Vibrazioni

Le vibrazioni della musica

Vi è mai capitato di avere una canzone che vi gira in testa e non riuscite a scacciarla? Che diventa quasi un tormentone, ce l’avete sempre, costantemente nell’orecchio?

Se vi capita, vi invito ad andare a vedere il testo della canzone e a leggere le parole. Con altissima probabilità descriveranno esattamente la situazione della vostra vita in quel momento.

Non c’è un’evidenza scientifica di questo fatto, è semplicemente un dato empirico e di esperienza. Capita così.

Ma perchè capita?

Senza addentrarci nei meandri della fisica quantistica, perchè altrimenti potremmo scriverci un’enciclopedia, dirò semplicemente che è mia ferma convinzione che sia una questione di vibrazioni.

La musica è vibrazione, già per definizione.
La musica è il suono prodotto dalla vibrazione di un corpo elastico.
Quindi le corde degli strumenti a corda, l’ancia degli strumenti a fiato, le corde vocali della voce…

Questa vibrazione genera un’onda sonora, che arriva al nostro orecchio che, tramite la vibrazione degli organi interni del nostro apparato acustico, la percepisce e manda l’informazione al cervello.

E’ attraverso questa vibrazione che noi ci emozioniamo con una musica.
Perchè la vibrazione di quella musica si colloca sulla stessa frequenza delle nostre vibrazioni in quel momento. Delle vibrazioni del nostro corpo, del nostro cuore, della nostra energia.

E il motivo per cui una certa canzone descrive la nostra vita in quel momento è semplicemente dovuto al fatto che anche le parole hanno una vibrazione.
E quindi, oltre alla vibrazione della musica, anche quella delle parole si combina perfettamente con la nostra vibrazione in quel dato periodo.

Io ho avuto, sin’ora, tre canzoni che hanno avuto per me questo effetto e tutte descrivevano perfettamente quello che sentivo e vivevo in quella fase della mia vita:
1) “Rebel rebel” di David Bowie, nel 2017/2018
2) “Celebrity Skin” delle Hole, nel 2018/2019
3) “Space Oddity” di David Bowie a fine 2019

In questo periodo continua a girarmi in testa quella che trovate qui sotto.

Cosa ne pensate? Che significato potrebbe avere, secondo voi?

Matrimonio – natura giuridica

La natura giuridica del matrimonio

Ph. by Bill Oxford

Mentre pensavo al piano editoriale per questo blog, mi è venuto in mente di inserire anche qualche argomento giuridico.

Perchè in effetti ogni tanto mi dimentico di essere una giurista.

E la prima cosa di cui vorrei parlare, a questo proposito, è quella che amo definire la più grossa eresia giuridica che esista, vale a dire la frase: “Il matrimonio è un contratto”.

Cercherò di chiarire il concetto una volta per tutte, in modo che non ci possano più essere fraintendimenti in merito.

Il matrimonio NON è un contratto.

Per dimostrare questa mia affermazione, parto dalla definizione di “contratto” secondo l’art. 1321 Cod. Civ.
Il contratto è l’accordo tra due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”.

Possiamo vedere come il contratto sia un accordo tra due o più parti. Quindi anche tre, quattro, cento, mille parti.
Come ad esempio i Contratti Collettivi Nazionali per le categorie lavorative. Tutti i lavoratori appartenenti a quella categoria sono parti di quel contratto collettivo.
Il matrimonio, invece, è un accordo fra due sole parti, cioè i due sposi (che in legalese stretto si chiamano “nubendi”).

E già questo basterebbe per dimostrare che il matrimonio non appartiene alla categoria dei contratti. Ma andiamo avanti, perchè ci sono altri dettagli.

Il contratto è finalizzato a costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico.
Il matrimonio sicuramente non estingue nessun rapporto giuridico.

Infine la parte meno intuitiva. Il contenuto patrimoniale.

