opzione di creare dei matrimoni alternativi per questi tempi di Covid. E magari anche un po’ eccentrici, ai nostri occhi non abituati. Ma che con il tempo, pian piano,  andranno a creare una nuova normalità.

Matrimonio itinerante

Soluzione adottata da Chiara e Vincenzo, una coppia che doveva sposarsi a metà ottobre 2020 e che ha dovuto trovare una soluzione rapida ed efficace.

Matrimoni alternativi - Chiara e VincenzoLa sposa, essendo di Bergamo, aveva patito in modo particolare la prima ondata di pandemia e aveva tutte le intenzioni di rispettare le regole stabilite a tutela della salute. Tuttavia, non voleva rinunciare o rimandare il matrimonio, ormai organizzato da mesi. Quindi, in accordo con Vincenzo (di Faenza), ha deciso di ridimensionare il numero degli ospiti e di fare un matrimonio su tre turni.

Infatti, la doppietta di decreti di Conte del 13 e 18 ottobre prevedeva che i matrimoni potessero essere fatti con al massimo 30 persone presenti.

E loro hanno perfettamente rispettato il dictat della norma.
Trenta invitati… alla volta.

Il matrimonio è iniziato il sabato sera, in un primo turno con i parenti degli sposi.
Poi è proseguito la domenica a pranzo con un secondo turno dedicato agli amici più stretti.
Infine, la domenica sera c’è stato il terzo turno con gli scout dello sposo.

Un modo abbastanza particolare ed eccentrico di festeggiare, ma che ha dato la possibilità di avere una festa molto bella e sicuramente indimenticabile.

Matrimonio Drive-in

Il drive-in è una realtà molto lontana da noi, sia geograficamente, sia temporalmente. Ma comunque una giovane coppia del trevigiano ha deciso di adottarla come “soluzione punk” per festeggiare le nozze senza escludere nessuno e senza violare alcuna normativa.

Matrimonio al drive in

Questo particolarissimo matrimonio si è tenuto il 7 febbraio 2021.

Giulia e Paolo hanno utilizzato il piazzale davanti alla Baia degli Alpini, a Villa d’Asolo (TV): hanno posizionato un gazebo al centro e hanno fatto parcheggiare le 56 auto dei loro ospiti tutte intorno, a semicerchio.

Gli invitati erano 130 in totale e sono rimasti tutti dentro alle vetture, quindi in completa sicurezza. Ma, allo stesso tempo, tutta avevano una perfetta visuale del gazebo e degli sposi.

Matrimoni alternativi in tempi di covid - Drive in
Ph. by Terry Jaskiw

Il rinfresco è stato servito agli ospiti all’interno delle loro automobili.
Dei camerieri hanno distribuito prima un aperitivo composto da cocktail e finger food; per il pranzo, poi, sono stati consegnati dei “cestini” tipo lunch box contenenti paella e lasagne.

Non si sono fatti mancare nemmeno il taglio della torta, fatto sempre sotto il gazebo e accompagnato da colpi di clacson, palloncini e nastri bianchi lanciati dai finestrini.

Matrimoni ROCK ai tempi del Covid

Di fatto, questi “matrimoni alternativi ai tempi del Covid” altro non sono che dei matrimoni rock.

Cosa rimane di queste coppie che decidono di adottare queste soluzioni non-convenzionali?
Resta il loro amore e il loro desiderio di stare insieme nonostante tutto.
Resta la creatività di fare qualcosa di originale e che esprima la loro personalità.
Resta l’emozione per aver compiuto un grande passo in un momento in cui non sembrava possibile.

Questi sono matrimoni rock.
Adottare soluzioni punk per sopravvivere” (cit.).

Matrimoni alternativi ai tempi del Covid
Ph. by Foto Pettine

Le origini della Wedding Cake

Le origini della Wedding Cake

Qualche giorno fa, scorrendo Instagram, mi sono imbattuta in un post della Pasticceria Martini, in cui si accennava alle origini della wedding cake.
E così ho pensato di fare qualche ricerca e di raccontarvi qualcosa in più.

Il matrimonio è una grande festa. E così come ci si mette l’abito bello, l’abito “della domenica”, per usare un termine di una volta, allo stesso modo i festeggiamenti devono rappresentare ricchezza e abbondanza.