Sì, perché quasi tutti ritengono che, siccome il matrimonio può essere con comunione o separazione dei beni, allora sia a contenuto patrimoniale.
Ma questa deduzione non è corretta.
Infatti il matrimonio ha un contenuto primariamente personale, perché volto alla costituzione di un nuovo status personale tra i coniugi.
Poi ha anche conseguenze patrimoniali, ma non sono l’essenza del matrimonio, né il suo scopo principale (almeno nelle intenzioni del legislatore…).

Quindi il matrimonio che natura giuridica ha?

Il matrimonio è un negozio giuridico bilaterale personale.

Spero che questa spiegazione sia stata abbastanza chiara e sia altrettanto chiaro perchè l’affermazione che il matrimonio sia un contratto equivale a un’eresia giuridica…

Per qualsiasi informazione o chiarimento ulteriore, contattatemi!

Galateo – Lezione 2

Galateo – Lezione 2

Come vestirsi al matrimonio – gli uomini

Ph. by Kats Weil

Il presupposto è lo stesso del precedente post.
Io organizzo matrimoni rock, quindi per me lo sposo potrebbe presentarsi all’altare con il chiodo e gli anfibi.
Ma qui non stiamo discutendo i gusti personali, bensì quello che stabiliscono le regole del bon ton per i signori uomini, quando sono invitati ad un matrimonio.

Non c’è storia. Che vi piaccia o no, il galateo impone l’abito.
E anche se gli errori di abbigliamento degli uomini passano, in generale, un po’ più inosservati di quelli delle Signore, è sempre bene conoscere le regole per evitare grossolani scivoloni.

Per una panoramica completa potete guardare questa interessantissima pagina che contiene informazioni molto utili per il bon ton.

In generale possiamo riassumere così:
1) L’abito dev’essere un completo, mai uno spezzato. Anche se sei gggiovane ed è una cosa easy. Lo spezzato fa cafone.
2) Dev’essere di colore blu scuro o grigio. Il nero va bene, ma vale quanto detto per le donne: se tutti fossero in nero, si perderebbe l’allegria della festa e sembrerebbe più un funerale che un matrimonio.
3) La camicia dev’essere bianca o azzurra (no alle fantasie in stile Magnum P.I. e no ai rigati) e la cravatta dev’essere in tinta unita o fantasia molto sobria (se abbinate la cravatta rossa con gli elefantini ad una camicia con le rigone turchesi, giuro che vengo a prendervi per le orecchie).
4) NON va portato il gilet, perchè è un’esclusiva dello sposo.
5) La pochette (fazzoletto da taschino) NON dev’essere abbinata alla cravatta.
6) Le calze devono essere LUNGHE (assolutamente no ai fantasmini! Per ogni calzino che lascia la caviglia scoperta, un wedding planner muore).
7) Le scarpe devono essere pulite (sembra una banalità, ma non potete davvero capire…), stringate e rigorosamente nere (anche se l’abito è blu).
8) I gioielli diversi da fede e orologio sono banditi. I gemelli per la camicia vanno bene, ma solo se piccoli e poco appariscenti.

In generale, comunque, l’abito dev’essere adatto al contesto, come per le donne.
Se il ricevimento è in agriturismo, si potrà utilizzare un abbigliamento più semplice; se è in villa, dovrà essere più elegante.
Se la cerimonia fosse molto elegante e lo sposo indossasse il tight, sarebbe un gesto di grande rispetto ed eleganza se anche gli invitati lo indossassero.

Queste sono più o meno le regole base. Poi siamo sempre lì… tutto si può fare, volendo. Se gli sposi decidono che vogliono tutti gli invitati in canotta e bermuda, saltano ovviamente tutte le regole. Qui vi sto semplicemente illustrando quello che prevede l’etichetta tradizionale. Perchè ogni regola può essere infranta, superata o ignorata, basta solo sapere che esiste e agire con consapevolezza.

Ph. by Hian Oliveira

Galateo – Lezione 1

Galateo – Lezione 1

Come vestirsi al matrimonio – le donne

Ph. by by Jonathan Borba

Partiamo da un presupposto.
Io organizzo matrimoni rock, quindi l’essere anticonformista fa parte di me.
Pertanto, per quanto mi riguarda, ai matrimoni potete andarci vestite come ritenete più opportuno, purché sia rispettoso del luogo in cui avviene la celebrazione.