Greci e Romani

Gli antichi greci usavano fare dei dolci chiamati Plakuntes o Pemmata. Si trattava di semplici torte di farina, miele e sesamo. Insieme alla sua porzione, alla sposa veniva offerto anche un dattero come auspicio di fertilità.

Anche gli antichi romani usavano dei dolci a base di miele. Il motivo, in realtà, è molto semplice: lo zucchero iniziò ad essere usato in Europa solo dopo l’anno 1000 d.C., portato dagli arabi. E si diffuse solo dopo la scoperta dell’America.

I romani, comunque, avevano una tradizione molto particolare.

Il dolce veniva spezzato dallo sposo, che ne cospargeva, poi, con le briciole, il capo della sposa. Infine, queste erano mangiate dagli invitati, secondo il rito della “confarreatio” (mangiare insieme).

La wedding cake nel Medioevo

Nel Medioevo nacque in Inghilterra una vera e propria torta nuziale, più vicina a come la conosciamo oggi.

Si trattava di un dolce alto, creato sul momento grazie all’intervento dei commensali.
Gli invitati al pranzo di nozze, infatti, dovevano portare dei pani dolci o dei biscotti, in segno di omaggio agli sposi. Questi venivano, poi, assemblati fino a formare un’unica torta che si sviluppava in altezza.
Più alta era la wedding cake così realizzata, maggiore era il numero di persone intervenute al matrimonio e quindi “vicine” agli sposi.

Wedding cake francese
Croquenbouche

Affinché i pani e i biscotti stessero meglio insieme, venivano ricoperti di lardo. Gli sposi dovevano baciarsi sporgendosi sopra questa sorta di “muro” e se riuscivano a non farlo cadere, allora era di buon auspicio per la vita coniugale.

Nel XVII secolo, uno chef francese era in visita in Inghilterra ed ebbe l’idea geniale di sostituire il lardo con il caramello.
Diede così vita alla “croquenbouche” (una piccola montagna di bigné farciti di crema) che ancora oggi, in Francia, ricopre l’ultimo piano delle torte nuziali.

Il 1600 e la Bride’s Pie

Intorno al Seicento, nei Paesi Anglosassoni nacque la tradizione della Bride’s Pie, cioè la “torta della sposa”.

Si trattava di una semplice crostata (ma poteva anche essere salata) al cui interno veniva nascosto un anello di vetro. La donna che l’avesse trovato, sarebbe stata la successiva a sposarsi.

[ …io mi sono sempre chiesta: e se l’avesse trovato un uomo?? ]

Gli altri ospiti non ancora sposati, sia uomini che donne, avrebbero potuto sognare il volto del loro futuro consorte, ponendo le briciole della loro porzione di torta sotto il cuscino, quella notte.

L’Ottocento e la “torta bianca”

E’ nell’Ottocento che si sviluppa la tradizione della copertura bianca sulla torta nuziale e, più precisamente la moda fu lanciata dalla Regina Vittoria, durante il suo matrimonio con il Principe Alberto (10 febbraio 1840).

Wedding Cake Queen Victoria
 Credit line: The Royal Collection (c) 2011, Her Majesty Queen Elizabeth II

Il colore bianco fu caratteristico nelle nozze di questa grande regina inglese che, infatti, lanciò anche la moda dell’abito da sposa candido.
Questo colore, per quanto riguarda la wedding cake, indicava la ricchezza della dote della sposa, perché lo zucchero raffinato, all’epoca, era molto caro e poteva permetterselo solo una famiglia estremamente benestante.

La torta della Regina Vittoria si distinse anche per un altro particolare: sulla sommità della torta erano posizionati dei “topper” (le statuine raffiguranti gli sposi). Erano una novità assoluta dell’epoca.

La tradizione della torta nuziale in Italia

La tradizione della wedding cake, in Italia, ci mise parecchio tempo a diffondersi.

Fino agli anni Cinquanta il ricevimento di nozze si chiudeva semplicemente con l’offerta dei dessert, non c’era una vera e propria torta.

Fu solo dalla metà del Novecento che iniziò a prendere piede questa usanza. Forse grazie al boom economico o per via dell’espansione culturale e dell’apertura a nuove tradizioni.

Oggi la wedding cake può considerarsi uno dei simboli principali del matrimonio, seconda solo alla sposa nell’ordine di importanza di quella giornata.

wedding cake today
Ph. by Tinh Nguyen

Amati o amàti: questione di accento

Amati o amàti: questione di accento.

“Amati o amàti: questione di accento” è il titolo del libro che ho scritto in collaborazione con un team di coautrici e che è in prevendita dal giorno di San Valentino.

Non avevo mai pensato di scrivere un libro, prima. O meglio, ci avevo pensato, ma non pensavo di essere in grado. Temevo di non riuscire a scrivere molte pagine, di non trovare un argomento e, soprattutto, avevo paura di non trovare un editore che  accettasse di pubblicarmi.

Poi è successa una cosa folle.
E’ scoppiata una pandemia.

Come è iniziato tutto

A marzo, quando ci hanno messo in quarantena la prima volta, ero abbastanza impensierita.
Avevo lanciato il mio nuovo brand da un mese, avevo fatto tabula rasa di tutto quello che avevo fatto in precedenza e c’erano (come per tutti) delle grosse incertezze sul futuro lavorativo.

Quindi decisi di accogliere la proposta di un mio conoscente e di aderire allo staff di quello che potremmo definire un “programma on line”.
Si trattava di webinar fatti all’ora di pranzo, dove ogni giorno veniva intervistato un personaggio leader nel proprio settore lavorativo, che faceva circa un’ora di formazione.
In pratica si trattava comunque di organizzare eventi: online, di diversa tipologia rispetto ai matrimoni, ma i princìpi di base erano gli stessi.

In questo contesto, inizio a creare relazioni con tantissime persone, principalmente professionisti, dei più disparati settori di business.
Faccio amicizia con Valentina Vandilli, che si occupa di consulenza ed è una delle maggiori esperte italiane di Linkedin; con Hillary Schepps, direttrice didattica della scuola di formazione linguistica Intuition; con Teresita di Lauro, architetto, business coach e titolare di un’agenzia immobiliare a Milano; con Valentina Carbonera, la consulente sorridente di Rimini che si occupa di crescita professionale per imprenditori, startupper e imprese; con Giancarlo Moret, che si occupa di macchine agricole e per il giardinaggio… E moltissimi altri.

Ma quella che davvero ha dato una svolta al mio lockdown è stata lei: Tiziana Iozzi, la pazzesca donna di Pescara che ha lanciato questa idea del libro e l’ha portata avanti fino a mandarci a pubblicazione.

Com’è nata l’idea del libro

Tiziana è una persona fantastica e mi sono subito trovata benissimo con lei.
Avevo capito sin dal primo momento che era una persona dall’animo rock, ma solo dopo qualche mese di conoscenza ha iniziato a mostrarlo.

Durante la quarantena abbiamo passato ore ed ore al telefono, a parlare degli argomenti più vari. E un giorno mi chiese un parere su questa sua idea di scrivere un libro a più mani con donne che avessero, in qualche modo, trovato il coraggio di cambiare la loro vita professionale e personale. Per creare un testo che potesse incoraggiare altre donne a fare lo stesso, a non lasciarsi andare, a non sottostare ai vincoli imposti da una società ancora troppo patriarcale.

Ovviamente ne fui entusiasta.
L’unico dubbio era legato a come trovare altre donne che volessero partecipare.

La soluzione arrivò da sola, il 12 aprile.

Il reclutamento delle coautrici

Il 12 aprile 2020 proprio Tiziana fu l’ospite d’onore per quei webinar a cui entrambe collaboravamo. Durante la trasmissione, lanciò l’idea del libro e ben undici donne (oltre a me) risposero.

Siamo donne provenienti da città diverse, da situazioni di vita diverse, con diversi bagagli culturali e professioni davvero agli antipodi.

Ma la cosa bella, che mi fa venire la pelle d’oca ogni volta che ci penso, è che tutte – pur con esperienze diverse, alcune delle quali davvero da lasciare senza parole – abbiamo fatto lo stesso processo mentale di crescita. E io in tutte le loro storie mi sono ritrovata, in un modo o nell’altro.

Di cosa parla il libro e perché è “questione di accento”

Il libro (e qui si ricollega al mio settore di competenza, anche se in modo indiretto) parla dell’Amore.

L’Amore ha miriadi forme e sfumature.
Può essere per sé stessi o per gli altri. E’ quello che proviamo per un partner, ma anche quello per i figli o per i genitori o anche per gli amici, perché anche l’amicizia è una forma di amore.

Da qui il titolo “Amati o amàti: questione di accento“. Perché a seconda di dove metti l’accento, si parla di amore dato o ricevuto, da e per sé stesso o da e per gli altri.