Detto questo, tuttavia il galateo prevede delle regole, che è bene che siano conosciute per poter essere consapevoli e libere di decidere cosa indossare.
Anche contravvenendo a dette regole. L’importante è averne coscienza.

Il galateo, come tutte le cose, si è modificato nel tempo e quindi se una volta si riteneva che semplicemente le donne dovessero evitare di vestirsi di bianco, nero e viola, oggi le cose sono un po’ cambiate.

L’unica cosa a cui si deve fare davvero attenzione è quella di essere discrete e poco appariscenti: la protagonista dell’evento è la sposa e quindi lei dev’essere l’unica donna al centro dell’attenzione.

La prima regola che una signora deve seguire, nello scegliere il proprio abito, è il colore. Si devono assolutamente evitare:
1) Il rosso, perché troppo appariscente
(così come i colori fluo… ma se avete capito il concetto, che ve lo dico a fare?)
2) Il bianco, perché è un colore esclusivamente riservato alla sposa
(doveva stare al punto 1? Nooooo… guardate il punto 3)
3) La tinta dell’abito da sposa, nel caso in cui, anziché bianco, sia colorato
(ebbene sì, dovete farvi lo sbattimento di chiedere alla sposa o indagare indirettamente)
4) Il nero può essere indossato, ma evitando il total black
(se troppi invitati scegliessero il nero, sarebbe un mood da funerale, invece che da matrimonio)

Inoltre ci sono alcune altre regole che vertono su alcuni particolari… interessanti.

Le donne non devono indossare i pantaloni (ma alla sposa sono concessi. Però va beh… è la sposa, cosa vuoi dirle??).
Il cappello può essere indossato solo al mattino e solo se lo indossano le madri degli sposi. E comunque deve essere poi indossato per tutta la durata del matrimonio, senza poter essere tolto.
Le borse devono essere di piccole dimensioni e le scarpe devono essere indossate con le calze, anche in estate.
Assolutamente vietati gli stivali, perchè sono calzature sportive, non adatte ad un evento elegante come un matrimonio.

Quindi, cosa ne pensate?
Sono regole troppo stringenti?
Avevate mai valutato alla luce di questi dictat il vostro abbigliamento per i matrimoni?

Ph. by Amy Kate

primo consiglio

Suggerimenti in pillole

Da qualche giorno ho aperto un canale youtube dove pubblicherò dei video molto brevi, di due o tre minuti, per dare dei “suggerimenti lampo” a tutte le coppie che si apprestano ad organizzare il loro matrimonio.

Non sono consigli prettamente rock.
A volte sì, ma lo scopo principale è dare una mano ai fidanzati che, in questo momento così poco semplice, hanno deciso di mettere il loro amore davanti a tutto.

E siccome credo che l’amore sia la risposta che dobbiamo dare ogni giorno al mondo, ritengo giusto regalare qualche dritta, qualche pillola di saggezza che deriva dall’esperienza, dallo studio e… da tanti errori.
Perchè sì, di errori ne facciamo tutti, continuamente. L’importante è imparare da essi. E siccome io, facendoli, ho imparato, adesso voglio condividere quanto appreso con le persone che ne hanno bisogno.

Quindi sarò onorata da ogni click fatto sul mio canale e da ogni riproduzione dei miei video.

Lo scopo superiore

Lo scopo superiore

Photo by Mitchell Orr

Durante questa permanenza forzata a casa, ho avuto modo di riflettere molto. E di formarmi.
Sto seguendo una serie di webinar all’ora di pranzo, dove vari formatori trattano l’argomento della comunicazione efficace, ciascuno nel proprio settore specifico.
Quindi c’è stato lo specialista di comunicazione teatrale, di comunicazione attraverso i blog, di linkedin, di inbound marketing, ecc…

In particolar modo, l’esperto di pubbliche relazioni, Gerardo Capozzi, ha posto l’accento su una domanda che ogni persona (ma in particolare se professionista o imprenditore) dovrebbe farsi, in relazione alla propria attività lavorativa: cosa desideri veramente? Qual è il tuo scopo superiore?