Un libro scritto con il cuore, che racconta dell’Amore, non solo quello romantico, ma anche quello rifiutato o non sano o manipolatorio.

Un libro che racconta a tutte le donne che tutto quello che viviamo non accade solo a noi. A prescindere che siamo architette, casalinghe, astronaute o impiegate, indipendentemente da quanti e quali studi abbiamo fatto, da dove veniamo, da quale sia il nostro reddito, se siamo madri, spose o single. In ogni caso, a tutte capitano – in fondo – le stesse cose, nel bene e nel male.

E, alla fine, non ha  importanza se è “Àmati” o “Amàti”: perché le cose meravigliose possono sempre accadere.

Come dice Alessio Masciulli, il nostro mitico editore di Masciulli Edizioni, la persona che ha creduto nella forza del nostro progetto, “Nella vita si cade, ma ci si può rialzare più forti di prima“.
Ed è esattamente questo che vogliamo raccontare nel nostro libro.

Come acquistare “Amati o amàti: questione di accento”

In questo momento “Amati o amàti: questione di accento” può essere acquistato in prevendita, online, cliccando su questo link.

Alle prime 50 persone che ordineranno il libro, sapendo che potranno riceverlo solo dopo l’8 marzo, verrà offerto un REGALO: un servizio professionale tra quelli messi a disposizione dalle varie coautrici.

Ciascuna di noi ha offerto qualcosa di inerente al suo lavoro. Nel mio caso, si tratta di una consulenza per organizzare un evento (di qualsiasi tipo, dal matrimonio alla festa di laurea, al battesimo, ecc…).
Nella pagina a cui rimanda il link sono contenute le istruzioni per accedere a questo omaggio da parte nostra.

E voi, in questo caso, dove mettete l’accento?

Amati o amàti: questione di accento
Copertina del libro

Sposarsi in una diocesi diversa

Sposarsi in una diocesi diversa

Ho passato tre week end di gennaio nella Fiera degli Sposi digitale. L’ultimo giorno si è collegata una coppia che, tra le varie questioni legate al matrimonio, mi ha chiesto spiegazioni su come fare per sposarsi in una diocesi diversa dalla loro.

Questa richiesta mi ha dato lo spunto perfetto per questo articolo.

 La parrocchia di appartenenza

Che siate fedeli praticanti oppure no, in ogni caso avete una parrocchia “di appartenenza”, che è quella del luogo di residenza.

La tradizione vuole che ci si sposi nella parrocchia della sposa. Ma è possibile anche sposarsi nella parrocchia del luogo di residenza dello sposo. O in quella della casa dove la coppia andrà ad abitare dopo le nozze.

sposarsi in diocesi diversa
Ph. by Žan Janžekovič

Queste sono le tre opzioni che non recano nessun problema nell’iter burocratico.
Tuttavia si può scegliere anche una chiesa che non sia una delle tre appena citate.

Per esempio, se gli sposi volessero convolare a nozze in quella bellissima chiesetta in cima alla scogliera dove si sono conosciuti… si può fare. Semplicemente ci sarà una procedura burocratica da seguire. Forse un po’ complessa e un po’ meno rapida del consueto, ma comunque possibile.

Sposarsi in parrocchia diversa, ma stessa diocesi

Se la chiesa “desiderata” si trova nella stessa diocesi di quella di appartenenza, semplicemente il parroco di quest’ultima dovrà dare il suo benestare alla celebrazione del matrimonio in altra parrocchia.

Tale via libera viene dato all’altro parroco con la trasmissione dell’attestato riassuntivo dei documenti di cui la coppia ha bisogno per sposarsi, unitamente al nulla osta del Comune di residenza, con allegato il certificato delle avvenute pubblicazioni civili.

Insomma, si tratta semplicemente di andare a parlare con il proprio parroco e spiegargli il motivo per cui ci si vuole sposare in un’altra chiesa.
Se lui non ha nulla da obiettare (a me non è mai successo, sono sempre stati tutti molto disponibili), si va a parlare con il parroco delle chiesa scelta per il matrimonio, per verificare anche la sua disponibilità e per fissare la data.
Infine, bisogna recarsi in Comune per fare gli stessi documenti che si farebbero per la chiesa di appartenenza; si consegnano al proprio parroco, che li trasmetterà, insieme al proprio benestare, al parroco della chiesa dove si terranno le nozze.

Sposarsi in parrocchia e diocesi diverse

In questo caso, quando anche la diocesi è diversa, l’iter è un po’ più lungo.

Il concetto di fondo è lo stesso e i documenti richiesti restano gli stessi.
Semplicemente non basta il benestare del parroco della parrocchia di appartenenza, ma occorre anche quello della Curia di cui fa parte detta parrocchia.

Quindi:

  1. andate dal vostro parroco per il suo consenso;
  2. andate dal parroco della chiesa prescelta per essere certi della sua disponibilità e per fissare la data (è importante farlo il prima possibile, perché c’è un solo registro matrimoni e quando una coppia si sposa in un’altra diocesi, il registro dev’essere spostato. Quindi ci può essere un solo matrimonio “esterno” al giorno);
  3. andate in Comune a fare i documenti civili e, una volta ottenuti, andate dal parroco di appartenenza a consegnarli. Egli li trasmetterà, unitamente ai documenti ecclesiastici richiesti, alla Curia per la vidimazione;
  4. una volta ricevuto il nulla osta della Curia, viene trasmesso il permesso definitivo al parroco della chiesa dove si terrà il matrimonio.

E a quel punto, i giochi sono fatti!

Lo so, è burocrazia fastidiosa. Sarebbe più semplice fare come in America, dove si chiede semplicemente la licenza di matrimonio e poi il celebrante comunica le avvenute nozze. Ci si sposa dove si vuole, con il rito che si vuole.

Giuro che è proprio così, l’ha spiegato Hillary Schepps in una delle interviste sul mio canale YouTube.

Vi piacerebbe questo tipo di modalità?

Sposarsi in diocesi diversa
Ph. by Arshad Pooloo

Chi ha paura della wedding planner?

Chi ha paura della wedding planner?

Questo sarà il titolo del mio podcast. Ovviamente è provocatorio e nasce dal fatto che ogni tanto, davvero, mi domando se le persone non abbiano paura della wedding planner.

In che senso la gente ha “paura” della wedding planner

Un giorno notai che le persone avevano la tendenza a fare una sorta di saltino indietro appena sentivano “wedding planner”. Pensando di essere paranoica, accantonai il pensiero.

Poi, ad una fiera degli sposi a cui ero andata come visitatrice, mi capitò nuovamente: le persone a cui stringevo la mano, sembravano lasciarla subito, quasi scottasse, appena sentivano la mia professione.

A quel punto volevo davvero capire se ero io ad avere le visioni, oppure se era effettivamente così.

Quindi chiesi ad una mia amica di accompagnarmi ad una fiera e le domandai di fare caso alla reazione delle persone, senza specificare meglio cosa intendessi. E questa amica confermò la mia percezione.

Per questo motivo ho iniziato a domandarmi: “Ma non sarà che la gente ha paura della wedding planner?”

Il podcast

Innanzi tutto partiamo da dire cosa sia un podcast.

Molto semplicemente, è una trasmissione audio che può essere ascoltata online. Un po’ come le “rubriche” delle radio, dove c’è lo speaker che parla di un argomento. In quel caso la trasmissione è intervallata dalle canzoni, mentre nel caso del podcast non lo è. Ma il funzionamento è più o meno lo stesso.

I podcast possono essere sui più svariati argomenti. Materie tecniche, crescita personale, marketing, psicologia… e tantissimi altri.
Tra i professionisti che conosco e che seguo, ci sono Giulio Colnaghi che si occupa di marketing automation. Matteo Neroni che tratta argomenti di psicologia. Tiziana Iozzi che parla di crescita personale al femminile.

Ma io, che di professione faccio la Rock Wedding Planner, che cosa potrei mai trasmettere su un podcast?

Il mio progetto personale

Il progetto che inizio con questo podcast si basa sulla considerazione di cui vi parlavo nel mio precedente articolo: le coppie non hanno bisogno della wedding planner. Non è una necessità.

Il problema è semplicemente che la coppia non si può permettere di fare errori. Non può imparare da quegli sbagli. O meglio, può farlo, ma è quello che causa, di solito, alcune recriminazioni tipo: “A ripensarci, forse avremmo fatto meglio a fare così invece di cosà“. Oppure: “Con il senno del poi, se tornassi indietro, mai e poi mai rifarei questo e quello“.