Io ho riflettuto molto su questa domanda.
Ho iniziato a fare questo lavoro quasi per caso, perchè mi piaceva e mi riusciva bene.
Ma poi, quando è stato il momento di decidere… perchè ho voluto renderlo la mia attività principale?

E la verità, poco a poco, è venuta a galla.

Nella mia testa, come in quella di molte bambine – complici le principesse Disney – c’è sempre stato il matrimonio delle favole.
Però poi succede che cresci e ti rendi conto che è più importante avere accanto la persona giusta, rispetto all’avere un matrimonio da Cenerentola.
Perchè sposarsi con uno qualsiasi solo per il giorno del matrimonio, non è proprio una scelta furba.

E cosa succede se la persona giusta non arriva mai?

Beh… niente.
Si vive comunque benissimo da sole. Ci si realizza, si fanno cose che piacciono, si frequentano amici, si viaggia. Si è felici.

Ma allora quel giorno meraviglioso con l’abito lungo, i fiori, la musica…? Che fine fa?

Ed ecco qui la risposta alla domanda iniziale.

Io non so se la Vita mi riserverà la possibiltà di incontrare la persona giusta e di sposarmi.

Ma voglio fare in modo che tutte le donne che incontrano la “loro persona” possano avere la giornata dei loro sogni, quella che immaginano da sempre… o anche da poco tempo, ma che sicuramente resterà con loro per il resto dei loro giorni.

Questa è la mia missione, il mio scopo, quello che voglio essere e realizzare.

Poi va beh, l’Universo mi ha fatto conoscere il rock…
Ma questa è un’altra storia.

E tu?
Tu sai qual è il tuo scopo superiore? Sai ciò che desideri veramente? Qual è il dono che vuoi fare al resto del mondo?

Photo by Dino Reichmuth

Perchè Rock

In che senso “vivo rock”?

Io sono sempre stata una rockettara.
Il primo album che ho comprato, all’età di 12 anni (una fantastica musicassetta che ho ancora), è stato Unplagged in New York dei Nirvana.
Quindi più sul grunge che sul rock “tradizionale”, se così possiamo definirlo.

Non è stata una passione momentanea, è stato amore a prima vista. Perchè poi non ho più abbandonato il rock.

Alle superiori andavo in una scuola che a Milano verrebbe definita “di fighetti” e ovviamente, vestendo di nero, sempre con gli anfibi, non ho avuto una vita sociale particolarmente esaltante. Dentro a scuola. Fuori da scuola, invece, avevo tantissimi amici, tutti appassionati di musica come me.

Quando ho iniziato a frequentare una scuola di canto, per la gioia (o disperazione) dei miei insegnanti, puntavo sempre su canzoni rock.
E quindi nelle performance dei miei saggi ci sono state It’s my life (Bon Jovi), Every breath you take (Police), High way to hell (AC/DC), Celebrity skin (Hole), Come as you are (Nirvana)…

Nel 2016, poi, un mio amico mi racconta che esiste un’immensa rock band che si chiama Rockin’1000. Mille musicisti che suonano tutti insieme un intero concerto. E lui è uno di questo mille!
A febbraio 2017 mando la candidatura, che viene accettata e così sono ufficialmente una Millina.

Non ho potuto partecipare al’evento del luglio successivo perchè avevo appena iniziato a lavorare nell’ufficio legale di un ospedale e quindi non mi era possibile prendere tre giorni di ferie (la band si trova sempre alcuni giorni prima del concerto per fare le prove tutti insieme). Ma sono comunque andata in Val Veny, vicino a Courmayeur, a sentire l’esibizione.

A seguire, ho partecipato come cantante a Firenze 2018 (il mio battesimo del fuoco), Parigi 2019 (l’esperienza più pazzesca di tutta la mia vita, 55.000 persone di pubblico, una cosa indescrivibile) e Linate 2019.

A seguire, ho partecipato come cantante a Firenze 2018 (il mio battesimo del fuoco), Parigi 2019 (l’esperienza più pazzesca di tutta la mia vita, 55.000 persone di pubblico, una cosa indescrivibile) e Linate 2019.

Siamo tutti rockers e siamo una grande famiglia.
Ci troviamo alle reunion, andiamo gli uni a sentire i concerti degli altri, ci supportiamo su e giù dal palcoscenico. E una birra non si nega mai a nessuno.

Oltre a questo, collaboro con la direzione artistica di uno spazio eventi qui di Milano, che organizza concerti rock e metal e che ha creato un festival che, da qualche anno, portiamo in giro per tutto il Norditalia.

Quindi, quando dico che “vivo rock”… è lo stile di vita. E’ essere sempre a cavallo dei propri calzoni. E’ la grinta, la passione, il non arrendersi mai. L’essere anticonformisti pur rispettando la tradizione, ma senza la paura di andare, se serve, controcorrente. Ma giocando sempre pulito e in modo corretto.
Esattamente come il rock.

Presentazione

Il mio viaggio dell’eroe

Sono la prima wedding planner specializzata in matrimoni rock, perchè vivo rock.

… ma come ci sono arrivata?

Il mio percorso ha molto del viaggio dell’eroe, perchè parto da una situazione di base che sta decisamente agli antipodi rispetto a dove mi trovo ora e che ha richiesto un lungo cammino, interiore ed esteriore.

Io nasco come giurista.
Ho studiato giurisprudenza all’Università di Milano Bicocca e poi ho fatto la pratica forense.
Dopo la fine della pratica, sono rimasta a lavorare per un anno presso il medesimo studio legale, ma sapevo che non era la mia strada. Perchè mi chiedeva tutti i giorni di scendere a patti con i miei principi ed era una cosa per me inaccettabile.
A maggio 2011 trovo finalmente lavoro presso una grande Compagnia Assicurativa, per il back office e la liquidazione sinistri auto. Rimango presso di loro per tre anni con un contratto a termine, scaduto il quale… arrivederci e grazie.
Seguono vari altri lavori dello stesso genere, per altre assicurazioni o per società di outsourcing assicurativo. L’unico lavoro un po’ diverso è stato presso l’ufficio legale di un ospedale.
Ovviamente tutti contratti a tempo determinato.

Nel frattempo, però, facevo anche la wedding planner.
E’ iniziato tutto un po’ per caso…
Facendo parte del coro della parrocchia, mi è capitato di cantare a tantissimi matrimoni e, ovviamente, conoscevo i riti e i tempi liturgici a menadito. Così, rendendomi conto che molte coppie (e i loro invitati) non sapevano da che parte girarsi, ho iniziato ad aiutarli. E poi, man mano, le persone mi hanno cercata proprio per quello e la cosa ha inizato a prendere piede. Finchè i miei amici hanno iniziato a sposarsi e mi hanno chiesto di occuparmi dei loro matrimoni.

Quindi, a dicembre 2018, alla scadenza del mio ultimo contratto di lavoro, mi sono trovata a domandarmi cosa volessi davvero fare.
Avevo l’impressione di perdere il mio tempo, otto ore al giorno in ufficio davanti ad un computer, per poi essere mentalmente stanchissima all’uscita, tanto da non riuscire a fare bene le cose che amo fare.
Perciò ho detto basta.
Io volevo far diventare la mia seconda attività – quella di wedding planner – il mio lavoro principale. E quindi ho deciso di non cercare un nuovo lavoro da dipendente, ma di mettermi in proprio, aprendo l’attività di “Matrimonio Rock’n’Roll”.

Durante tutto il 2019 ho seguito matrimoni e progetti di tutti tipi, dai diciottesimi alle feste di ottantesimo. In estate ho collaborato con un ristorante in Costiera Amalfitana e lì ho davvero visto cose che voi esseri umani potete solo immaginare.

E poi a fine anno, lo scorso dicembre, ho deciso di targettizzare maggiormente la mia attività focalizzandomi esclusivamente sui matrimoni rock (il perchè ve lo spiego nel prossimo articolo) e ho inventato da zero il matrimonio rock. Rock nell’essenza. Nello stile di vita.

E sono diventata la prima Rock Wedding Planner d’Italia.