Quando ci si rende conto delle cose, è troppo tardi.
A posteriori, si realizza di quanto sarebbe stata utile la presenza di qualcuno con esperienza, che mettesse sull’avviso e spiegasse le cose da fare.

Questo è quello che mi prefiggo con questo podcast.
Dare ai futuri sposi la consapevolezza di tutta la preparazione che il matrimonio richiede, di tutte le “insidie” e dei vari trucchetti da poter applicare.
In questo modo, gli sposi possono avere consapevolezza di cosa li attende, di come gestire la preparazione delle nozze. E possono anche decidere se davvero è il caso di avere paura della wedding planner oppure se può essere una valida alleata a cui rivolgersi.

Abbinamento podcast – canale twitch

Gli episodi del podcast saranno molto brevi, al massimo cinque minuti l’uno. Perché gli argomenti sono talmente vasti che si ci sarebbe da parlare per ore. Quindi il podcast serve per dare le indicazioni principali.

Come fare per approfondire?

Basta iscriversi gratuitamente al mio canale twitch.
Che ovviamente adesso è vuoto perchè le trasmissioni inizieranno settimana prossima, subito dopo l’uscita del podcast.

Il canale twitch è una via di mezzo tra le dirette Facebook e il canale YouTube. Io vado in diretta, le persone collegate possono farmi domande a cui rispondo direttamente e poi il video rimane sul canale e può essere rivisto anche in un secondo momento.

Il podcast andrà in onda la prima e la terza domenica di ogni mese.
Sul canale twitch sarò presente ogni mercoledì e riproporrò l’argomento del podcast appena pubblicato, approfondendolo e rispondendo alle domande.

Quindi saranno due trasmissioni twitch per ogni episodio del podcast.

E non escludo, un domani, di aprire una stanza in Club House.
Adesso non lo faccio perché non mi piace che sia esclusivo appannaggio di chi ha IPhone. Io sono sempre per l’inclusività, credo che certe conoscenze debbano essere a disposizione di tutti. Ma un domani, quando sarà disponibile anche per Android, potrebbe essere una possibilità.

Intanto inizio con podcast e twitch.
Iniziate a seguirmi su questi. Poi vedremo cosa ci riserverà il futuro.

chi ha paura della wedding planner?

Il costo della wedding planner

Il costo della Wedding Planner

Quando una coppia decide di convolare a giuste nozze, è inevitabile che inizi a farsi due conti in tasca. E la prima cosa che si pensa di dover eliminare per risparmiare è proprio l’organizzatrice di matrimoni.
Ma alla fine… qual è il vero costo della Wedding Planner??

 La necessità della wedding planner

Diciamoci la verità: la wedding planner non è necessaria.
Non c’è un vero BISOGNO di questa figura professionale. Da che mondo è mondo, le coppie si sono sempre organizzate il matrimonio da sole ed è sempre andata benissimo. Quindi… perché cambiare?

La prima obiezione che mi viene in mente è che se Henry Ford avesse ragionato nello stesso modo, oggi noi gireremmo ancora con carrozze e cavalli.

Certo, questo non significa che allora la wedding planner sia una necessità.
Però se chiedete alle coppie già sposate di raccontarvi come hanno organizzato il loro matrimonio, quasi tutte diranno che, con il senno di poi, avrebbero avuto bisogno di una mano per gestire le cose.
Per fare più in fretta, potete guardare la rubrica di YouTube dove intervisto coppie sposate. Verificherete rapidamente la circostanza.

Tutti gli sposi che ho intervistato, senza esclusione, hanno detto che è normale fare errori, perché “non ci sposiamo tutti i giorni“.
E sono perfettamente d’accordo. Ma il punto è proprio questo.
Il matrimonio è uno dei rarissimi casi (forse l’unico) in cui non potete imparare dai vostri errori. Perché quando avete realizzato di aver sbagliato, ormai è troppo tardi e, a meno che abbiate già preventivato di sposarvi più di una volta, non potrete più correggervi.
Quindi forse è meglio affidarsi a un professionista – il/la wedding planner – che, praticamente, è come se si sposasse tutti i giorni.

Sfatiamo i falsi miti

Ho già affrontato questo tema in un altro articolo di questo blog, ma da una prospettiva leggermente diversa. Pertanto qui vorrei analizzare i falsi miti e le leggende metropolitane secondo le quali la wedding planner è da evitare.

1) La wedding planner costa tanto.
Falso.

Certo, se dicendo “wedding planner” pensi ad Enzo Miccio, ovvio che sì, costa tanto. Ma qui parliamo di professionisti normali.
Fare un ragionamento del genere sarebbe come dire che comprare dei una torta di cioccolato costa tanto perché pensi a Knam. Grazie tante.

Per quanto mi riguarda, io lavoro a percentuale sul budget.
Questo significa che gli sposi mi dicono qual è la cifra massima che vogliono spendere, in totale, per il loro matrimonio. Io generalmente tolgo un 5-7% per le spese impreviste e da questo risultato calcolo la percentuale di mia spettanza. Con quello che rimane, organizzo il matrimonio e faccio in modo che tutte le spese restino dentro al tetto massimo fissato dagli sposi.

E’ chiaro che tutto deve rientrare nei limiti della ragionevolezza. Il budget deve essere commisurato al tipo di matrimonio che gli sposi vogliono fare. Perché se vogliono un matrimonio con anche la banda e la parata militare e vogliono spendere 5.000 euro… forse è poco realistico.
Ma è questo il motivo per cui esiste il progetto creativo.

2) La wedding planner è il costo che ti fa sforare il budget.
Falso.

La wedding planner è il costo che ti permette di restare dentro al tuo budget, comprese le sue spettanze. Perché tu non sai esattamente quali sono tutte le cose che serviranno per il matrimonio. O magari le conosci, ma alcune sono note solo a chi se ne occupa professionalmente. Quindi, agendo da solo, potresti trovarti ad affrontare spese impreviste che, quindi, ti porterebbero a spendere più del preventivato.

Inoltre, la wedding planner conosce molti più fornitori di te, quindi può trovare quello che ha un prezzo più conveniente.
Ti faccio un esempio.
Ipotizziamo che tu voglia spendere, per il ricevimento al ristorante, massimo 50 euro ad invitato.
Cerchi su internet, chiedi ad amici e parenti, vai a vedere dei posti e ne trovi uno che ti piace che costa 50 euro a testa. Ottimo. Ti fermi lì.
Ma magari, se andassi avanti a cercare, ne troveresti uno più conveniente. Solo che non lo fai, perché non passi il tempo solo a cercare ristoranti, hai anche la tua vita, il tuo lavoro, ecc… e per te tu hai trovato quello che ti serviva.
Invece la wedding planner, che nella vita fa solo quello, può andare oltre e trovarti un posto che ti vada bene e che costa magari 40 euro a testa. E quindi ti fa risparmiare.

Ora, se questo ragionamento lo applichi a tutti i fornitori, puoi capire bene che non solo salta fuori il compenso della wedding planner, ma anche qualcosa di più.

3) La wedding planner basta anche solo per trovare i fornitori.
Falso.

Il giorno del matrimonio può succedere di tutto.
Ho visto spose a cui si è rotta la macchina nel tragitto chiesa-ristorante (circa 50 km di distanza). E anche uno sposo restare bloccato nell’ascensore. Ho visto testimoni dimenticarsi le fedi e l’atelier consegnare l’abito sbagliato. Ho visto il ristorante aprire il buffet di dolci prima che gli sposi facessero il taglio della torta.

Insomma, ne ho viste di tutti i colori.
Gli imprevisti ci sono, capitano. Ma non sono gli sposi che devono pensare a come risolverli. Loro devono solo godersi la loro giornata con serenità. E quindi è necessario che ci sia una persona delegata a risolvere i pasticci che possono capitare. E tranquilli, la Legge di Murphy colpisce anche nel giorno delle nozze.

Ma non ci può pensare un amico? O un parente?

Certo. Ma sei sicuro al 100% che quell’amico o parente non sgarrerà di una virgola? E’ uno che non è mai, mai, mai arrivato tardi ad un vostro appuntamento (per fare un esempio banale)?
Bene, se sei sicuro, se sei assolutamente sicuro sopra ogni altra cosa che saprà gestire alla perfezione il giorno più importante della tua vita, allora ok, fallo fare all’amico. O parente.

In conclusione…

Fidatevi.
Andate a chiedere ai vostri amici che si sono già sposati se loro, alla fine, non hanno avuto più spese di quante pensassero inizialmente.
E chiedetegli se, con il senno del poi, non prenderebbero una wedding planner.

E vediamo cosa vi rispondono.

qual è il costo della wedding planner?
Ph. by Dmitry Demidko